appunti di cinema

Peculiarità del blog è trovare un filo conduttore fra film e letteratura ed analizzare una pellicola alla stregua di un testo letterario. I film nell'archivio sono ordinati secondo il periodo di permanenza in sala. L'autore di questo blog è anche autore dei seguenti: http://spettatore.ilcannocchiale.it( questo blog è fornito di un motore di ricerca) http://irrealeanacronistico.blog.lastampa.it.la differenza sta nella grafica, nei caratteri, nei colori.

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mercoledì, 16 aprile 2008

THE HISTORY BOYS( DVD): AMORI DI GRUPPO

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Stando all’elegiaca conclusione in una cattedrale in penombra, The History Boys di Hytner, ambientato nella Gran Bretagna degli anni ’80, il periodo thatcheriano, celebra il funerale della letteratura, dipartita assieme al bizzarro docente nel quale essa si è incarnata, e nello stesso tempo lascia sottintendere la  probabile sopravvivenza della medesima nell’impronta lasciata da questi nei suoi allievi, la classe dirigente del Paese. Il film, tratto da un pièce teatrale di successo di Alan Bennet, però racconta  di quanto sia complicato essere educati e soprattutto educare e per questo sceglie come laboratorio ottimale un college dello Yorkshire  e come cavie un campionario di studenti e di docenti esemplari, portatori questi ultimi di metodi didattici opposti ma assai simili in quanto a fragilità di carattere ed inadeguatezza al mondo fuori dalle mura austere del liceo: nonostante i rimandi all’aristocratico contesto britsh e la regia appiattita sulle risorse del dotto discettare dei protagonisti,  l’esperimento riesce in quanto  emerge senza inutili moralismi e con il tipico humour inglese la viscerale ambiguità, impermeabile a qualunque riforma modernista, dei sistemi scolastici  Lo si trova già scritto del resto nel primo trattato di pedagogia scritto nel 1 secolo dopo Cristo da Quintiliano: l’aula è un luogo dove si scambiano più emozioni che nozioni, le prime restano, le altre si dimenticano facilmente soppiantate dalla necessità pratiche. Ed è la prepotenza delle emozioni a stabilire differenze, a decretare vincitori e vinti: la scuola è pura finzione, ove per chi insegna è difficile imparare a non dire di essere umani; resistere a giovinezza, bellezza e energia uniti insieme è impresa impossibile. Il rapporto insegnante allievo è subdolamente basato sulla forza, una sorta di duello psicologico verbale, dove non  è così chiaro chi plasma e chi è plasmato, chi è vittima e chi carnefice. La pellicola, buttandola sull’innamoramento non voluto,  nei pirotecnici tentativi di approccio fra un prestante studente sicuro del proprio fascino e un giovane docente represso comprensibilmente semplifica un fenomeno ben più sfuggente.

L’obeso  Richard Griffiths, discendente del Re Giorgio di La pazzia di Re Giorgio, diretto da Hytner nel 1995,  accusato di palpeggiare gli allievi mentre li porta sulla moto, si difende blandamente sostenendo, con riferimento a Platone e all’omosessualità rituale dei Greci, che la trasmissione della conoscenza è di per sé un atto erotico. L’affermazione va presa alla lettera, purché non la si limiti all’ambito meramente sessuale ed è una descrizione ineccepibile dell’apprendimento perfetto: l’atto erotico presuppone la reciproca attrazione, nonché lo scambio paritario fra chi dà e chi riceve piacere.  A vincere la sfida per la formazione  dell’androceo di campioni dello studio è per questo il linguaggio poetico e metaforico del bislacco professore sconclusionato, messo da parte dall’arrivo del moderno e magrissimo collega con gli occhialini, che usa il gergo giornalistico necessario per vincere il certamen di ammissione a Cambridge e Oxford: l’universo umano non ha regole controllabili e  lo comprendono assai meglio i folli e i viziosi dichiarati dei presunti sani. 

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 RACCONTA DI: Inghileterra, Yorkshire, 1983. Un  gruppo di liceali si prepara agli esami di ammissione per Oxford e Cambridge. L’ambizioso preside convinto che la preparazione del prof. Hector, attratto dai giovani allievi, non garantisca loro una preparazione adeguata, li affida a un giovane insegnante cinico e anch’egli con propensioni omosessuali.

TITOLO: Il titolo, in italiano” Storia di ragazzi” rimanda alla classica storia di formazione tipicamente anglosassone  di un gruppo di ragazzi all’interno del college.

CUORE: La frase del prof. Hector: la trasmissione della conoscenza è un atto erotico.

 SCHEDA:

GRAN BRETAGNA 2006 Genere ST0RIA DI FORMAZIONE. Durata 1h e 49’ Uscita in sala 25/05/2007  Regia:  Nicholas Hytner Cast: Richard Griffiths, Frances de la Tour, Stephen Campbell Moore, Samuel Barnett, Dominic Cooper, James Corden, Jamie Parker, Russell Tovey, Samuel Anderson, Sacha Dhawan, Andrew Knott, Penelope Wilton, Adrian Scarborough, Georgia Taylor, Clive Merrison.

 

 

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STELLE:*** dissertazione ironica sui pericoli e sull’ambiguità dell’educazione scolastica: trasmettere la conoscenza è un atto erotico.  

VOTO/BILANCIO: 6+

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4

         2- coerenza logica, stile di regia: 2.25

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 4


postato da: spilluzzicando alle ore 09:37 | link | commenti
categorie: cinema, film, cinema e scuola, cinema ed eros
mercoledì, 27 febbraio 2008

AWAY FROM HER ( 2): LA VERITA', VI PREGO, SULL'AMORE

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“La verità vi prego sull’amore” chiede a un anonimo lettore il poeta inglese W.H. Auden in una poesia composta negli anni 30’ del secolo scorso, ironizzando sulla convinzione diffusa di conoscere la natura e gli effetti sull’animo umano dell’attrazione erotica e sentimentale. Auden è anche l’autore del reportage sull’Islanda che Grant Anderson, l’intellettuale docente universitario in pensione, protagonista di Away from Her delle giovane attrice e regista Sara Polley, ispirato a un  mirabile racconto della  scrittrice canadese, Alice Munro, legge alla moglie Fiona, malata di Alzheimer, le porta in clinica, quando lei viene ricoverata e il libro, abbandonato a lungo su un comodino, ripreso in mano all’improvviso dalla donna segna il risveglio dal torpore di lei, il ripescaggio dal gorgo della malattia invincibile di un frammento dell’identità smarrita ed è come se il volumetto tenesse per mano i due coniugi e li accompagnasse in punta di piedi all’interno del loro stesso dramma. Grant e Fiona, abitanti  di uno spopolato ed immemore Canada terso e polare,  sono infatti spinti, loro malgrado, a compiere un viaggio analogo all’autore britannico all’interno del territorio inesplorato e selvaggio di una mente devastata e cancellata da un morbo irreversibile: l’Islanda la più giovane terra del pianeta, ancora in via di assestamento, racchiude il fascino inquietante di un universo vergine in cerca di un proprio anomalo equilibrio e per penetrarne i segreti occorrono gli occhi e la sapienza magica dei poeti. Saggezza di cui però gli altri non sono comunemente dotati e l’urgenza di sapere, destinata a rimanere inappagato, si paralizza di fronte a qualche bagliore improvviso, a una verità illusoria e casuale, cosicché l’impotenza conoscitiva degli affetti alimenta il disagio sottopelle dello spettatore partecipe: il tentativo di fare di Fiona/ Christie un oggetto di osservazione stabile viene eluso, la vediamo svanire gradualmente in uno straziante sorriso, racchiudersi all’interno di un guscio protettivo e inavvicinabile, sul suo bel viso aleggiano messaggi indecifrabili; il pellegrinaggio nel continente del dolore inizia con i percorsi noti indicati dalla letteratura medica ma si smarrisce in sentieri oscuri ove si affievoliscono giorno per giorno  vista, udito e memoria, fino a svanire.

 Una parete di vetro infrangibile separa i sani dai malati, e la coppia disintegrata dall’innalzarsi della barriera miracolosamente nelle persona dei due ospiti della clinica, di cui uno muto e costretto su una sedia a rotelle, si ricostruisce al di là di essa  inventandosi un linguaggio e un vissuto “altri”: in Away from her  Sara Polley forza il  protagonista maschile, l’infermiera solidale, la moglie del supposto “rivale” nonché il pubblico a  rimanere pudicamente al di qua del muro di cristallo e a  cercare di afferrare, attraverso la trasparenza, la vita  segreta delle cose, per ricordare il titolo di un suo film. Un uomo e una donna sciano affiancati sulla neve fresca, due solchi lieve destinati a scomparire con la stagione nuova, una casa le cui luci si spengono al crepuscolo prima che faccia notte: la verità, vi prego, sull’amore….

 

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TITOLO: definisce la condizione di distanza fisica e psicologica del protagonista della pellicola, ma è anche il punto di partenza per la rinascita e la rifondazione di un legame coniugale ormai impossibile.

CUORE: Il libro di Auden sull’Islanda-le traccie degli sci sulla neve-le luci della casa che si spengono una per una al crepuscolo.

 

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STELLE: ****pellegrinaggio ovattato nel morbo di Alzheimer di una coppia di anziani innamorati in un Canada polare

VOTO/BILANCIO: 7

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3.25

         2- coerenza logica, stile di regia: 3

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo:  5

 

 

 

SCHEDA:

Away from Her  CANADA 2006 Produzione  THE FILM FARM, FOUNDRY FILMS INC., PULLING FOCUS PICTURES  Distribuzione  VIDEA CDE (2007)  Data uscita  15-02-2008  Durata  1h e 50’  Genere  DRAMMA SENTIMENTALE Regia Sarah  Polley   Attori Julie Christie  Fiona Gordon  Pinsent  Grant Olympia  Dukakis  Marian Murphy  Aubrey  Michael Kristen  Thomson  Kristy Wendy  Crewson  Madeleine Alberta  Watson  Dottor Fischer Deanna  Dezmari  Veronica Clare  Coulter  Phoebe Hart Thomas  Hauff  William Hart Grace Lynn  Kung  Betty Lili  Francks  Theresa Andrew  Moodie  Liam Judy  Sinclair  Sig.ra Albright Tom  Harvey  Michael Carolyn  Hetherington  Eliza Stacey  Laberge  Fiona da giovane Soggetto Alice  Munro   Sceneggiatura Sarah  Polley   Fotografia Luc  Montpellier   Musiche Jonathan  Goldsmith   Montaggio David  Wharnsby   Scenografia Kathleen  Climie   Arredamento Mary  Kirkland   Costumi Debra  Hanson   Effetti Sam  Komaromi   Michael  Gagnon  (Michel Gagnon)  Performance Solutions   Technicolor Creative Services  

 Note - PRESENTATO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007) NELLA SEZIONE 'PANORAMA SPECIAL'.

- GOLDEN GLOBE 2008 A JULIE CHRISTIE COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA DI UN FILM DRAMMATICO.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2008 PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA E SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

 


lunedì, 07 gennaio 2008

LUSSURIA: L'ANELLO SULLA SCRIVANIA

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L’anima di un uomo che non ama i luoghi bui cosa racchiude? La paura di essere assalito dalle ombre di un passato di rimorsi o quella di sentirsi attratto dall’oscurità impenetrabile, da dove emerge l’anelito, inesprimibile alla luce del giorno, a possedere e a essere posseduti, a diventare vittime o carnefici e a smarrire per sempre la via del ritorno sui sentieri rassicuranti della ragione? Il terrore o il desiderio di precipitare nel baratro delle pulsioni incontrollabili è di fatto la molla sotterranea che sospinge controcorrente i protagonisti di Lussuria-seduzione e tradimento,  l’ultimo film di Ang Lee, il quale, dopo Tempesta di giacchio, Ragione e sentimento, I segreti di Brockeback Mountain  aspira alla precisione millimetrica del chirurgo impassibile per incidere le zone più virulente delle patologie dell’eros, concepito come malattia devastante: la violenza degli accadimenti storici, quali i conflitti e le occupazioni militari, o la durezza delle convenzioni sociali  offrono a ciò che in condizioni di pacifica normalità resterebbe ben sepolto l’occasione per manifestarsi; una volta abbattuti gli argini, resistono le apparenze e talora neppure queste.  Non a caso la pellicola relega ad oleografia di contorno  la Shanghai degli anni 40’ invasa dai Giapponesi ed inquadra  ossessivamente le donne sedute al tavolo imprigionate nelle regole del mahjong, immagine a cui fa da contraltare l’amplesso brutale ed animalesco fra i corpi nudi dei due amanti: acquiescenza e repressione degli istinti costituiscono l’unica alternativa al disordine sconvolgente e all’autodistruzione in un universo cupo dove esce dalla gabbia di ferro chi ha il coraggio di affrontare le minacce della foresta o chi dalle circostanze vi è costretto, purché il lieto fine a nessuno sia concesso.

 L’arte stessa è spiraglio di luce illusorio: sullo schermo  nella sala scura ove si rifugia spesso la giovane spia sofferente si riflette, pur provvisoriamente rasserenata dalla purezza dei fotogrammi in bianco e nero,  la torbida ambiguità della vita umana. Significativa la citazione de Il sospetto di Hitchcock, evocato a far da controcanto: l’angoscia alimenta l’amore autentico, il torturato si lega indissolubilmente al torturatore, la vittima gode appieno sacrificandovisi e l’orgasmo si confonde con il sangue; il masochismo innato si realizza indifferentemente nell’idealismo del patriota, nella dedizione alla giusta causa del rivoluzionario e nella devozione della passione assoluta.

  “Se, Jie”, lussuria, attenzione, recita il titolo ed è l’unica nota ironica del lungometraggio, giacché il lussurioso/lussureggiante sia nelle scene d’intimità ma soprattutto nei dettagli quali gli abiti aderenti, le mantelle, i capellini e le sbavature del rossetto di Wong su tazze e tovaglioli risponde piuttosto al bisogno di armonizzare in una sorta di estenuata e sensuale versione dark dell’ estetismo dannunziano le disarmoniche perversioni delle scelte individuali: il gioco illusionistico funziona ad oltranza per più di due ore e il contenitore esonda. Nelle fenditure trapela comunque  la travagliata formazione di una giovane priva di famiglia appena uscita dall’adolescenza, fiore troppo delicato per non essere reciso dal contatto con il cuore di tenebra: la lotta per la sopravvivenza in un Paese distrutto dalla guerra  la rende forte, ma l’ educazione sentimentale si realizza tramite la conoscenza dell’altro sesso e a perdere Wong è prima l’egoismo del padre assente, poi il fanatismo velleitario del militante della Resistenza, e infine la seduzione corruttrice del sadico collaborazionista. Se scontato è l’esito della battaglia, ne I segreti di Brockeback Mountain rimaneva la consolazione di una giacca da mandriano chiusa nell’armadio di una miserabile roulotte, in Lussuria il magnifico diamante lasciato sulla scrivania del carnefice non sarà  la dolcezza di un ricordo… 

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TITOLO: “Se, Jie”, attenzione lussuria, è il titolo originale del lungometraggio con il quale si allude alla tematica portante: a determinare i rapporti umani e gli accadimenti storici, qui sullo sfondo, non sono moventi razionali o ideali, ma oscuri fattori psichici, in particolar modo sadismo e masochismo innati.

CUORE: La confessione di Wong ai compagni nella quale spiega le sensazioni contrastanti suscitate in lei dagli amplessi  con Yee, il collaborazionista che dovrebbe tradire,a cui fanno da efficace contraltare le partite di Mahjong

 

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Particolarmente adatto a: per chi ama le atmosfere dannunziane con in più il sottofondo storico.

stelle: *** estenuante, ma, tutto sommato, coinvolgente.( francamente ridicoli i clamori sulle scene di sesso)

voto: 6.50

 

scheda:

  Se jie  CINA, USA  2007 Produzione  FOCUS FEATURES, RIVER ROAD ENTERTAINMENT  Distribuzione  BIM (2008)  Data uscita  04-01-2008  Durata 2h e 36’Genere  MELODRAMMA  Tratto da  romanzo omonimo di Eileen Chang  Regia Ang  Lee   Attori Tony  Leung Chiu Wai  Sig. Yee Tang  Wei  Wang Jiazhi/sig.ra Mak Joan  Chen  Sig.ra Yee Wang  Leehom  Kuang Yu-Min Chu  Chih-ying   Johnson  Yuen   Anupam  Kher   Soggetto Eileen  Chang  (racconto)Sceneggiatura Wang  Hui-Ling   James  Schamus   Fotografia Rodrigo  Prieto   Musiche Alexandre  Desplat   Montaggio Tim  Squyres   Pan  Lai   Scenografia Pan  Lai   Costumi Pan  Lai   Fung Shan  Lui   Effetti Brendan  Taylor   Mr. X Inc.  

Note - LEONE D'ORO PER MIGLIOR FILM E OSELLA PER LA MIGLIOR FOTOGRAFIA ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2007).

 


postato da: spilluzzicando alle ore 10:33 | link | commenti (2)
categorie: cinema, film, cinema ed eros