Peculiarità del blog è trovare un filo conduttore fra film e letteratura ed analizzare una pellicola alla stregua di un testo letterario. I film nell'archivio sono ordinati secondo il periodo di permanenza in sala. L'autore di questo blog è anche autore dei seguenti: http://spettatore.ilcannocchiale.it( questo blog è fornito di un motore di ricerca) http://irrealeanacronistico.blog.lastampa.it.la differenza sta nella grafica, nei caratteri, nei colori.
Il ragazzo ritardato ed epilettico compagno di giochi della decenne Jeliza-Rose nel coerentemente scombinato Tideland di Terry Gilliam esterna l’orrore e l’odio che gli deforma il corpo in una sorta di sogno profetico apocalittico: dice di avere in un posto segreto un’enorme bomba atomica e di aver intenzione di fare esplodere il pianeta, depurato il quale dall’umanità tornerà Gesù e con lui purezza e innocenza perduti. Il disgusto puritano per le condizioni di vita materiali della metropoli contemporanea e il desiderio segreto di spazzare via in un sol colpo la società insana potrebbe altresì essere il presupposto razionale della favola nera ideata dell’autore de L’esercito delle dodici scimmie e di Brazil, sul modello del capolavoro di Caroll Alice nel paese delle meraviglie: la bambina protagonista della pellicola, Jeliza-Rose, tocca, dotata di granitica imperturbabilità, un campionario di brutture inenarrabili, dalla pedofilia alle necrofilia, eppure riesce a volarci sopra e a edificare un castello incantato a cielo aperto pieno di sorprendenti cunicoli segreti e costipato di presenze subumane, streghe vestite di nero con l’occhio accecato per vendetta da un’ape gelosa, cacciatori di squali su sommergibili, scoiattoli parlanti e bamboline sgraziate dai corpi monchi.
La trasfigurazione della realtà operata dalla fantasia accesa di Jeliza, solidale con l’esuberanza visionaria dello stesso Gilliam, assume fin dalle prime sequenze i toni di un angoscioso delirio, nel quale non c’è più neppure uno straccio di certezza solida a cui aggrapparsi, ed ha le radici nell’estasi da eroina del padre e della madre tossicomani: la mente obnubilata dalle sostanze stupefacenti o dalle patologie dell’immaginazione vaga qua e là, libera da impacci, e alla fine approda nella terra delle maree alle spiaggia sotterranea dove si scaricano i sogni e le speranze degli uomini. Uno spazio mentale dunque, un luogo d’esilio e d’abbandono, il lascito spirituale del genitore mummificato e allucinato alla figlia: una baracca in mezzo al nulla, costruita sull’impronta del raccapricciante hotel abitato dal folle omicida di Psycho, un continente dominato dall’arsura, o piuttosto un dipinto di Andrew Wyeth, il pittore gotico delle praterie.
Gilliam ha addossato sulle spalle fragilissime di una bambina, interpretata da Jodelle Ferland, una star della tv canadese, il gravoso compito di rigenerare il mondo dopo l’auspicabile apocalisse in una zona deserta dello Jutland e il ripopolamento richiama reminescenze colte da Hitchcock a Bunuel alla pittura surrealista e titilla morbosamente il suo incandescente estro, tuttavia lo spettatore si trova sbalestrato in un bislacco e tetro Luna Park a cercare invano fra lingue in bocca viscide come serpenti e cadaveri imbalsamati le meraviglie.
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RACCONTA DI: Morta la madre per overdose Jeliza Rose, undicenne, lascia Los Angeles con il padre Noah, una rockstar fallita, anch’egli tossicodipendente e vanno a vivere in un posto sperduto nella campagna texana Texas in una casa diroccata. Il padre però morendo lascia sola la bambina a cui non resta che fuggire assieme a due fratelli suoi vicini di casa, in una realtà fantastica, popolata da scoiattoli e bambole parlanti.
TITOLO: Terra della marea, recita il titolo, ripreso in parte dal sottotitolo italiano “ il mondo capovolto”: è un’allusione al surreale universo fantastico, suggerito alla protagonista dei flm dal padri fra i deliri della droga, che lei trasfigura . E’ il “paese della meraviglie” nascosto negli specchi dove le Alici contemporaneo possono trovare riparo.
CUORE: il sogno del cacciatore di squali di far esplodere la terra con un enorme bomba atomica, per farvi tornare Gesù.
SCHEDA: CANADA, GRAN BRETAGNA 2005 Produzione CAPRI FILMS INC., RECORDED PICTURE COMPANY (RPC) Distribuzione OFFICINE UBU (2007) Data uscita 31-10-2007 Vietato 14 Durata 2 hGenere FAVOLA NERA Specifiche tecniche
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STELLE: *se non si ama Gilliam difficile che la ripugnante favola nera con cadaveri imbalsamati e sospetti di pedofilia conquisti.
VOTO/BILANCIO: 5-
criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3.50
2- coerenza logica, stile di regia: 3.50
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 1
Crank, il debutto nel lungometraggio degli ex-pubblicitari Neveldine e Taylor, esce in Italia con un anno di ritardo e a fine luglio, eppure negli Usa nel primo weekend ha recuperato interamente i dodici milioni di dollari costati per produrlo. E’ in realtà un B-movie d’azione girato con grande perizia tecnica e con l’anima nei muscoli e nelle gambe dell’attore britannico Jason Statham nella parte di Chev, un ex-killer redento dall’amore di una biondina in corsa folle per le vie di Los Angeles spinto dalla necessità di combattere, rilasciando adrenalina, il veleno iniettatogli dall’ ex capo per vendetta. La frenetica lotta per la salvezza ha un unico istante di crisi, quando all’ospedale Chev entra, per sfuggire ai poliziotti, nella camera di un moribondo, si siede al capezzale e lo osserva in silenzio: l’ istante di pausa dal caos è sufficientemente rivelatore dello spirito di opere di questo genere e del motivo per cui piacciono a un certo pubblico americano e, lo fa pensare la scelta di mandarlo nelle sale ad estate inoltrata, non a quello europeo(quando l’ipervitaminico Tarantino definisce il cinema italiano deprimente deve raffigurarselo precisamente come quel povero infermo agonizzante nel letto). Un regista di casa nostra, di fronte alla sacralità e al mistero della situazione, avrebbe colmato la sequenza, dilatandone la durata e il peso, di sovrasensi filosofici o sentimentali: Neveldine e Taylor partono dall’unico presupposto pragmaticamente non contestabile che la morte sia paralisi ovvero antitesi di azione e girano Crank esclusivamente sul paradosso di un superuomo costretto a vivere un’ effimera supervita dalla durata di un giorno.
Necessaria premessa all’identificazione illusoria della massa con l’avventura del superuomo è la trasformazione di questo in uomo comune operata dai farmaci doopanti nelle vene: la percezione alterata, la sensazione di resistenza sovrumana alla fatiche del sesso e della veglia non rappresentano l’eccezionalità in una società caratterizzata dalla diffusione interclassista di sostanze stupefacenti di ogni genere. Pertanto la parabola del malvagio sicario convertito al bene dalla dolce bambolina non diventa epopea leggendaria di eroe, bensì, buffoneggiando fra amplessi in pubblico, dichiarazioni d’amore eterno fra i singhiozzi, e gite in moto con tanto di vestaglia a pois aperta sul didietro, racconto parodistico di usi e costumi planetari: Chev, mentre precipita al suolo cadendo dall’elicottero tira fuori il cellulare e dice che avrebbe voluto avere il tempo di respirare l’odore delle rose, scena/spot mirabile in cui si rappresenta l’invadenza di campo del telefonino nel momento culminante dell’evento tragico per eccellenza.
Ovvio, il dramma getta la maschera e si rivela farsa, se i fantasmi scaturiti dall’immaginario collettivo e dalle sue imposizioni usurpano spazio e tempo della realtà: le peripezie mirabolanti del campione non si svolgono a Los Angeles, entità multiforme di esseri umani in coabitazione, giacché la metropoli percorsa dalla coscienza condizionata di lui ne conserva solamente il nome ed è in realtà una sintesi da serial televisivo, un teatro a cielo aperto, destinato a gogne pubbliche di tassisti, presunti terroristi, una mappa labirinto dove risaltano i puntini rossi della mete da raggiungere, come fossimo nei fotogrammi-raccordo di CSI.
Se Schumacher in Un giorno di ordinaria follia tracciava il confine precario nel contesto urbano malato fra legge e follia, Neveldine e Taylor, smaliziati, giocano la carta del disimpegno e vanno ben oltre, dando per scontato che fra verità e rappresentazione artificiosamente indotta della medesima le barriere siano cadute.
Crank, rivolto soprattutto agli appassionati dell’action movie, non ha comunque ambizioni di analisi, ma capta con acume umori e tendenze: prima o poi le suonerie dei cellulari avranno musichette che emaneranno odore di rose e nelle piazze virtuali si copula già oggi.
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COSI’ COMINCIA: Siamo nella Los Angeles dei giorni nostri: Chev Chelios, un killer deciso a cambiare radicalmente vita assieme alla fidanzata Eve, non esegue l’ultimo incarico affidatogli da un gruppo criminale della West Coast e per ritorsione gli viene iniettato, mentre dorme, un veleno: per impedire al cuore di fermarsi deve tenere alta l’adrenalina. Non gli resta altra via di scampo allora che mettersi a correre per tutta la città…
TITOLO: “Crank” è di uso colloquiale e significa “tipo scorbutico” “acido” “instabile”: l’assonanza con “crack” fa pensare anche all’alterazione psichica prodotta dalla nota sostanza stupefacente, a cui può paragonarsi la condizione del protagonista del film per effetto dello strano veleno, combattendo il quale egli vive, costretto, una giornata da “superuomo”.
CUORE: la scena in cui Chev Chelios entra nella stanza d’ospedale e si ferma ad osservare il moribondo, prima che la polizia faccia irruzione: è l’unico brevissimo istante di silenzio e quiete in cui il ritmo frenetico della pellicola e la corsa salvifica del suo protagonista si blocca.
PARTICOLARMENTE ADATTO A: chi sul cinema italiano la pensa come Tarantino.
STELLE: *** divertente, veloce, acuto ma evitatelo se non vi piacciono i film d’azione con musica frastornante, sparatorie, inseguimenti in auto ecc..
VOTO/BILANCIO:7-
SCHEDA: GRAN BRETAGNA, USA 2006- Produzione LAKESHORE ENTERTAINMENT, LIONS GATE FILMS, RADICAL MEDIA, GREENESTREET FILMS Distribuzione 01 DISTRIBUTION (2007) Data uscita 27-07-2007
Durata 1h e 24’
Colore C
Genere AZIONE, DRAMMATICO, POLIZIESCO, THRILLER
Specifiche tecniche CANON XL-2, SONY HDC-F950, HDTV, HDCAM SR (1080p/24), 35 MM (1:1.85)
Regia Mark Neveldine Brian Taylor
Attori
Jason Statham Chev Chelios
Amy Smart Eve
Jose Pablo Smart Cantillo Verona
Efren Ramirez Kaylo
Dwight Yoakam Doc Miles
Carlos Sanz Carlito
Reno Wilson Orlando
Jay Xcala Alex
Keone Young Don Kim
Valarie Rae Miller Chocolate
Soggetto Mark Neveldine Brian Taylor
Sceneggiatura Mark Neveldine Brian Taylor
Fotografia Adam Biddle
Musiche Paul Haslinger
Montaggio Brian Berdan
Scenografia Jerry Fleming Arredamento Betty Berberian Costumi Christopher Lawrence
Effetti Travis Baumann Matt Kutcher Tatopoulos Studios Digital Filmtree Sub/Par Pix Patrick Tatopoulos Design Inc.