Peculiarità del blog è trovare un filo conduttore fra film e letteratura ed analizzare una pellicola alla stregua di un testo letterario. I film nell'archivio sono ordinati secondo il periodo di permanenza in sala O l'uscita in DVD. L'autore di questo blog è anche autore dei seguenti: http://spettatore.ilcannocchiale.it http://irrealeanacronistico.blog.lastampa.it.la differenza sta nella grafica, nei caratteri, nei colori. Posto anche commenti sul sito di film tv e invio recensioni a cine zone.( www.cine-zone.it) individuale. STELLETTE si riferiscono al giudizio complessiovo della critica: *terrificante **niente di che ***gradevole con spunti interessanti ****buono *****eccellente
Il caustico striscione giallo contro il capitalismo non può che promettere una romantica storia d’amore fra lo sciatto saltimbanco Moore e l’uomo nero-America visto di spalle con bandiera a stelle a strisce che nasconde dietro le spalle il sacco di dollaro, trafugato chissà dove e chissà a chi. L’imbroglio perpretato da anni corrode il rapporto, la nevrosi induce alla bulimia il corpo dell’ingannato, costringe alla restrizioni vendicative della satira sbeffeggiante la libertà anarchica dell’artista.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e antologia di spettatori/opinionisti competenti cfr. www.filmtv.it
Il solenne dipinto cristallizza in una posa ieratica e fiera un esercito di guerrieri e i loro condottieri indefessi un istante prima della mitica battaglia delle scogliere rosse immortalata dalla Storia del celeste impero e dai suoi classici: lo spettatore entra in sala come in una pinacoteca e la paura e l’ansia per le sorti dei campioni non è che simulazione, sottile catarsi estetica.
Il bronzeo e il corrusco del fastoso impasto usato per La battaglia dei tre regni dal John Woo di Face/Off seducono lo sguardo, avviluppandolo in un abbagliante rete cromatica, di cui fa parte persino il cinereo macabro dei cadaveri morti di tifo: il film è in effetti la solenne celebrazione di un evento mitico, avvenuto nel 208 d. C., della Storia del Celeste impero eppure la ricchezza coloristica della tela impreziosisce malinconicamente soprattutto la commemorazione funebre dell’epica e dei anacronistici ideali. In controluce affiorano infatti nel continuo duellare di eserciti e di flotte le nobili ragioni sentimentali dei condottieri eroi: la stessa causa della guerra sta quasi celata nella tenda dell’ambizioso e crudele Primo Ministro Cao Cao ed è un delicato ritratto della bellissima Xiao Qiao, da lui amata ancora adolescente e diventata in seguito moglie devota del suo avversario. Ma i segreti intimi di una tazza di tè preparati da delicate mani muliebri sprigionano odori sensuali e visioni ossessive nella mente rude dei soldati in lotta di entrambi gli schieramenti: il bottino non è merce da conquistare o da difendere, bensì l’impalpabile essenza di uno specchio di mare fra i monti, sospinti nell’ombra i bollenti spiriti nazionalistici. Non è una Troia sotto assedio l’oggetto del contendere, bensì la natura che è solidale con chi scruta i moti del vento e della nebbia, nonché con chi interpreta la lingua dell’acqua quando bolle o sa evocare dalla materia grezza mirabili arpeggi in armonia. La pace dell’ordine cosmico la civiltà umana non sa più trovarla, pertanto le scogliere rosse, la scacchiera su cui giocano la partita i campioni, diventano la precaria utopia di una vittoria illusoria: “ Qui nessuno ha vinto” dice il vicerè Zhou Yu, cosciente che astuzia, lealtà e cuore indefesso danno lustro alla Storia dei popoli, ma non la scrivono.
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CUORE: i segreti della preparazione di una tazza di tè
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica italiana): ****il film più costoso del cinema cinese ed è epica.
VOTO/BILANCIO: 8.50
Criteri soggettivi di valutazione
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: discreto
2- stile di regia: ottimo
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: discreto
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
La guerra o la si vede o la si vive e per viverla bisogna vivere in simbiosi con il mezzo blindato che vediamo nella parte superiore del poster attraversare distruggendolo un prato fiorito: una prigionia perfetta senza possibilità di evasione nella quale la vista diventa la messa a fuoco di un bersaglio e Il paese profumato dei cedri diventa Lebanon, il codice di una missione. Restringere l’evento bellico in uno spazio angusto è l’idea orginale che ha consentito al film di essere premiato al festival di Venezia.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e antologia di spettatori/opinionisti competenti cfr. www.filmtv.it
Il fascio di luce di un proiettore invisibile irrompe nel silenzio di una parete buia con una sequenza nel quale un anziano visto di spalle deve contrastare l’attacco di anacronistici aerei: ma è anche la copertina di un libro illustrato con l’immagine più esemplare. Arte e fantasia fanno spettacolo nobilitante di ciò che società e realtà relegano ai margini: le figure non trasbordano dai bordi del riquadro, la ribellione animata si limita all’evasione nell’assurdità del surreale. La perfezione geometrica del poster smentisce però l’anticonvenzionalismo del film, ma è forse inevitabile sottolineatura del virtuosismo artigianale dei laboratori Pixar.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e antologia di spettatori/opinionisti competenti cfr. www.filmtv.it
Dall’ultimo gioiello Pixar-Disney, Up, spira la struggente malinconia della consapevolezza che la vita reale è la negazione assoluta della favola: l’esplorazione di continenti leggendari sepolti in foreste sperdute, popolate da animali parlanti, a bordo di una casa sollevata da palloncini colorati ricava il surplus di energia indispensabile dall’urgenza di riscattare la disfatta di una vecchiaia inconsolabile. Fa’ infatti da premessa al film un altro film, una tragicommedia nella quale si riassume l’ennesima versione del sogno americano infranto: a ossessionare Carl e Ellie è un salvadanaio che, continuamente rotto per tegole da riparare e medicine, impedisce loro l’evasione agognata dalla mediocrità. Se abitassero dalla parti di “Rivolutionary road” la nevrosi avvelenerebbe l’amore coniugale, ma i colori allegri di un cartone prevedono esclusivamente il dolce svaporare della figura femminile cosicché è l’eliminazione anticipata della meritoria protagonista a proiettare l’ombra del lutto sull’impresa, eroica solo in quanto disperata ed inutile in partenza. A legare i destini del vecchio misantropo e del logorroico bambino obeso è però l’istinto di sopravvivere al vuoto di affetti e a una realtà sempre più soffocante dove un frenetico attivismo materializza in vetro e cemento la distopia degli spazi urbani. Sottrarsi a una società di uguali forse è impossibile, forse salvaguardare i valori anacronistici di un umanesimo solidale è possibile solo più nelle pagine ingiallite di un album di vecchi ricordi e per questo i virtuosi artigiani di Up fanno ruotare il loro universo, impreziosito da buone letture, attorno a una morale trasversale, rivolta quindi ad adulti ed anziani, tramite la mediazione del linguaggio infantile -Tanto che lo spettatore disinformato potrebbe pensare di vedere un lavoro di Miyasaki, che evidentemente nell’evoluzione del genere ha lasciato il segno- Il messaggio salvifico ricavabile dal viaggio di Carl e dei suo giovanissimo compagno dagli occhi a mandorla non è del resto cosi ovvio, se ci si chiede cosa portino a casa dalle mitiche Cascate paradiso, oltre a un dirigibile simile al sottomarino del Capitano Nemo di Verne. Probabilmente la scoperta che l’apparenza delle persona e degli eventi nasconde la loro vera natura, e la sorprendente rivelazione che le cose noiose di tutti i giorni sono quelle che restano in mente, a patto di imparare a vivere pienamente…
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CUORE: la casa volante e il dirigibile
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica italiana): ***** Il primo film in 3D della Pixar. Una favola colta sulla vecchiaia, con possibilità di molteplici chiavi di lettura.
VOTO/BILANCIO: 9
Criteri soggettivi di valutazione
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: buono
2- stile di regia: ottimo
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: molto buono
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Un girotondo nel bel mezzo di un magnifico mare color smeraldo: il poster, ossimorico, rievoca l’abbraccio salvifico fra speranza e disperata solitudine. La donna spicca il volo all’interno di uno spazio bianco, così definito, in quanto intercapedine fra morte e vita: attorno a lei nessuno e niente ed il magico rituale evocato dalla sua figura da la profondità di un colore cangiante all’esistenza.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e antologia di spettatori/opinionisti competenti cfr. www.filmtv.it
L’ambigua emancipazione sentimentale del giovane Elliot Tiber, autore del libro autobiografico Taking Woodstock, avvenne in contemporanea con quella del suo Paese, quando in una cittadina di provincia, a nord dello stato di New York, nel 1969, affluirono migliaia di giovani e meno giovani, concretizzando a ritmo di musica per tre giorni l’utopia anarchica di un esistenza disciplinata esclusivamente dalla canzoni, dalla droga e dal sesso: se il tragico nel cinema di Ang Lee scaturisce di solito dall’incapacità degli individui di superare le repressioni coercitive dell’ambiente e dell’educazione, l’umanità gioiosa e danzante nel fango di Motel Woodstock è ancora la frontiera fra l’uomo e la donna di ieri e quella di domani. Confine in realtà mai superato, giacché, tramontata l’illusione della repubblica rock e dei “figli dei fiori”, l’America non andò oltre e molti, fra cui probabilmente il regista taiwanese, conservano il rimpianto per quel salto mai spiccato. Le ragioni di un fallimento generazionale erano già evidenti allora, eppure l’analisi critica non contamina l’esaltazione emotiva irripetibile per rinverdire la quale è giusto far rivivere il mitico evento esclusivamente sotto forma di iniziazione alla vita di un giovane di origine ebree, prigioniero di una madre autoritaria e di un padre troppo mite: la memoria legge le pagine del vecchio diario, rendendo iridescente il passato e rimuovendone le ombre, ma, senza volerlo, avverte il peccato di venalità e di fedeltà al way of live a stelle e strisce nell’arcobaleno screziato dell’allucinogene e nella performance dei corpi nudi. Il dollaro ravviva il fatiscente Motel di famiglia, la mariujana consente appena il buffo ballo catartico sotto la pioggia di papà e mamma e i cowboy arrivano da Brokeback Mountain en travesti, la pistola nella giarrettiera, per partecipare al festoso corteo. La scoperta di se stessi è dunque causale, epidermica, e il cambiamento di costumi e mentalità, lento e graduale, porta con sé rivoluzioni di facciata. Pertanto a fare da controcanto, in piatta giustapposizione, al confuso itinerario di Eliot sono da un lato le citazioni del celebre documentario del ’70 di Wadleigh Woodstock-tre giorni di musica pace e amore e dall’altro lo sfondo della guerra del Vietnam: ossessioni che si depositano nella mente, icone sacre nel lontano futuro dei popoli.
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CUORE: il motel fatiscente ravvivato dal business legato all’utopia e il ballo sotto l’effetto della droga del padre e della madre di Elliot.
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica italiana): ***Ang Lee racconta Woodstock senza far vedere il concento e citando il documentario di Waldeigh del 1970: niente di che, tuttavia divertente e capace di restituire il clima di un evento epocale.
VOTO/BILANCIO: 6.50
Criteri soggettivi di valutazione
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: sufficiente
2- stile di regia: sufficiente
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: più che sufficiente
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Una giovane donna si affaccia da dietro un vetro, la barriera fisica, eppure trasparente che lasciandole intravedere la suggestione di un ipotetico altrove la chiama a sé: lì, in una dimensione temporale altra, sarà possibile, se non vivere almeno conoscere una doppia vita, dove le ore, chissà se una solamente o tante, sono doppie. L’esordio di Capotondi, apprezzato a Venezia, già nel poster promette dunque il noir esistenziale, dove gli eventi sono una blanda eco di stati d’animo, sensazioni ed emozione, che lo spettatore è chiamato a condividere. I fatti reali non sono che deboli riflessi proiettati sulla superficie di un cristallo: la caverna di Platone ovvero l’intuizione del metafisico sposata al feuilleton del giallo.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e antologia di spettatori/opinionisti competenti cfr. www.filmtv.it
Il poster nella sua classica sobrietà preannuncia un film sulla Seconda guerra mondiale e lo stesso titolo Inglorious Bastards è una storpiatura di Quel maledetto treno blindato di Castellari. Ci troviamo cosi di fronte a una “brutta copia di un film già girato e già visto: Tarantino sembra voler attirare sul suo cinema l’accusa di scarsa originalità. Un’arte allusiva quindi che sfida lo spettatore a cercare e a trovare un senso più nell’estetica e nel virtuosismo tecnico che nell’etica e nella verità. Al di là dei confini angusti del reale, la magia dell’inquadratura fa nascere i suoi rigogliosi giardini.
Il trapianto della pantagruelica galassia di Tarantino nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale non può che generare un’esplosione deflagrante nella sala cinematografica: gergo da gangster, erudizione cinefila e grandguignol mandano in fibrillazione le immagini in bianco e nero del documento neutro e i dogmi dell’anarchia immaginativa rivendicano orgogliosamente l’autonomia dalla verità dei fatti. Bastardi senza gloria non merita tanto l’etichetta di film quanto piuttosto quella di manifesto programmatico, fluidamente suddiviso in paragrafi, cosa che per l’autore di Pulp Fiction, ossessionato dalla sua stessa vena ironica, è la prassi: se
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CUORE: la cicatrice della svastica sulla fronte dei carnefici nazisti
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica italiana): ***** il cinema riscrive
VOTO/BILANCIO: 8
Criteri soggettivi di valutazione
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: buona
2- stile di regia: più che buono
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: sufficiente
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it