Peculiarità del blog è trovare un filo conduttore fra film e letteratura ed analizzare una pellicola alla stregua di un testo letterario. I film nell'archivio sono ordinati secondo il periodo di permanenza in sala O l'uscita in DVD. L'autore di questo blog è anche autore dei seguenti: http://spettatore.ilcannocchiale.it http://irrealeanacronistico.blog.lastampa.it.la differenza sta nella grafica, nei caratteri, nei colori. Posto anche commenti sul sito di film tv e invio recensioni a cine zone.( www.cine-zone.it) individuale. STELLETTE si riferiscono al giudizio complessiovo della critica: *terrificante **niente di che ***gradevole con spunti interessanti ****buono *****eccellente
Una quadro d’epoca, l’ombra di un uomo e di una donna in barca su un lago avvolto come da una perenne fosco crepuscolo: volti s’affacciano dalla penombra, ai lati del poster, vorrebbero raccontare, nell’ansia di riportare in vita gli eventi sepolti, avere riparazione per i torti subiti…ma dalle tombe del passato giunge al presente solo un’eco affievolita. Doria la serva di Casa Puccini ha lasciato tracce vaghe di sé nelle lettere e nei documenti, e pertanto un collage di suggestioni, suoni ed immagini da lì ricavato le conferisce la dignità del soggetto di opere d’arte, promuovendola da popolana senza storia alla fanciulla evocata dai titoli di capolavori come La fanciulla del West o La morte e la fanciulla di Schubert, composizioni scelte a commentare i fotogrammi muti del film. Il risarcimento intellettuale fuori tempo e di nichcia è illusorio, eppure è l’unico possibile in un mondo senza etica.
La visione di Puccini e la fanciulla può fare sentire persino allo spettatore aduso ad opere criptiche la mancanza di una sceneggiatura: i personaggi del lungometraggio si esprimono a sguardi e a gesti, una voce fuori campo legge le loro laconiche lettere, musica, immagini, rumori e paesaggio contestualizzano l’anacronistica tragedia di una domestica di Casa Puccini calunniata dalla moglie e dalla figlia del Maestro e per questo suicida. Le parole servono infatti per nobilitare drammatizzandoli gli eventi, tuttavia se si intende ricostruire fatti realmente accaduti, senza tradirli con sovrapposizioni interpretative qualsivoglia allora è inevitabile richiamare dal passato ormai lontano ombre silenziose: ogni individuo si porta con sé nella tomba i segreti dell’anima, allo storico imparziale è consentita esclusivamente, tramite la decodificazione dei documenti, la cronaca nuda e cruda. Il suicidio di una serva permetta a Benvenuti di filtrarvi il clima spirituale di tutta un’epoca secondo una prospettiva significativa: all’inizio del secolo scorso la massa conquista visibilità politica e dopo Naturalismo e Verismo diventa soggetto a pieno titolo di opere d’arte di vario genere, il lago di Massaciuccoli con le lavandaie e i canti popolari dirimpetto alla villa nella quale l’autore di Manon stava componendo La fanciulla del West ne è testimonianza. Eppure tra l’Olimpo degli ideali e la quotidianità dei comportamenti continuerà ed esistere infrangibile la barriera dei pregiudizi di classe: il teatrino appena percepibile dal buco della serratura della restituzione filologica lascia intravedere nell’eloquente contracanto dei macchiaoli toscani e della sacra iconografia della chiese un universo iniquo di abissali disuguaglianza e di meschini egoismi. L’indagine porta dunque Paolo Benvenuti a completare l’esplorazione delle zone di confino iniziata con Gostanza da Libbiano (2000), dove i canti di dolore delle “genti meccaniche” di manzoniana memoria commuovono i saloon del finto West…
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CUORE: le musiche di Puccini e il canto popolare della lavandaie
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica): ***film per sono dialoghi, ma palati fini: non ci musica, immagini, e lettere lette da una voce fuori campo-il tutto frutto di un lungo lavoro di ricerca-restituiscono una vicenda di emarginazione all’ombra del grande Maestro. Alcuni lamentano una certa freddezza
VOTO/BILANCIO: 7
Criteri soggettivi di valutazione
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: discreta
2- coerenza logica, stile di regia: buona
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: scarso
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Titolo e divisa rimandano all’illustre tradizione dei college inglesi, dove l’aristocrazia del Paese educa i suoi rampolli: la satira nei confronti dei sistemi educativi lì in uso è motivo ricorrente della letteratura e del cinema britannico. La presa in giro di costumi aviti, talora sconfinante nella contestazione, è peculiare del sense of humour della terra d’Albione è lo troviamo anche nei fumetti anni ’50 di Searle da cui la pellicola è tratta: nel poster così al posto della classe di studentesse, troviamo un complessino di musica pop costruito da un gruppo di ragazze che vive imitando i personaggi dei serial televisivi. Niente di troppo audace in fondo: si tratta di pose, di atteggiamenti, di mode, la trasgressione meramente linguistica ed estetica di chi può permettersi di danzare su un palcoscenico bianco sotto un’insegna color violetto, separato dalla città reale e dal suo fango. Basta guardare con attenzione i dettagli dell’abbigliamento e delle acconciature per scorgere nelle giovinette sbarazzine di oggi le sofisticate lady di domani.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,www.mymovies.it e www.filmtv.it
Un libro, suggestivo rimando a remote epoche mitiche, vaga nei dintorni di Hogwarts, sfuggito a chissà quale biblioteca fatata o inviato lì a bella posta come veicolo di malvagi incantesimi: il cielo minaccia tempesta, la barca abbandonata sulle acque agitate del lago denuncia l’azione già compiuta del male e dei suoi emissari. Il grosso volume crea un velo cupo sulla suggestiva bellezza naturale del luogo: luce e buio si affronteranno in campo aperto e chi vive al riparo della fortezza dovrà uscirne e scegliere di schierarsi. Ciò che nelle favole è vago sfondo paesaggistico nella traduzione su schermo agisce da attore protagonista e ciò vale tante più per le avventure di Harry Potter, dove allo schema classico del racconto di iniziazione si giustappone la costante descrizione di mirabilia.
Quando, all’inizio della sesta puntata della saga filmica tratta dai libri della Rowling, Albus Silente trascina con sé Harry Potter lo sottrae all’appuntamento con una graziosa ragazza appena conosciuta: come tutti i campioni del bene, il celebre maghetto deve sacrificare alla missione il carpe diem di una comune adolescenza. Però il suo estenuante duello contro il malvagio avversario è anche agone psicologico e come tale necessita di lunghe pause di riflessione e di attesa: in Harry Potter e il principe mezzosangue la guerra sta per avviarsi alla conclusione, ci saranno vincitori e sconfitti e si dovrebbe intravedere le cause degli eventi e le ragioni dei loro principali attori. Ma tenere il giusto equilibrio fra l’azione e la sospensione complementare della medesima richiede profondità di sguardo che il regista britannico non mostra: nel precedente Harry Potter e l’ordine della fenice i completi pastello di Imelda Stauton rendevano fosforescenti le stanze di Hogwarts, dinamica la dialettica fra i personaggi, qui invece il trio solidale di amici, Harry Hermione e Ron, bamboleggia svenevolmente in peripezie sentimentali dagli sbocchi prevedibili, l’accenno di una crisi esistenziale corrode lo spirito demonico del nemico di sempre Malfoy, le ambigue oscillazioni di campo di Severus Piton e le innocue stramberie del nuovo docente di pozioni non sorprendono più, infine l’Oscuro signore, Valdemort, il principe del male, è evanescenza galleggiante nell’acqua dei ricordi fuoriuscita da un’esile ampolla. Dall’epitome emerge certo incidentalmente l’anima di tutta la pellicola ovvero la nostalgia per un universo in via di estinzione: sui tetti del college Harry esclama prima di cimentarsi nell’ultima impresa “Non mi ero reso conto di quanto fosse meraviglioso questo posto” ed ecco a questo punto, grossolanamente esplicitata, la chiave di lettura della serie di romanzi che lo hanno ispirato, ovvero la malinconica iniziazione ad una società di adulti, messa nel ripostiglio la scatola dei giochi e le maschere dell’uomo nero.
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CUORE: la frase di Harry sui tetti di Hogwarts:” non mi ero mai reso conto di quanto fosse meraviglioso questo posto”
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica): **si riconoscono qualche scena azzeccata
e una certa bellezza visiva, ma la conclusione della saga avrebbe richiesto un talento immaginifico ben maggiore di quello di Yates
VOTO/BILANCIO: 4
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo:
2- coerenza logica, stile di regia: 2.50
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 2.50
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Il colmo dell’ironia per il macchinista Horten arrivato alla pensione dopo 40 anni di irreprensibile lavoro è l’aver percorso chilometri e chilometri in treno, senza essersi mai mosso: sono stati gli altri a partire, a viaggiare, a fermarsi in un luogo, non lui, prigioniero del muoversi finto di una locomotiva. Ma cosa hanno visto gli occhi di un uomo costretto per anni a immergere lo sguardo nell’oscurità delle gallerie o nel bianco abbagliante della neve sulle pianure di Norvegia? Egli ha avuto tutto il tempo di fantasticare sull’esistenza nelle vie della città e su come avrebbe potuto essere la sua, se avesse avuto il coraggio di spiccare il salto nel vuoto mai compiuto e su come potrebbe essere, se riuscisse a dare un senso alle cose in sospeso lasciate alla partenza, una madre malata in un ospizio e una donna in attesa. Se il caso determina spesso scelte sbagliate è sempre il caso a premurarsi di apportarvi le giuste correzioni, anche se tardi, anche quando non c’è più tempo. Così il salto che finalmente il pensionato Horten spicca la notte prima di dover abbandonare il lavoro non è frutto della volontà ma di un banalissimo imprevisto: egli non ha più l’appiglio dell’orario e del percorso prestabilito, ma la libertà assoluta di un viaggio senza meta nel quale fra realtà e sogno i confini non sono così facilmente definibili. La senilità è in effetti l’età in cui in genere non si hanno obblighi e doveri ed inevitabilmente la prospettiva di giudizio si fa più attenta alla sfumature e meno a una sostanza magari fuorviante: il lungometraggio di Hamer pertanto si nutre di una galleria di personaggi eccentrici e di situazioni surreali, il cui grado di veridicità ideale è più o meno analogo a quello dell’umanità stralunata ed emarginata evocata, con maggior spessore, nei film di Kaurismaki. E’ l’affinità sentimentale dell’escluso infatti che porta Horten a riconoscere il proprio mondo nel bambino che non vuole dormire solo, nello strambo inventore che guida bendato o in un uomo che perde sistematicamente le scatole di fiammiferi ricevute in regalo: i vagabondaggi dell’ex-macchinista seguono i binari tracciati dalla sua stessa coscienza e il porto a cui approda è l’ottimistica ricomposizione delle sue frustrazioni latenti. Dopo tutto il segreto di ogni saggia vecchia è fermarsi sul ciglio un momento e poi fare il salto….
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CUORE: Il viaggio di Horten immobile sulla locomotiva mentre il treno attraversa gallerie e pianure innevate
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica): ***film norvegese eccentrico il ritratto di un ferroviere che dopo 40 anni di lavoro va in pensione. Un kaurismaki in tono minore
VOTO/BILANCIO: 6+
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4
2- coerenza logica, stile di regia: 4
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 2.25
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Ma qual è la terra d’origine di Kainan, l’astronauta precipitato con la sua navicella in un lago della Norvegia dominata dai vichinghi, nell’anno 709 d.C.? L’incalzare dell’azione in Outlander di McCain cattura l’attenzione dello spettatore e non importa più di tanto porsi la domanda, eppure è lo schema etico rudimentale sotteso a compattare l’antologia di citazioni messe insieme dal lungometraggio e a dar un pizzico di originalità all’insieme. Il misterioso straniero proviene da un pianeta con tutte le caratteristiche del nostro oggi, nel quale avidità di conquista, disprezzo per l’ambiente naturale, tecnologia invasiva hanno generato il mostro vendicatore. I germi del male stanno dunque nel futuro prospettato dall’evoluzione divoratrice di dei, al contrario il bene è l’età dell’oro della condizione tribale non ancora corrotta dalla civiltà: Kainan porta con sé la minaccia concreta di stermino totale e l’incontro con la genuinità e il coraggio di uomini e donne del villaggio di Herot accentuano il senso di colpa. L’umanoide civilizzato a differenza dei barbari, suoi nuovi compagni, lotta contro l’orripilante creatura assassina animato da una coscienza superiore, che gli consente di comprendere come la via di salvezza dal labirintico cimitero sotterraneo, documento raccapricciante dell’olocausto, è l’utopico regresso all’innocenza del buon selvaggio e il modellarsi sulle figure mitiche dell’infanzia, quali Erik presente ancora fanciulla all’epopea.
Del resto la dimensione psicologica e semplicisticamente storica del protagonista giustifica la contaminazione fra fantasy e fantascienza: affidare le sorti del pianeta alla scienza significa rendere potenzialmente reali i parti più raccapriccianti della fantasia umana. Non il sonno della ragione genera mostri, ma il suo risveglio.
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CUORE: il raccapricciante cimitero sotterraneo dove il mostro accumula i cadaveri della sue vittime.
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica): **contaminazione, fra fantasy e fantascienza, sullo sfondo la suggestione del mito dei Vichinghi. . Le citazioni si sprecano, da Alien a Predator a Pathfinder. Niente di eccezionale, tuttavia apprezzabile in un film d’avventura il ritmo.
VOTO/BILANCIO: 6
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 2
2- coerenza logica, stile di regia: 3
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 5
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Chi o che cosa sorprende l’uomo e le due donne nel poster ? Quell’entità astratta definita con linguaggio evangelico prossimo tuo evidentemente, che, una volta riconosciuto come tale, costituisce una bussola per orientarsi in un mondo che gradualmente ha perso consistenza e colori. Ma i protagonisti della locandina come devono avvicinarlo, con quale lingua devono parlargli, in cosa devono riconoscersi simili a lui? Ciascuno troverà la sua di risposta, ma comunque è certo che il congiungimento con l’altro consente alla testa di diventare corpo, al frammento spezzato di diventare quadro.