Peculiarità del blog è trovare un filo conduttore fra film e letteratura ed analizzare una pellicola alla stregua di un testo letterario. I film nell'archivio sono ordinati secondo il periodo di permanenza in sala O l'uscita in DVD. L'autore di questo blog è anche autore dei seguenti: http://spettatore.ilcannocchiale.it http://irrealeanacronistico.blog.lastampa.it.la differenza sta nella grafica, nei caratteri, nei colori. Posto anche commenti sul sito di film tv e invio recensioni a cine zone.( www.cine-zone.it) individuale. STELLETTE si riferiscono al giudizio complessiovo della critica: *terrificante **niente di che ***gradevole con spunti interessanti ****buono *****eccellente
La raffigurazione di un delirio orgiastico colpisce duro il nervo ottico dello spettatore, lusingandone però nello stesso tempo le reminiscenze iconografiche: in un anti-eden orgiastico il groviglio di anime dannata divorate dalla radici mostruose formano un talamo deforme per l’amplesso della donna: migliaia di mani si protendono verso la sua nudità, mentre il corpo sotto di lei la tiene avvinta. Il sesso in stile Dorè e Bosch evoca le sotterranee fobie del maschio- e dello stesso regista appena emerso dalla depressione- nei confronti della femmina vittima e carnefice, forse identificabile con l’Anticristo: la suggestiva locandina rende lecito però il sospetto da parte dell’ideatore del “dogma
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Una donna bacia appassionatamente un uomo e il suo volto è un’ombra evanescente, perduta totalmente nel maschio indifferente, illuminato da una luce che pare portarlo lontano dalla scena e conferirgli l’aureola di personaggio storico immortalato da pittori e scultori: le mani di lui stringono il collo di lei, come se volesse sopprimere il fastidioso ingombro, tuttavia il quadro fa pensare a una morte volontaria, gesto estremo di passione folle per il carnefice tiranno. Gli eventi sveleranno poi la vera identità di lui, mediocre imbonitore di folle e consentiranno la parziale riparazione di un busto abbattuto con violenza.
Il cinema cromaticamente cimiteriale e psicanalitico di Marco Bellocchio continua in Vincere a ribadire che senza l’assassinio dei padri non si diventa adulti e la diagnosi, considerata la “res italica” attuale, pare persino cogliere nel segno: il cosiddetto carisma dei dittatori o dei laeder che ne hanno le sembianze ha le radici nell’invasamento adolescenziale dei loro popoli, i quali però finendo con l’essere ossessionati da una figura ingombrante e poco riconoscente si trasformano primo o poi in carnefici. Tra la venerazione cieca di una folla adorante, lo struggimento di un’amante non ricambiata e la frustrazione di un figlio abbandonato il collante è il dominio sulla realtà dei fantasmi creati dalla mente, il che consente all’autore de Il regista di matrimoni di sfruttare la patologia erotica di Ida Dasler/Giovanna Mezzogiorno come chiave di lettura della Storia italiana del secolo appena trascorso- Gadda in Eros e Priapo o in Quer pasticciaccio brutto di Via Merulana diede un’interpretazione più o meno simile del Ventennio: eventi e persone non sono semplicemente raccontati, bensì vengono filtrati dalla passione irragionevole ed esemplarmente totalizzante della protagonista, nell’ottica del clima e della cultura futurista dell’epoca. Mussolini/Filippo Timi evoca pertanto nella prima parte del film un Prometeo ribelle ed affascinante, mentre, applicando alla lettera i dogmi di Marinetti, lancia la sfida a Dio e alle convenzioni borghesi: nella seconda parte è uno spettro evanescente, destinato a confondersi nel Duce del Concordato con la Chiesa e nell’immagine raggelata dei cinegiornali. Significativo che la ripresa in parallelo crei un legame solidale fra la sensuale Ida nel cortile del manicomio e la contadina Rachele autosegregatasi nel pollaio di Villa Torlonia: del resto la visione di una galleria di donne dal volto devastato dallo nevrosi interrompe la narrazione nei momenti di tensione, come un dolente canto di inutile opposizione allo scorrere inesorabile dei fatti.
I manifesti programmatici e i movimenti sono pretesti che permettono agli uomini di indossare una maschera adattabile alle circostanze e funzionale al perpetuarsi delle gerarchie della società patriarcale: le donne delle circostanze sono invece silenziose vittime, nelle loro lettere gettate dalla finestra al vento resta l’eco del verso del poeta rivoluzionario Majakovskij” Ascoltate!/ Se accendono le stelle,/ vuole dire che qualcuno ne ha bisogno?”
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CUORE: la sequenza in cui Ida getta le lettere dalla finestra.
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica):**** Un melodramma dal ritmo futurista declinato alla maniera di Bellocchio
VOTO/BILANCIO: 8
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4
2- coerenza logica, stile di regia: 5
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 3.50
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Un tenebroso demone oscura
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L’esplorazione della mitica Entreprise attraverso l’universo è un’astrazione possibile nei territori fantastici della fantascienza: la locandina riproduce stilizzandola la situazione tipo del serial televisivo, uno spazio bianco, la cabina di pilotaggio dell’astronave, con fenditure che consentono, circoscrivendolo, l’illusoria visione del cosmo e la sensazione di camminare nel bel mezzo delle stelle. Ma dov’è finito l’equipaggio? Forse è in viaggio fra le galassie alla scoperta di nuovi mondi: un bel dì vedremo la nave aprirsi la via fra gli astri per raggiungerci, il suo arrivo risveglierà l’annoiato firmamento, i racconti della sue favolose esperienze tra i pianeti saranno i sogni dell’umanità assopita nel buco nero della quotidianità.
Siamo a maggio del 2009 e distratti dalla curiosità più che dall’ansia di sapere come l’equipaggio della mitica Entripise riuscirà a cavarsela nel primo cimento con il nemico consideriamo fuori luogo porci una domanda quasi filosofica: il tempo umano è un bruscolino insignificante rispetto all’esistenza presumibilmente eterna dell’universo, cosicché la questione è se abbia un senso parlare di futuro e di passato nonché di progresso e regresso. Eppure la malia sottile sprigionata dal prequel di J.J.Abrams della nota saga televisiva consiste nell’ironica capacità di neutralizzare dubbi e paure, senza eluderli: quando e dove si svolgono gli eventi raccontati? Primo o dopo la nostra epoca oppure ai nostri giorni in qualche galassia lontanissima da noi? Le avventure degli eroi della nave spaziale hanno una data, ma è pura convenzione: in realtà siamo in un mondo dai connotati vaghi tecnologicamente evoluto, in cui però crociati medievali vagano tra le stelle per proteggere gli inermi e per preservare la sapienza secolare dei pianeti confederati e il potere, pare di capire, è nella mani di una casta militare sentenziante davanti ad assemblee di sudditi soldati riuniti in emiciclo.
Per essere cavalieri degni della missione salvifica, occorre comunque superare l’ostica prova d’iniziazione consistente nel riconoscere il valore dell’avversario e nell’accettare i propri limiti: l’individuo realizza se stesso sottomettendosi alla collettività ed è la strada impervia percorsa sia dal ribelle e impulsivo terreste Kirk/Chris Pine sia dall’introverso e intellettuale venusiano Spock/Zachary Quinto. Entrambi, posta la genuinità delle loro intenzioni e della loro natura, devono con fatica scoprire quanto impulsi e logica siano complementari. L’alternativa è la solitudine apolide del loro avversario, il romoliano sopravvisuto Nero/Eric Bana, destinata a essere sconfitta dalla forza del gruppo finalmente compattato dal rapporto amicale.
J-J. Abrams, l’apprezzato creatore di Lost, dà il gusto peso all’analisi delle personalità subordinandole con abilità alle convenzioni del genere e senza tradire la serie televisiva di cui il lungometraggio attuale aspira ad essere impostazione etica e psicologica: esemplare è la conflittualità del tormentato Spock, rappresentata tramite il confronto edificante con l’altre ego proveniente dal futuro, Leonard Nimoy. La storia così circoscrive la morale nella cabina di pilotaggio delle Enterprise con il panorama del firmamento sullo sfondo: la ragione va dove il cuore la porta…
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CUORE: il rapporto burrascoso fra Spock e Kirk
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica): ***effetti speciali al punto giusto, gradevole anche per chi non conosce la nota serie TV.
VOTO/BILANCIO: 7-
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 2
2- coerenza logica, stile di regia: 4
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 5
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Il poster di Soffocare propone un grottesco incubo su un profumato sfondo fucsia: è la fobia di un nevrotico che si identifica sia con la persona inghiottita dalla bocca gigantesca o più probabilmente si riconosce nel testone tumefatto e spettinato e nella sensazione di sentirsi strozzare dal boccone indigesto del prossimo. Un personaggio-tipo, il malato nella psiche, sarà protagonista della pellicola, ma il colore tenue associato alla situazione inverosimilmente buffa garantisce la deviazione dal tragico.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Meravigliosa la vita delle star, viene da pensare guardando alla bellezza dai capelli neri mollemente adagiata sul divanetto rosso: la posa è quella di una divinità in attesa che l’umanità intera si prostri ai suoi piedi, beata all’idea di soddisfare i capricci della nuova dea. Ai lati, nella figura della donna seduta sul bracciolo e dell’uomo con le mani sui fianchi in gesto d’imperio, la casta sacerdotale privilegiata che alimenta il sacro rito traendone vantaggi e poteri. Sulla faccia della terra esiste un solo ateo ribelle al culto: il buffo ometto che sganasciandosi dalle risate vola al di sopra e riversa addosso alla sovrumana beltà il contenuto di una bottiglia. Tuttavia la stigmatizzazione del sistema delle star system si configura più come celia che come un vero e proprio j’accuse.
Un’immagine mette in moto il fatale meccanismo che in Star System porta lo sbrindellato Simon Pegg / Sidney Young alle pagine patinate di un prestigiosa rivista americana: è la fotografia che immortala un pugno tiratogli da Clint Eastwood durante una cerimonia di premiazione a Londra. La rabbiosa reazione del riconosciuto maestro del cinema statunitense in realtà importa non casualmente nella commedia demenziale di Weide, ispirata a un’esperienza reale di Toby Young a “Vanity Fair”, un elemento di riflessione molto serio contro i giudizi a priori con cui oggi la maggior parte della gente entra in sala a visionare una pellicola: il fatto che il regista de Il grande Torino giri solo capolavori è diventato un luogo comune, un dogma molto più impositivo delle sue opere. Il lungometraggio affida così alla fracassona e caotica epidemicità del protagonista, cultore dell’anticult Con Air, il compito di smascherare le cause del fenomeno: il divo si è divorato in un solo boccone l’autore o l’interprete.
La briosa causticità cattura e diverte, eppure non colpisce duro, in quanto la tipizzazione caricaturale e la prevedibile alleanza sentimentale fra anime pure neutralizza le responsabilità individuali nel mare magnum della scontata degenerazione del sistema: l’unico rimedio all’inquinamento ambientale parrebbe essere il lasciarsi dominare dalla nostalgia per la mitica epoca d’oro della Settima arte di cui sempre Eastwood è probabilmente l’ultimo combattivo rappresentante. Pertanto le note di Nino Rota e le sequenze celebri di una pietra miliare felliniana aspirano al ruolo di controcanto, saccheggiando il bon ton del quasi contemporaneo Il diavolo veste Prada: la dolce vita degli eletti sul tappeto rosso non muta al tempo di internet e del passaparola e Star System ride di se stesso e del suo o tempora, o mores.
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CUORE: le citazioni da La dolce vita
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica): ***un brioso anti-Diavolo veste Prada
VOTO/BILANCIO: 6.50
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 2.50
2- coerenza logica, stile di regia: 3
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 5
La pellicola di olmi si presenta come un oggetto di studio e riflessione fin dalle premesse del poster: i tanti quadri isolati impongono attenzione alle singole realta’ e non si accontentano dell’epidermicita’ di una visione d’insieme. le illustrazioni di un atlante storico/geografico costituiscono la trama e i personaggi/prodotti dal pianeta che ci nutre allevandoci nel proprio seno: siamo di fronte a un manifesto riepilogo del forum mondiale terra madre tenutosi a torino nel 2006 organizzato da carlin petrini di slow food. è l’utopia di un banchetto planetario a cui ogni popolo contribuisce offrendo le proprie primizie.
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La pellicola di olmi si presenta come un oggetto di studio e riflessione fin dalle premesse del poster: i tanti quadri isolati impongono attenzione alle singole realta’ e non si accontentano dell’epidermicita’ di una visione d’insieme. le illustrazioni di un atlante storico/geografico costituiscono la trama e i personaggi/prodotti dal pianeta che ci nutre allevandoci nel proprio seno: siamo di fronte a un manifesto riepilogo del forum mondiale terra madre tenutosi a torino nel 2006 organizzato da carlin petrini di slow food. è l’utopia di un banchetto planetario a cui ogni popolo contribuisce offrendo le proprie primizie.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Avete presente l’icona del Che sulle t-shirt? La figura sul poster pare al contrario quella di un fumetto: una presenza fisica esuberante, capelli e barba folti di un nero pieno, petto nudo persino sensuale, un pizzico di sofferta ironia nello sguardo e nella piega della bocca. La carnalità trionfante sulla locandina traduce lo sforzo di Soderbergh di trasformare un’immagine cristallizzata, indistinguibile fra i tanti idoli mito della contemporaneità, in un corpo vivo: la sua assunzione a simbolo sacro dell’immaginario popolare, evocata in qualche modo dalla locandina, ha le radici in una parabola umana, che il film intende plasticamente riportare alla vita.
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La camera digitale, la Red, dà probabilmente la sensazione di contatto a fior di pelle con l’oggetto della rappresentazione e nella seconda parte della biografia di Soderberbergh, come già nella prima, lo spettatore sta vicino al Che mentre attraversa con i suoi fedeli la foresta: rumori, cespugli, alberi e animali nelle stalle, sentieri e villaggi arroccati in cima alla montagna, bambini sudici e viandanti sopraffatti dalla miseria, respiri e visi sfigurati dalla fatica e dalla malattia, dogmi a mezza voce e parole d’ordine secche come colpi di mitra sospingono in una vaga lontananza le ragioni più profonde del divenire storico e i suoi attori.
Il racconto puro della peripezie fisiche dell’eroe tragico, difensore dei deboli, sostituisce l’analisi e, in questo caso, persino l’interpretazione mitica trasfigurante. La rigorosa sobrietà monocorde della pellicola scaturisce quindi dall’intento di non dire troppo e di non svelare gli eventuali retroscena scabrosi dell’idolo: il carisma del combattente generoso e i suoi cultori planetari sono sostanzialmente rispettati, eppure l’ammirazione dovuta all’idealista rivoluzionario sacrificato dal tiranno boliviano con la complicità della CIA non riesce a trasformarsi in empatia e a risollevare l’atmosfera da incolore cinegiornale. Persino l’indubbia compartecipazione emotiva di Del Toro alla passione del personaggio interpretato fa fatica a trovare una collocazione coerente in uno spazio esterno che non gli offre appigli se non lo stillicidio di una folgorante agonia: “io credo nell’uomo” ribadisce, religiosamente, un Guevara sconfitto al giovane carceriere incuriosito dal noto guerrigliero e il sogno si infrange su un casuale strascicarsi di piedi di comparse su un pavimento sporco.
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CUORE: il corpo debilitato del Che.
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica): **film piatto, l’enigma del mito non viene indagato
VOTO/BILANCIO: 5
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 2
2- coerenza logica, stile di regia: 4
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 2
Il bianco e nero da cinegiornale evoca la nostalgia nonché l’urgenza del cinema documentario di denuncia:
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