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mercoledì, 29 aprile 2009

FUORI MENU: POSTER

Il piatto bianco tenuto in mano dall’uomo barbuto è vuoto, eppure lui lo offre all’ospite spettatore in modo solenne e pare dire: “ecco qua”. Alle sue spalle un coro variegato di persone comuni ride, mentre un adolescente perplesso a destra ha tutta l’aria di chiedersi in che razza di mondo è capitato e se dovrà per forza diventare adulto come quelli che lo circondano…il richiamo all’anticonformismo allegro del cinema di Almodovar non potrebbe essere più esplicito: sapori, odori, risate e drammi si confondono, ingredienti di un menù introvabile altrove.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

postato da: spilluzzicando alle ore 12:25 | link | commenti
categorie: cinema, manifesto film
lunedì, 27 aprile 2009

LE AVVENTURE DEL TOPINO DESPERAUX (2): SEHNSUCHT

Le avventure del topolino desperaux

Nel racconto animato della Universal, diretto da Fell( Giù per il tubo) e Stevenhagen, tratto da un romanzo di Kate DiCamillo, animali e uomini sono pervasi, nessuno escluso, da profonda tristezza: “cos’ è la nostalgia?” la domanda aleggia nell’oscurità che avvolge stanze e sotteranei del castello di Dor e fuori il pittoresco villaggio coperto perennemente dalla nubi.  In realtà  Le avventure del topino Desperaux proiettano lo spettatore in un universo fiabesco in crisi: la perfezione formale, il virtuosismo tecnico e il citazionismo colto hanno trasformato il cartone animato nella galleria di un museo e ne hanno snaturato l’anima. Che ci sta a fare l’esserino di frutta e verdura di Arcimboldo nella cucina del maniero? Il suo goffo frantumarsi  nel corso della rocambolesca missione di salvataggio della principessa legata nell’arena dei minuscoli ratti, come Gulliver dai lillipuziani, è il corrispettivo visivo della malinconia, una sorta di versione addomesticata della sehnsucht dei romantici, di tutti gli abitanti del reame: il re comunica la sua  tristezza a uno strumento musicale, la principessa sta affacciata alla finestra sognando il sole nonché l’arrivo di un’improbabile principe azzurro, e pensa al  mare lontano il ratto Roscuro, alle imprese cavalleresche impossibili il topino Desperaux, alla corona irraggiungibile la servetta dai tratti suini Meggery Sow.  accomunati dalla condizione dell’esule in terra straniera.

 Il vero oggetto del desiderio comune, destinato all’insoddisfazione, è però la favola classica con le streghe cattive, i principi coraggiosi e il vissero felici e contenti alla fine: la pellicola, rivisitando il capolavoro Ratatouille nelle sequenze iniziali, trova lì il punto d’arrivo esemplare della sofisticazione di un genere connotato proprio della elementarità dei componenti. Viene poi di conseguenza la spiegazione della genesi del complicato intreccio affidata alla voce fuori campo: l’equivoco dovuto a una morte tragica causato da un tuffo involontario del ratto nella zuppa. Quando non si può più l’etica, non resta che il buon gusto da infrangere.

 

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CUORE: l’esserino di frutta e verdura ispirato ai quadri di Arcimboldo

 

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STELLE: **** Niente humour, eleganza ed un omaggio ad Arcimboldo  e a  Hieronymus Bosch

 

VOTO/BILANCIO: 7+

Criteri  soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4

         2- coerenza logica, stile di regia: 4

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 3.50

postato da: spilluzzicando alle ore 18:30 | link | commenti
categorie: cinema, cinema e favola
venerdì, 24 aprile 2009

LE AVVENTURE DEL TOPOLINO DESPERAUX: IL POSTER

Le avventure del topino desperarux

I topi, esteticamente riabilitati e nobilitati dalla maestria culinaria di Ratatouille, addirittura sostituiscono gli umani nel ruolo di cavalieri riparatori di torti: il grazioso topolino Desperaux percorre solitario le strade artatamente tortuose al di fuori di un turrita città medievale: fra le case addossate l’una all’altra alberga ingiustizia e forse il castello là in alto racchiude prigioniera la dolce principessa della favole. L’animaletto con le buffe orecchie a sventola impugna la spada e non ha paura di affrontare il pericolo...La stampa d’epoca si anima, ma la preziosità del disegno, la suggestione cromatica rivela il consueto colto virtuosismo indirizzato ai cinofile adulti.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

postato da: spilluzzicando alle ore 10:29 | link | commenti
categorie: cinema, manifesto film
mercoledì, 22 aprile 2009

QUESTIONE DI CUORE (2): IL POSTER

Locandiana questione di cuore

Antonio Albanese e Kim Rossi Stuart compiono un viaggio magico stando in piedi sul cofano di una vecchia cinquecento blu: stanno volando attraverso uno spazio bianco, dove non è possibile fermarsi per sostare e dove non esistono neppure strade e direzioni da prendere. L’auto sospesa nel vuoto parrebbe misurare una totale libertà ma anche un’angosciante mancanza di orizzonti: eppure i due uomini sono paradossalmente il ritratto della felicità. Cosa li rende tali? La mano dell’uno, borghese intellettuale anticonformista in giacca senza cravatta è posata sulla spalla dell’altro, connotato da una bellezza fragile,  e sembra trattenerlo dal salto nel nulla… solo la solidarietà affettiva fra esseri umani dà un sapore inconfondibile all’esperienza dell’esistere qualunque essa sia. Si tratta dell’ottimismo dell’humanitas, cifra di tutta la filmografia di Francesca Archibugi.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

postato da: spilluzzicando alle ore 12:01 | link | commenti (1)
categorie: cinema, manifesto film
lunedì, 20 aprile 2009

QUESTIONE DI CUORE (1): IL GRASSO E IL MAGRO

Unaquestionedicuore_03

La patetica vicenda raccontata da Questione di cuore non è particolarmente originale: la corsia di un reparto di terapia intensiva compatta ciò che le condizioni socio-culturali dividono, cosicché un disincantato sceneggiatore del Nord borghese e un  carrozziere miliardario, evasore fiscale, di una Roma plebea, diventano amici, se proprio si vuole trovare un termine per definire un legame complesso, non puramente affettivo. Evidentemente Francesca Archibugi, trasponendo sullo schermo  il soggetto autobiografico di Umberto Contarello, rielabora il clichè della coppia speculare sostituendo l’aspetto comico- machiettistico con l’analisi  psicologica- qualcosa di analogo nella tematica dell’incontro salvifico fra caratteri opposti lo si riscontra nel francese Lecomte- affidata in primo luogo all’empatia degli interpreti con i personaggi: il grasso Alberto/Antonio Albanese e il magro Angelo/Kim Rossi Stuart ridono fra loro, ma non fanno ridere. Nella tenerezza reciproca, nel prendersi quasi per mano, nel cercarsi ostinatamente, essi intercettano uno stato d’animo diffuso nell’Italia di oggi e probabilmente ovunque ovvero il senso di soffocamento che ciascuno di noi prova racchiuso nell’involucro difensivo del proprio ambiente, popolato da fotocopie di se stessi: la protezione ossessiva fra simili diventa impedimento alla vita, prima ancora che alla conoscenza, e prigionieri di razzismi di varia natura, schiavi di un sistema di informazione evanescente, ci manca l’esperienza autentica di una realtà da scoprire. Tuttavia si sopravvive  ugualmente fra nevrosi e solitudini, fin a quando l’evento tragico non ci obbliga alla sincerità: allora lo scrittore di copioni, circondato da registi e attori famosi, cerca una qualche risposta nel meccanico semi-analfabeta e questi a sua volta nella sagacità colta del letterato squattrinato. E’ come se intuissero di essere l’uno per l’altro l’ultima risorsa, materiale e morale,  prima del precipizio nel nulla. Il nulla nella pellicola si rimpicciolisce in quadri o dettagli irrilevanti, quali il Pronto Soccorso fatiscente, le adolescenze difficili, le disomogeneità irreparabili all’interno dello stesso Paese e infine lo svilimento della professione intellettuale: cose risapute certo che però mutano di colore, anzi sbiadiscono, di fronte alla prospettiva della malattia irreversibile e delle ultime tormentose ore dell’agonia.

  L’Archibugi, fin dai tempi di Mignon è partita, ha a disposizione la tradizionale carta dell’humanitas ottimista, e la gioca qui senza avere però la presunzione di vincere una partita difficile: la vecchia 500 blu rimessa in strada da Angelo per Alberto è forse il simbolo di un’età dell’oro ormai tramontata in cui le distanze fra individui non erano siderali, ci si conosceva e nel cinema neorealista ci si specchiava, eppure cercando negli angoli periferici di un presente ignobile è possibile almeno illudersi sul cuore innocente degli uomini.    

 

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CUORE:  la 500 blu, simbolo dell’incontro fra l’artigiano e l’intellettuale e forse ricordo di un tempo lontano in cui le distanze fra individui e categorie sociali non erano siderali.

 

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STELLE: ****toccante nella sua prevedibilità

VOTO/BILANCIO: 7

Criteri  soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 2/3

         2- coerenza logica, stile di regia: 3.50

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 5

giovedì, 16 aprile 2009

TUTTA COLPA DI GIUDA: INDULTI

Tuttacolpadigiuda_01

Come tutti i capolavori letterari i Vangeli confliggono con una lettura univoca: a  colpire  la protagonista del film di Ferrario, Kasia Smutniak, una giovane regista teatrale agnostica sulle questioni religiose, è infatti il fatto che Gesù non vi sorrida mai e che la sua immagine sulla croce sia una raffigurazione cupa dell’esistenza umana, come se subendo il supplizio il figlio di Dio condannasse l’uomo a subire la medesima pena. Tutta colpa di Giuda non esclude certo il dolore dall’orizzonte, anzi sofferenza e disperazione sono addirittura un luogo e una condizione permanente proprio per quegli umili al riscatto  dei quali soprattutto il messaggio salvifico dei sinottici guarda: dalle celle di un carcere Torinese si affaccia danzando un popolo di delinquenti di piccolo calibro-le persone importanti in cella non vanno- senza passato e senza futuro, finiti lì  più per caso che per volontà. Nessuno di loro ha un’identità e sulle loro facce crude, scarnificate di un bianco e nero pasoliniano, è impresso il tradimento di un qualche Giuda: lo Stato e le sue istituzioni, la società o la famiglia, e persino la pietà ricattatoria delle gerarchie ecclesiastiche, qui impersonata da Luciana Litizzetto con sottile allusione alla Luciana Litizzeto di “Che tempo che fa”   Dal male non c’è scampo, le promesse di redenzione sono un inganno, l’arte nobile dei musei sacralizza la tragedia, pertanto dalla verità immodificabile la liberazione è esclusivamente ludica e spettacolare: un coro di carcerati tenta di mettere in scena una passione senza l’infame tradimento di Giuda, ma l’indulto inaspettato dei politici esclude l’indulto liberatorio del musical fantastico.  L’esperimento rientra così nei ranghi di una  commediola sentimentale  e Davide Ferrario fa dire a stesso “Che ne facciamo della croce”:

 

 

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CUORE: La sequenza in cui Kasja, la regista, chiede stupita al sacerdote come mai nei Vangeli Gesù non sorride mai

 

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STELLE: *** cinema di sperimentazione

VOTO/BILANCIO:6

Criteri  soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3

         2- coerenza logica, stile di regia: 2

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 5

postato da: spilluzzicando alle ore 15:56 | link | commenti
categorie: cinema, cinema e società, cinema e religione
mercoledì, 08 aprile 2009

LOUISE & MICHEL (2): POSTER

Locandina louise michel

Baraccati sbrindellato o barboni, vera e propria stonatura nel paesaggio da eden di lusso alle loro spalle, le due figure sono già una contestazione ai manichini plastificati offerteci dalla sottocultura televisiva oggi dominante: hanno un’espressione fiera, l’uomo brandisce addirittura un’arma ed il loro intento è, senza possibilità di equivoco, aggressivo. Patrizi contro plebei, ricchi contro poveri, borghesi contro operai,  il vecchio schema di lotta  si riproduce all’infinto e gli “spettacolari “ squilibri della società contemporanea lo hanno portato all’esasperazione: ogni dialettica è impossibile, l’unica legge proponibile è quella del “mors tua, vita mea”. Così lo spirito della pasionaria anarchica degli anni della Comune parigina, evocata dal titolo, è tornato, intenzionato a vendicarsi, incarnandosi nelle due bizzarre picari pitocchi del poster: l’acido corrosivo della satira viene spruzzato a piena mani sul mondo e ne scolora il blu del cielo.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

postato da: spilluzzicando alle ore 11:47 | link | commenti (1)
categorie: cinema, manifesto film
lunedì, 06 aprile 2009

LOUISE & MICHEL (1): PER SCARAMANZIA

Louisemichel_01

Gli eroi comici, da Aristofane in poi, si ergono a  baluardo solido dell’etica irridendo le degenerazione imposte della modernità: il loro cuore anarchico e ribelle getta scompiglio in un universo disperatamente immodificabile e ne svela i meccanismi ostili alla natura umana. Fedeli a tale tradizione, Delépine e Kervern, autori provenienti dalla satira televisiva, immergono lo spettatore in un paesaggio lunare, consentendogli però di riconoscersi perfettamente nella sua stravagante assurdità: l’Europa è un labirinto di roulotte scassate dove tutti fanno fatica a trovare la strada per tornare a casa. Louise & Michel è in fondo un film scaramantico, nel senso che la risata nasce  dal bisogno di esorcizzare la morte di ogni tipo di utopia, da quella marxista a quella capitalistica e persino a quella sessuale o salutistica: tutto è in via di smobilizzo, gli operai, i padroni, le fabbriche e i palazzi, addirittura le tranquille agonie nel letto di un ospedale pubblico; del resto sono anacronistiche vestigia del passato persino le  distinzione fra etero, omosessuale e transegender. Il plastico si completa con la riproduzione  su scala mignon  dell’attentato alle Torri gemelle, parodistica messinscena di un evento cosiddetto epocale.  Così se dalla tomba tornasse Louise Michel, la pasionaria anarchica degli anni della Comune, da cui la pellicola prende il titolo, in chi si incarnerebbe e come continuerebbe le  battaglie per i sacri diritti dei lavoratori? Immaginiamola laeder di un gruppo di operaie della Piccardia, che, perso il lavoro, pensano, secondo gli stilemi degli schermi televisivi e cinematografici, di rifarsi posando nude per un calendario: non tira dunque aria per barricate e rivendicazioni politico/sindacali, molto meglio dal punto di vista della spettacolarità assoldare con i 20.000 euro della liquidazione  un killer o diventarlo e andare alla ricerca di un fantomatico padrone da uccidere. Lo scombussolamento dell’arcaico schema di lotta di classe   impone il travestimento da goffo clown e lo sdoppiamento in due personaggi interscambiabili: il concetto nobile di identità è stata spazzato via dall’invasione di personalità storpiate.

  La materialità della Working classe fa irruzione nell’etereo paradiso del non senso ideato da registi quali Bunuel e i Coen. La beffa di un’ apoteosi intellettuale un istante prima dell’apocalisse corporale.  

 

 

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CUORE:. La metafora del mondo contemporaneo: il labirinto di roulotte, dove Michel e Louise si perdono prima di trovare la strada di casa.

 

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STELLE: ****la lotta di classe oggi. .

VOTO/BILANCIO: 7.50

Criteri  soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4.25

         2- coerenza logica, stile di regia: 3.

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 4.50

venerdì, 03 aprile 2009

IL CASO DELL'INFEDELE KLARA: IL POSTER

Locandina

FIN DAI PRIMORDI I POETI HANNO VISTO LA BELLEZZA FEMMINILE COME MALATTIA E STIMOLO ALLA DEVIZIAZIONE DAL DOVERE: IL FASCINO MULIEBRE È STATO CAUSA DEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE FRA EUROPA E ASIA. RIPERCORRENDO I SECOLI, SI VEDE QUANTO ABBIA ABITATO L’IMMAGINARIO MASCHILE LA DONNA MITO, TRASFIGURAZIONE E TRADIMENTO DELLA DONNA IN CARNE ED OSSA. LA SI TROVA NELLE GALLERIE DEI MUSEI ED È SOPRAVVISUTA NEI SECOLI LA FEMMINA ANGELO-STREGA CHE DAL POSTER FULMINA CON LO SGUARDO CHI LA SOPRENDE NUDA DOPO IL BAGNO: GLI OCCHI SONO DA SEMPRE LO STRUMENTO ATTRAVERSO IL QUALE LEI LANCIA ALLA VITTIMA IL SUO FASCINUM-MALOCCHIO. L’EFFIMERA PROMESSA DI PARADISO NON HA UN INTERLOCUTORE PREVILEGIATO: IL POSSESSO ESCLUSIVO DELL’IDOLO DIVENTA MIRAGGIO IRRAGGIUNGIBILE. CIO’ CHE VEDIAMO NELLA LOCANDINA E’ DUNQUE L’OSSESSIONE DI UN ANIMO INTORBIDITO  E IL CASO DELL’INFEDELE KLARE  FORSE E UN PRETESTO PER DECODIFICARE DA UNA PROSPETTIVA ARTISTICA LETTERARIA I MILLE CASI DI CRONACA DETERMINATI DALLA MORBOSA GELOSIA DI UN AMANTE.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

postato da: spilluzzicando alle ore 12:44 | link | commenti (1)
categorie: cinema, manifesto film
mercoledì, 01 aprile 2009

TWO LOVERS (II) : POSTER

Locandina two lovers

L’uomo al centro fra due donne, la fidanzata/moglie e l’altra, l’amante bionda dal sorriso angelico eppure sfuggente: il classico triangolo nel quale il legame all’interno della coppia riconosciuta, rappresentato dalla mani intrecciate, è perennemente in bilico fra la rottura e la riappacificazione. Ma dove siamo? I tre stanno quasi in posa davanti all’obiettivo come se fossero costretti a recitare l’eterno dramma dell’amore: attorno a loro infatti, sfondo totalizzante, l’atmosfera malinconica di un perenne desolato crepuscolo autunnale, dove la sola occasione di vita autentica è la battaglia romantica per l’affermazione dei propri sentimenti e  in tutte le lotte c’è chi vince e chi perde. La locandina, se la si guarda bene, allude infatti soprattutto all’esito della vicenda raccontata dal film: una  prigionia senza via d’uscita, un cappio che si stringe attorno al collo del protagonista. 

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

postato da: spilluzzicando alle ore 11:36 | link | commenti
categorie: cinema, manifesto film