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venerdì, 27 febbraio 2009

LA SICILIANA RIBELLE: IL POSTER

Il poster del film di Marco Amenta, dedicato all’eroica ribellione alla mafia di Rita Arria, l’adolescente di Partanna convinta a collaborare da Borsellino, può essere considerato un ritratto spietato perché esemplare dell’Italia di oggi e della condizione  dei giovani. Una donna giovanissima è brutalmente costretta al silenzio e alla semi-cecità da una mano rugosa ed inanellata, raffigurazione di una tirannia gerontocratica secolare ed opprimente. Lei però non è morta: l’occhio destro resta vivo, vigile e spalancato, testimone cosciente di una nobile tradizione storiografica non sopprimibile con le forza.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

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categorie: cinema, manifesto film
mercoledì, 25 febbraio 2009

THE READER (2): IL POSTER

Locandina the reader

Il poster fotografa un uomo e una donna sospesi in uno spazio che è insieme fisico e mentale: lei, ancora giovane e bellissima,  seduta nella vasca  le braccia strette a mo’ di protezione, con lo sguardo perso in un enigmatico vuoto, sprigiona una seduzione più cerebrale che corporale; l’acerba selvatichezza è un suggestivo richiamo, non un invito; essa infatti emerge dal fondo di un oceano interiore  come un’isola misteriosa, visibile all’orizzonte, eppure inaccessibile. Il volto maschile dal canto suo non riesce a ribellarsi alla trasparenza da cui, stanco e deluso, affiora a fatica: da un futuro vago lui torna a lei con il pensiero, la contempla. Attorno a loro l’oscurità del nulla: l’ incontro fra due anime smarrite nell’intimità di un bagno non ha mai varcato la soglia, non è diventato mai una storia. Allora il titolo in bianco The reader- il lettore- precisa l’eccentricità di un rapporto fuori dagli schemi: lui leggeva, lei ascoltava,  non hanno avuto altra alcova che le parole  dei romanzi…  

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

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categorie: cinema, manifesto film
lunedì, 23 febbraio 2009

THE READER (1): LA SIGNORA CON IL CANINO

Thereader_02

Si fa il male, perché non si conosce il bene: così pensava Socrate e può darsi che questa sia una spiegazione plausibile per molti misfatti.  Relativamente ad Hanna, la protagonista del film di Daldry( Billy Elliot, The Hours) tratto da un romanzo di Berard Shlink, la proporzione fra delitti ed ignoranza teorizzata dal padre della filosofia vale però fino ad un certo punto e  non appaga il senso morale dello spettatore: l’interpretazione algidamente monocorde data dalla Winslet traduce certo l’analfabetismo assoluto e la conseguente apatia rispetto alla Storia della “guardiana Schimztz”, ma sul piano della verosimiglianza lascia perlomeno perplessi. 

Tuttavia, occorre tenerlo presente, The Reader non è un’ indagine su uno dei tanti crimini di guerra mossa dalla volontà di riparare torti:  l’etica assunta a dogma, porta inevitabilmente alle barbarie dei totalitarismi, lo spiega Bruno Ganz, un venerando docente di Giurisprudenza agli studenti scandalizzati, convinto della superiorità del diritto su una qualsivoglia morale di Stato- il conflitto è tutt’ altro che anacronistico, basta pensare al caso di Eluana Englaro-. Dunque la redenzione/punizione di Hanna è ben al di là della condanna imposta della legge o dell’eventuale e forse immeritata assoluzione concessa da un tribunale umano. La questione fondamentale fa, a mo’ di discussione accademica, da astratta cornice nella sfasatura cronologica degli eventi, dominata dall’urgenza di far convergere le difformità  apparenti della coppia sull’altro nodo sollevato dalla pellicola: se l’umanità è corresponsabile di colpe incancellabili, vale la pena interrogarsi sulla speranza di un riscatto. Cosa che The Reader  fa, raccontando l’illusoria catarsi prospettata dalla letteratura. La protagonista e l’adolescente da lei sedotto vivono da disadattati all’interno di un ambiente per loro incomprensibile, in quanto determinata esclusivamente dall’azione e dai suoi effetti pratici. Essi vi si assoggettano da automi passivi, restandone rigorosamente al di fuori, costantemente affacciati sulla soglia  di un altrove ideale, l’iperuranio di ciò che possiamo  leggere o recitare agli altri ad alta voce: il legame fra loro è indissolubile, impermeabile al trascorre degli anni e della circostanze, molto più invasivo ed ossessivo del semplice trasporto erotico e sentimentale. Michael e Hanna condividono, pur separati,  la medesima tragica  consapevolezza della frattura inconciliabile fra l’universo reale e quello parallelo della parola scritta o letta: hanno riconosciuto la loro disperazione nel viaggio di ritorno all’identità perduta del “multiforme” Odisseo e nell’infelicità degli amanti de “La signora con il cagnolino” di Cechov, quando rimpiangono l’effimero abbandono di una breve estate in riva al mare.

 

 

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CUORE: -Bruno Ganz il professore di diritto spiega agli studenti come a tenere insieme un Paese non sia una morale di Stato ma il diritto-

-la figlia di una della vittime di Hanno spiega a Michael, ormai invecchiato, che la redenzione è nella letteratura e non nei campi di concentramento

 

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STELLE: ***suggestivo. Può sembrare assolutorio, ma non lo è.

VOTO/BILANCIO: 6.50

Criteri  soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3.50

         2- coerenza logica, stile di regia: 3.50

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 3.50

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categorie: cinema, cinema e letteratura, cinema ed eros
venerdì, 20 febbraio 2009

INKHEART.LA LEGGENDA DI CUORI D'INCHIOSTRO

Locandina jnkhart

Nascosto negli scaffali delle biblioteche, imprigionato nelle pagine dei libri, il territorio del fantastico rinasce sempre, ogni qualvolta leggendo gli restituisce la vita il giovane puro di cuore, esemplificato dal poster,  senza cravatta, con il ciuffo sulla fronte e quindi libero dai pregiudizi di una visione realistica del mondo: nessuno si spaventa davvero però o si sorprende, giacché la situazione raffigurata rispetta un copione già prestabilito da migliaia di opere simili. Aprendo il volume, la polvere d’oro sollevandosi in forma di spirale fa risorgere in un pittoresco Medioevo da cartolina creature fatate e demoni malvagi. L’idea della lettura come pratica magica  alla base della trilogia di Cornelia Funke,  se queste sono le premesse, c’è da temere si disperda nella consueta rigatteria del genere.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

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categorie: cinema, manifesto film
mercoledì, 18 febbraio 2009

KATYN (2): IL POSTER

Poster katyn

Spettri in divisa affiorano dalle ombre di un passato avvolto dalla nebbia e dall’oscurità e l’espressione dei loro volti accigliata, offesa, invoca giustizia riparatrice: gli assassini invece non hanno identità, di loro resta solo una stella rossa,  macchia  di sangue e simbolo di un Paese, trasformato in insegna criminale, unica nota stonata di colore nel poster. Se alle vittime è consentito tornare dall’aldilà, avere un nome e rappresentare la loro epopea, i carnefici  non hanno diritto alla memoria, l’anonimato della condanna eterna li esilia nel nulla, da dove non potranno mai più fare ritorno e ricevere gli onori delle pietà, risarcimento ai torti subiti.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

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categorie: cinema, manifesto film
lunedì, 16 febbraio 2009

KATYN (1): FOLLIA RIPARATRICE

Katyn_03

 La sorella di un pilota polacco, uno dei tanti morti  massacrati dai Russi nella foresta di Katyn nella primavera del 1940- strage attribuita per molti anni ai nazisti- si fa tagliare la bellissima chioma bionda per cederla a un’attrice, che ne è stata privata dalla detenzione ad Auschiwitz, consentendole così di interpretare Antigone di Sofocle. Il dramma rappresentato nel 442/1 a.C. nell’Atene classica verteva sul dovere etico di non privare di una degna sepoltura i cadaveri, analogamente l’offesa a una lapide di pietra mandata in frantumi  è il motivo ispiratore della pellicola di Wajda, figlio di una delle vittime del misfatto: si ripresenta infatti inalterato nel corso dei secoli il conflitto fra l’opportunismo servile, indispensabile per la mera sopravvivenza materiale, e l’idealismo alimentato da principi universali.  Alla  tirannia  dei vincitori che si arroga il diritto di confezionare una verità forzandone i documenti si contrappone l’imperativo morale delle Antigoni, mogli madri, sorelle e figli, sudditi di una volontà superiore ed indifferente alle imposizioni della Storia: le voci e le  immagini della propaganda, prima tedesca e poi sovietica, sono una arida proiezione  dei ricordi di chi quei fatti li ha vissuti e ne ha lasciato esile testimonianza nelle annotazione di un taccuino insanguinato ritrovato quasi per caso.

  Lo spettatore assiste impietrito alle  sequenze della strage alla fine del lungometraggio, eppure la collocazione strategica e la timidezza del coinvolgimento emotivo ribadiscono la fede dell’82enne Maestro nella memoria, soccorsa da una giustizia divina, per la quale le preghiere sussurrate prima di essere ferocemente assassinati saranno ascoltate se non su questa terra nell’altra vita: il rosario affiorante dalla fossa comune protegge i cadaveri dall’oltraggio perpetrato dalla prepotenza dei totalitarismi. Una forza più grande dei dogmi dello Stato abita le coscienze e impone leggi eterne alle sue silenziose e sconfitte guerriere: se gli eserciti schierati sono imbattibile, non resta che sperare nella follia riparatrice del ribelle. 

 

 

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CUORE: il rosario che affiora dalla fossa comune- il riferimento all’Antigone.

 

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STELLE:  ****sobria ricostruzione dell’evento storico, con l’Antigone a fare da sottofondo

VOTO/BILANCIO: 7.50

Criteri  soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4

         2- coerenza logica, stile di regia: 3/4

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 4

postato da: spilluzzicando alle ore 11:21 | link | commenti
categorie: cinema, cinema e storia
venerdì, 13 febbraio 2009

LO STRANO CASO DI BENJAMIN BUTTON: POSTER

Locandina_lo_strano_caso_di_benjami

Le lettere del titolo si confondono davanti agli occhi dello spettatore: sono infatti scritte al contrario e per renderle intelligibili occorrerebbe rovesciare la locandina, smarrendone però il significato complessivo. Meglio allora forzare lo sguardo a una prospettiva antitetica a quella consueta. Il paradosso di una biografia capovolta è ciò che il volto in primo piano vorrebbe riassumere: l’uomo, Beniamin Button- protagonista di un racconto di Fritzgerald, fonte letteraria del lungometraggio- è nato vecchio e morirà bambino. Le rughe senili sono sfregio solo provvisorio e parziale al bel viso di Brad Pitt, la cui fronte si sta aprendo e rasserenando in una miracolosa rinascita alla giovinezza. Le apparenze comunque non svelano gli effetti interiori del prodigio o  della mostruosità a seconda di come la si consideri: Benjamin vivrà la lieta favola di una corsa a ritroso verso l’energia adolescenziale anziché verso la decadenza dell’anzianità? Oppure soffrirà la tragicità eccezionalità di un individualità, fuori dal tempo e chiusa a qualsiasi prossimità affettiva con gli altri?    

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

postato da: spilluzzicando alle ore 10:27 | link | commenti (1)
categorie: cinema, manifesto film
mercoledì, 11 febbraio 2009

FROST/NIXON.IL DUELLO (II) : IL POSTER

Locandina_frost_nixon

La locandina  riproduce la struttura della pièce da cui è il film è tratto: gli attori non agiscono, ma sono tesi nella massima attenzione alle parole dette. Il movimento è puramente verbale, non scaturisce dall’azione: i protagonisti stanno come seduti attorno a un tavolo rotondo, alle estremità dei quali assumono posizione di rilievo i duellanti del titolo, Nixon e Frost. Le foto in bianco e nero monumentalizzano l’episodio raccontato, promuovendolo ad evento storico epocale: la ricostruzione cinematografica imprime alle forzature della finzione la verità del documento, l’interpretazione critica degli accadimenti ne penetra il senso segreto.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

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categorie: cinema, manifesto film
lunedì, 09 febbraio 2009

IL FILM DELLA SETTIMANA: LO PSICODRAMMA ENGLARO

Inverno

Per capire quello che succede a proposito di Eluna Englaro, forse dovremmo fare finta che sia solo uno spettacolo teatrale allestito  su un gigantesco palcoscenico di un anfiteatro paragonabile a quello che in Grecia accoglieva migliaia di spettatori per essere educati ai valori della collettività: la trama e gli attori sono noti.  Le posizioni sono divergenti: in casi simile è prevedibile e in un popolo avvezzo alla democrazia e non del tutto digiuno di senso morale   auspicabile.

Il punto della questione però non è lì: la ragione e il torto possono abitare ovunque, e per chi scrive  la sospensione del giudizio o l’astensione è l’atteggiamento più civile.  Eluna e viva o morta, soffre o no? La coscienza etica raggiunge la verità a cui la scienza medica non può aspirare secondo alcuni, secondo altri è l’arcaica battaglia fra scienza e fede, eppure, ribadisco,  non è questo l’oggetto della discussione. Ciò che forse inquieta  o dovrebbe inquietare tutti al di là delle divergenze ideologiche o di fede. Il problema è infatti di eccezionale gravità: il caso “Englaro” somatizza in maniera esemplare l’immaturità fisiologica di una politica e di una società che restringe la complessità del reale alle facili schematizzazione dei talk-show: ciò che avviene  nella stanza di una clinica di Udine è il mistero sacro della vita, il rebus che persino Dio, se esiste, non ci ha mai svelato fino in fondo. Invece, atei e credenti, siamo tutti accomunati da un orripilante panem et circenses: varrebbe la pena chiederci come reagiremmo, se non fossimo sottoposti cosi ossessivamente alla tirannia del circo mediatico. Gli egocentrici sarebbero indifferenti, i dubbiosi agnostici odierebbero Dio o ne deplorerebbero l’impenetrabilità, i materialisti rigorosi spererebbero nell’anestesia del nulla eterno, i fedeli si piegherebbero alla volontà della Chiesa e al dogma dell’inviolabilità del concetto di “individuo” e cosi via. Invece ci costringono a stare seduti lì sui gradini dell’arena a fischiare o ad applaudire a seconda degli esiti della battaglia, dimentichi che ai vivi si deve il medesimo rispetto che ai morti.  

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categorie: attualità

FROST/NIXON.IL DUELLO (1): UN ISTANTE MAGICO

Frostnixon_05

 C’è un unico istante in tutto il serrato duello psicologico vissuto in diretta fra l’ex presidente Richard Nixon e il conduttore inglese David Frost in cui dal cilindro del tubo catodico spunta fuori l’incantesimo della verità: un volto tumefatto e sudaticcio ammette la propria colpevolezza di fronte alla Nazione in ascolto adducendo l’inaccettabile –lì- scusante che se è un presidente a compierle certe azioni non sono illegali. L’insistenza sull’inquadratura ne accentua la natura di prezioso reperto archeologico: paragonarvi le maschere di cera dei talk show di oggi con messaggio registrato incorporato implica la traumatica improponibilità di un confronto. La crisi della democrazia sottintende paradossalmente la sfacciata inutilità degli arcani del potere. 

Il pragmatismo del mestierante  consente a Ron Howard di dare fluidità alla pièce di Peter Morgan da cui la pellicola è tratta, eppure Nixon/ Frost è ben più che un film d’azione: secondo una consolidata tradizione storiografica, recuperata dalla severa classicità di certo cinema USA,  per decifrare i meccanismi determinanti del nostro mondo occorre cercarne le cause lontane. Pertanto se si vuole comprendere  la meta e il percorso attraverso cui ci siamo arrivati, è indispensabile trovare il punto da cui siamo partiti: Nixon fu il primo inquilino della Casa Bianca costretto a dimettersi nel 1974 in seguito allo scandalo Watergate e lo svolgersi della lunga intervista concessa a pagamento-600.000 dollari-a Frost drammatizza l’agonia dell’autonomia della politica dalla tirannia dei mass-media. L’autentico faccia a faccia fra Langella/Nixon e Sheen/Frost è un prolungato sussurro nell’intimità di una stanza in penombra attraverso un apparecchio telefonico ed è fra personalità affini: in entrambi  l’attivismo smanioso, l’ossessione del successo e il cinismo sui mezzi  per ottenerlo nascono dalle origini umili da riscattare, a fare da discriminante è dunque l’essere uno un perdente, l’altro un vincitore. La  parabola, discendente nel vecchio e ascendente nel giovane, è paradigmatica  dell’anacronismo di una scienza politica idealistica e visionaria inadatta nella sua complessità all’illusionismo riduttivo della televisione: la condanna all’esilio dorato di Nixon non inganna né i due contendenti né lo spettatore, giacché, nella finzione di Howard,  non è la corruzione   ad esserne responsabile,  bensì  il difetto di telegenia. Ed il tormento per essere uscito di scena tanto goffamente, balbettando una frase insulsa a un bassotto è la più miserevole delle morti.

 

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CUORE: la telefonata serale fra Nixon e Frost- Nixon dopo la sconfitta nel duello televisivo si ferma davanti a una donna con un bassotto in braccio, cerca le parole giuste, balbetta qualcosa e se ne va…forse in quel goffo tentativo di riscatto o di consolazione comprende le cause  della sua sconfitta.

 

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STELLE: **** la riflessione scaturisce direttamente dall’azione.

VOTO/BILANCIO: 7+

Criteri  soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4

         2- coerenza logica, stile di regia: 3.50

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 4

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categorie: cinema, cinema e storia, teatro e cinema
venerdì, 06 febbraio 2009

TI AMERO' SEMPRE: POSTER

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“Ti amerò sempre” la frase del titolo la si immagina proferita dalla bocca della donna il cui volto giganteggia nel poster e fa paura: è l’espressione verbale di un’ossessione, di una sete inestinguibile di possesso nei confronti di una persona assente, ma costantemente oggetto di rievocazione e ripensamento. Un’anima che coltiva i suoi segreti nell’isolamento dalla società e dal mondo. La locandina la sorprende nel momento in cui i suoi occhi si spalancano di fronte a una qualche realtà per lei sconvolgente, mentre il resto del viso resta quasi imperturbabile: quale sarà la sua reazione? Assisteremo all’incontrollata esplosione di una follia a lungo rattenuta oppure vedremo una fiaccola accesa estinguersi lentamente nella rassegnazione. Il personaggio così tratteggiato pare uscito da una pagina di Simenon. La pellicola dello scrittore francese Claudel, per la prima volta dietro la macchina da presa, esplora dunque i territori del noir.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

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categorie: cinema
mercoledì, 04 febbraio 2009

RIVOLUTIONARY ROAD (2): IL POSTER

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La giovane coppia  pare annegare nel bianco abbagliante, ospedaliero, del poster: la vicinanza dei volti farebbe pensare all’amore, se non fosse per l’espressione disturbata e  smarrita della donna. Si sfiorano, lui parrebbe voler penetrare il respiro e l’odore di lei, tuttavia il contatto concessogli  è puramente fisico, non interiore. Abitano la medesima dimora da marito e moglie, eppure la convivenza è illusoria, giacché ciascuno è impedito nella conoscenza dell’altro dalla prigionia ossessiva in se stesso. Essi infatti non si sono mai impadroniti dell’ambiente intorno, significativamente connotato da un lucore stordente e spersonalizzante e da un beffardo nei loro  confronti “rivolutionary road”.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

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categorie: cinema, manifesto film
lunedì, 02 febbraio 2009

RIVOLUTIONARY ROAD (1): SAGGEZZA, FARMACO AMARO

Revolutionaryroad_04

L’attempata agente immobiliare confessa ai Wheeler:” Vi ho visti scendere dal treno e mi siete sembrati subito speciali”. Eppure il tarlo segreto che distrugge  giorno per giorno  i due sposini sta proprio in quel complimento innocente: mentre loro vedono in se stessi  persone insignificanti, gli altri li vedono speciali, quasi un’apparizione divina nel grigiore dei sobborghi, vecchi amici di famiglie e segretarie in ufficio se ne innamorano. “La bellezza è promessa di felicità” sosteneva Stendhal e Frank/ Leonardo Di Caprio e April/ Kate Whislet portano su di sé il peso di incarnare  il dozzinale feticcio di un dolente microcosmo suburbano spersonalizzato dall’omologazione dominante:  aggraziati nei movimenti e nei corpi, sono sofisticati e simpatici nel contempo, parlano con le medesime parole dei libri letti, coltivano aspirazioni a una vita più autentica e persino l’indirizzo di casa Rivolutionary Road li distingue dalla massa conformista. Vagamente  percepibile è però dagli estranei ciò a cui l’affascinante involucro fa da contenitore, la dilaniante coscienza del nulla. Da un’eterea lontananza essi inviano segnali abbaglianti agli uomini e alle donne che li avvicinano: l’amorfo purgatorio della villette a schiere o delle gabbie-scrivanie nei grattacieli pare illuminato dal sorriso incantevole e lievemente spaventato dall’inquietudine insoddisfatta della coppia. Esclusivamente il matematico folle Michael Shannon  in visita  smascherandoli li vede nudi nella loro feroce mediocrità.

  Ma la forza calamitante dei Wheeler  da dove viene, chi sono realmente   e di quale società sono il risultato? L’ambientazione  negli anni ’50 fra il Connecticut e Manhattan consente al tumulto dell’anima di scompigliare l’armonia di forme, suoni e colori, tuttavia il classicismo è scelta puramente estetica di Mendes che traspone con pudica fedeltà il bel romanzo di Yates: in realtà Frank e April condividono l’immortalità con Madame Bovary e pertanto sono figli della paccottiglia culturale prodotta da tutte le epoche. Essi sono comunque la malinconica reminiscenza vivente di quello che siamo stati noi fino a un certo periodo dell’ esistenza e di quello che abbiamo cessato di essere per vivere o sopravvivere da adulti in mezzo agli adulti o ai sopravvissuti: messe da parte ambizioni velleitarie ci arrendiamo più o meno pacificamente al prosaico, diventiamo sempre più abili a mentire a noi stessi, fingendoci unici e perdonandoci per non esserlo mai stati.  E ‘il momento fatale della verità, se non ché al bivio April e Frank prendono direzioni opposte e non si incontreranno mai più: la donna chiusa in casa persiste nel sogno, immagina la ville lumière, l’uomo va in città, fa un  lavoro detestato,  si distrae con un’amante e gli si prospetta una brillante carriera. La pellicola mette così in scena il drammatico conflitto di un’incompatibilità costretta a convivere sotto lo stesso tetto: non esistono strade giuste o sbagliate in assoluto, il vincitore del duello getta via l’alloro del trionfo e piange il cadavere dell’avversario abbattuto. La saggezza è un farmaco amaro.

 

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CUORE: la bellezza di Frank ed April, la casa bianca e l’indirizzo “Revolutionary road”

 

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STELLE: ****le illusione perdute di una bella coppia.

VOTO/BILANCIO: 6/7

Criteri  soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 2/3

         2- coerenza logica, stile di regia: 3

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 5

postato da: spilluzzicando alle ore 10:47 | link | commenti
categorie: cinema, cinema e letteratura