appunti di cinema

Peculiarità del blog è trovare un filo conduttore fra film e letteratura ed analizzare una pellicola alla stregua di un testo letterario. I film nell'archivio sono ordinati secondo il periodo di permanenza in sala O l'uscita in DVD. L'autore di questo blog è anche autore dei seguenti: http://spettatore.ilcannocchiale.it http://irrealeanacronistico.blog.lastampa.it.la differenza sta nella grafica, nei caratteri, nei colori. Posto anche commenti sul sito di film tv e invio recensioni a cine zone.( www.cine-zone.it) individuale. STELLETTE si riferiscono al giudizio complessiovo della critica: *terrificante **niente di che ***gradevole con spunti interessanti ****buono *****eccellente

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venerdì, 31 ottobre 2008

LA BANDA BAADER MEINHOF(1): POSTER E TRAILER PROMETTONO

Poster_la_banda_baader_meinhof

Al primo impatto il poster  della pellicola di Uli Edel dedicata alla storia della banda Baader Meinhof  portando in primo piano la faccia dei tre protagonisti mette lo spettatore di fronte all’imbarazzante domanda: chi erano veramente Andrai Baader, Ulrike Meinhof e Gudrum Ensslin, i fondatori della RAF-Rote Armee Fraktion- un movimento terrorista di estrema sinistra  attivo nelle Germania degli anni ’70? La locandina li spoglia di ogni carisma e li priva dell’alone leggendario: gli anni 70’ i cosiddetti “anni di piombo”, lo sfondo in rosso alle loro spalle, non fu un momento eroico, bensì un‘epoca cupa di cadaveri lasciati sulle strade e sentenze sommarie in nome di ideali astratti. Si cerca infatti  vanamente nei tre volti la traccia di una motivazione superiore, la luce della fede del crociato della giustizia: occhiali da sole, abbigliamento e barba non fatta nell’ uomo rimandano alla vita clandestina del fuori legge, l’espressione sofferente e lo sguardo disperato invece fanno pensare alla vittima immolatasi alle proprie illusioni. Probabile allora che il film rifiuti una lettura ideologico politica degli eventi  e preferisca lasciare spazio all’azione pura, alla cui forza indomabile sono soggette le azioni umane, non importa se buone o cattive. .  

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it


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categorie: cinema, film, manifesto film
mercoledì, 29 ottobre 2008

LISCIO(DVD): CIASCUNO A MODO SUO

Poster_liscio

“La musica è facile, sono le parole a essere difficili” riflette in Liscio  di Claudio Antonini, Raul/Umberto Morelli, un bambino di 12 anni, lasciato dal nonno musicista morto ad accudire la madre Monica/ Laura Morante cantante in un’ orchestrina di liscio,  inquieta perché incapace di trovare stabilità professionale e sentimentale. L’allegria e il ritmo della fisarmonica infatti corrisponde a tempi e situazioni meno complicate e confuse di quelli in cui si trova immerso il ragazzino: le balere, dove coppie anziane di nostalgici ballano polke e mazurche,  conservano il ricordo di un’ Emilia Romagna culturalmente e socialmente lontana anni luce dall’Italia di oggi. Nel Paese evocato da Raul Casadei le madri proteggevano i figli, a loro volta protette dalla mura domestiche e dalla fedeltà all’amore di una vita, l’evoluzioni rapida di costumi e mentalità ha generato un universo conflittuale e problematico, di cui i rapporti genitori-prole sono le prime vittime: davanti agli occhi del dispiaciuto Raul seduto al tavolo di  cucina per la colazione sfilano le  inconcludenze e la precarietà della sbrindellata società attuale incarnate dalla variegata fauna maschile appena uscita dall’alcova dell’irrisolta genitrice. Il tentativo di Raul di riportare indietro le lancette dell’orologio ricorrendo all’autorevolezza di un docente della sua scuola fallisce, perché neppure i” prof.”, spietatamente rimpiccioliti negli schermi dei cellulari, vogliono più saperne di rappresentare un punto fermo per disagiati allievi.

 Antonini, alla sua seconda opera, concentrandosi sul paradosso di una fanciullezza arroccata sulle tradizioni, ne racconta, senza esplosioni drammatiche, la pacifica resa a una vita, dove ciascuno è adulto a modo proprio. 

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LOCANDINA E TITOLO ORIGINALE: Nel poster una bella donna avvolta dalle luci si abbandona felice al ritmo lieve di una musica “liscia” e canta con il microfono: due ragazzini visti di spalle seduti su un pontile su sfondo bianco nebbioso. Il rapporto fra un mondo adulto che cerca di dimenticarsi e quello infantile che al contrario vuole certezze e consapevolezza di sé pare essere il tema del film anticipato dalla locandina.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

CUORE: la frase di Raul-“La musica è facile, sono le parole a essere difficili”-la fauna maschile al tavole della colazione di Raul

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STELLE:***storia di formazione gradevole.

VOTO/BILANCIO: 6+

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3

         2- coerenza logica, stile di regia: 3

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 4.25


lunedì, 27 ottobre 2008

TROPIC THUNDER(2): LA DANZA DEL SATIRO-RAPPER

Tropicthunder_06

In Tropic Thunder a smorzare la tensione vi è un’unica solenne pausa di riflessione: cinque divi hollywoodiani sperduti nella giungla del Sud-est asiatico di notte, costretti da uno stratagemma a improvvisarsi soldati per fare una sortita nell’accampamento dei guerriglieri trafficanti di droga e liberare un collega lì prigioniero, attendono il giorno e guardando il cielo stellato con voce commossa esprimono pensieri insulsi e confessano segreti ordinari, mentre uno di loro, Jeff Portnoy cocainomane in crisi d’astinenza, sta legato a un albero, si dibatte, fa profferte di sesso al sospetto gay del gruppo. La ieratica comicità della sequenza poggia sullo stridente scarto fra emozioni posticce e reazioni iperboliche, ma l’attimo di sospensione dall’azione  è soprattutto un subdolo banco di prova  per i mestieranti della celluloide, esemplificati dai protagonisti del film: alla fine delle  acrobazie nella foresta e delle avventure non volute del cast allo spettatore divertito viene spontaneo domandarsi se il virtuosismo indubbio dimostrato dalle star in pericolo  coincida con grossolana capacità di adattamento al copione delle circostanze o con qualcosa di ben più fondamentale per l’artista ovvero l’abilità di raggiungere “il diagramma del dolore” per citare una battuta di Kirk-Lazarus/ Robert Downey jr..

 Allora la cattiveria rappresentativa insita nel meccanismo della parodia di pietre miliari del war movie-Ben Stiller  se era già avvalso per stigmatizzare a modo suo il mondo della moda in Zoolander-  mira a una spietata diagnosi sullo svilimento  del cinema contemporaneo a puro fenomeno da baraccone: il simbolo dell’eccellenza, la statuetta d’Oro dell’Oscar, cela il rudimentale pupazzetto di legno regalato da un folle bambino-soldato a Tugg Speedman/Ben Stiller per avere interpretato il ruolo del down su un rozzo palchetto di legno  per la banda di banditi. Di fatto Tropic Thunder punta il dito contro le ipocrite ambizioni educative e consolatorie dell’industria hollywoodiana, ricorrendo all’efficace contromisura della salutare comicità amorale della commedia classica delle origini:  un produttore sboccato, pelato e grasso,  satiro-rapper, a passo di danza impartisce ordini e la tragica epopea del Vietnam è musica alle sue orecchie. Mozzato il collo al regista, i trailer ne conservano le tracce, e del capolavoro irrecuperabili si acclamano gli indizi.

 

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CUORE: la statuetta di legno ad imitazione di quella d’oro degli Oscar regalata dal bambino guerriero a Speedman/Stiller

 

 

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STELLE: ****è una paradia dei film di guerra, ma è il cinema oggi….

VOTO/BILANCIO: 7-

Criteri  soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3

         2- coerenza logica, stile di regia: 4.

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 4

 


postato da: spilluzzicando alle ore 09:36 | link | commenti (2)
categorie: cinema, film, cinema e parodia
venerdì, 24 ottobre 2008

TROPIC THUNDER(!): POSTER E TRAILER PROMETTONO

Poster_tropic_thunder

La guerra prima ancora di combatterla la si simula: tre moschettieri con il mitra in mano, il viso dipinto e il ghigno feroce da guerriero sanguinario preannunciano in Tropic Thunder la parodia delle pellicole di guerra. L’atteggiamento da “miles glorisosus” del terzetto nel poster svela nel film di Stiller l’intento polemico nei confronti dello spirito bellico che pare animare la cinematografia statunitense: la parodia evidentemente colpisce al cuore un immaginario collettivo alimentato da miti di cartapesta. Gli eserciti composti da soldati e generali fanfaroni le guerre non le hanno mai vinte veramente e la messa in scena delle loro epopee non ha alternative alla farsa del grottesco..  Probabilmente lo spettatore riderà ai buffi rovesciamenti dei luoghi comuni del genere  eppure non potrà fare  a meno di pensare alla situazione di crisi che in questo momento pervade l’Occidente: quando si affaccia alla frontiera un nemico non finto, per affrontarlo noi abbiamo  armi spuntate.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it


postato da: spilluzzicando alle ore 09:29 | link | commenti
categorie: cinema, film, manifesto film
mercoledì, 22 ottobre 2008

IRON MAN(DVD): I CAPITOMBOLI DI ICARO

Locandina_iron_man

I discendenti di Ercole, i super eroi  dei fumetti salvatori dell’umanità in pericolo, sono spesso tristi in quanto costretti a volare a distanze siderali rispetto al resto degli uomini che pure amano e quasi mai con disinibita allegria si convertono da dissipatori parassiti a missionari salvifici.   La peculiarità del ricchissimo fabbricante di armi ed inventore Toni Stark, personaggio creato per i tipi della Marvel da Stan Lee e soci,  è di assomigliare  all’eccentrico miliardario playboy  Howard Hughes  e di rinnegare poi tale affinità quando dei feroci terroristi- nei film sono i talebani, nel fumetto originale erano  i vietcong-- lo rapiscono e gli fanno comprendere quanto le sue fortune richiedano un repentino pentimento e azioni riabilitative di riscatto. Una presa di coscienza rapidissima vissuta senza patemi e con orgogliosa fierezza, tanto da poterla ostentare prima alla fedele e innamorata segretaria, Gwyneth Paltrow,  e poi al mondo intero in conferenza stampa: il lato dark e notturno dei fratelli cinematografici Batman e Spiderman  non rientra nelle vene del simpatico e fracassone Tony/ Robert Downey Jr né prima del mutamento né dopo. Egli prima che attorno al corpo indossa all’anima l’invincibile corazza di oro e titanio con cui combatte il male, lontano da casa e nella sua stessa casa: sono il rudimentale prontuario filosofico in base al quale i cattivi si sconfiggono con i loro stessi strumenti di morte e il divertito ottimismo connaturato ai predestinati vincitori.  Il regista Jon Favreau fedele alla commedia del suo Icaro   ne racconta briosamente gli immeritati capitomboli al suolo, quando per burla si spezzano le ali.  

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LOCANDINA E TITOLO ORIGINALE: Se non fosse per il ferro, un metallo non nobile e grezzo, dovremmo aspettarci il solito film sui supeeroi del fumetto. Comunque “Iron man” è il nome della distanza richiesta dal Trianthlon una gara competitiva in cui si richiede all’uomo di ferro di fare 3,8km a nuoto, 180 km in bici e 42 Km di corsa; reso l’idea?

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

CUORE: la corazza

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STELLE: *** un supereroe allegro e fracassone

VOTO/BILANCIO: 6

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 2

         2- coerenza logica, stile di regia: 4

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 4

 


postato da: spilluzzicando alle ore 09:41 | link | commenti
categorie: cinema, film, cinema e fumetti
lunedì, 20 ottobre 2008

WALL.E(2): IL RICICLO DEL "GENESI"

Wall_e_01

Wall.E , l’ultimo tesoro della Pixar, firmato Andrew Stanton( Alla ricerca di Nemo), gioca e impreziosisce, accettando le imposizioni del genere, un messaggio etico, non sorprendente, ma ugualmente inquietante: l’umanità invecchiando, come se fosse affetta da un morbo degenerativo, ha smarrito la memoria, vaga senza meta, trasportata e  adagiata. in un gigantesco outlet atemporale sospeso nello spazio,  dopo aver inscatolato  i suoi saperi secolari a mo’ di rifiuti in balle e aver imbrattato con quelle il verde del suolo.

 Il risveglio dal torpore consente certo il ritorno alla condizione di natura, la riscoperta del  contadino e della madre terra,  ma l’utopia postmoderna ormai non è che riciclo di vecchi materiali utili per le peripezie illusorie delle fiabe sugli schermi, la fiaccola civilizzatrice di Prometeo fa da combustibile a lampadine e accendini e  la religiosità del Genesi aspira alla forbita frivolezza del cartone animato: la trasmissione della coscienza vivificante nasce così dalla prodigiosa disponibilità a riprodurre smancerie sentimentali dell’unico essere senziente sopravvissuto sul pianeta, Wall.e. un robot cigolante ed arrugginito che dopo 700 anni  trascorsi ad imparare da una vhs musiche e balli di Hello Dolly trova in una tondeggiante sonda bianco-azzurro, simile ad un cellulare, chiamata Eve, la spalla ideale per inscenare il duetto visto sullo schermo e inseguendola per il cosmo un folto coro per le coreografie danzanti. L’universo ha un cuore ballerino e per udirne i battiti  bisogna accendere  il motore perfettamente funzionante di una macchina obsoleta: Wall.E gira la chiavetta contaminando la nota commedia musicale di Gene Kelly con 2001. Odissea nello spazio.

 La grazia delle movenze ovviamente toglie fiato ai dialoghi e la narrazione  latita sepolta dai meravigliosi  e ridondanti ondeggiamenti dello spettacolo. Se i nonni al centro benessere hanno dimenticato le storie  davanti ai vetri delle astronavi i telefonini faranno fuochi d’artificio fra le stelle per i nipotini di domani.  

 

 

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CUORE: tutto quello che si vede.

 

 

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STELLE: ****un po’ di noia, soprattutto per i bambini, è il prezzo da pagare per godersi meravigliose acrobazie fra le stelle.

VOTO/BILANCIO: 7

Criteri  soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3.25

         2- coerenza logica, stile di regia: 5

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 3

 


postato da: spilluzzicando alle ore 09:27 | link | commenti (2)
categorie: cinema, film, cinema e favola, cinema e distopia
venerdì, 17 ottobre 2008

WALL.E: POSTER E TRAILER PROMETTONO

Poster_walle

Estinta l’obsoleta umanità per autodistruzione un esploratore solitario del futuro, un arrugginito robot chiamato wall.e, ne trova i resti frugando nei cumuli di spazzature e si consola, costretto com’è a vivere nel nulla, a inventarsene lo scopo: gioca con le palline da tennis, indossa al posto degli occhiali un reggiseno, contempla in una vecchia vhs le immagini di Hello Dolly, il musical del ’69 di Gene Kelly. Ed  da quello schermo fluorescente  scaturisce il miracolo della resurrezione dell’uomo dall’apocalisse, la favola animata postmoderna e preziosamente colta prospettata da quello che si preannuncia l’ennesimo capolavoro targato Pixar: dal cosmo arriva una bianca creatura dalla tondeggiante femminilità e insieme allo spigoloso mascolino Wall.e rifaranno rivivere il sogno, raffigurato dal poster,  di due innamorati seduti su una panchina illuminati dalla luce di un lampione e dalla luna. L’universo ha un cuore danzante….

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it


postato da: spilluzzicando alle ore 08:57 | link | commenti
categorie: cinema, film, manifesto film
mercoledì, 15 ottobre 2008

SOLO UN BACIO PER FAVORE(DVD): BOUDOIR

Poster_solo_un_bacio_per_favore

Solo un bacio per favore dell’attore regista Emanuel Mouret, qui al suo secondo lavoro dopo Cambio d’indirizzo, è un’elegante partitura geometrica ad imitazione della complicazione dei rapporti sentimentali fra esseri umani: il caso pone e dispone e la volontà di uomini e donne si limita a produrre un inutile attrito prima di deporre le armi. Si può raccontare un numero infinito di storie e tutte quante sono la dimostrazione ineccepibile del medesimo teorema: in una strada di Nantes Gabriel/ Michaël Cohen ed Emilie/Julie Gayet passano la serata insieme, si sentono attratti l’uno dall’altra, avrebbero voglia di baciarsi, ma a questo punto la donna racconta la vicenda di una sua amica parigina sposata a dimostrazione di quanto l’esistenza delle coppie si regga su un delicatissimo equilibrio e che un innocente bacio possa essere preludio a un dirompente tsunami, giacché la felicità degli uni è direttamente proporzionale all’infelicità degli altri. Non ci si dimentica mai comunque di essere nella  Francia dei delitti sentimentali perfetti De Laclos e delle saggezze imperfette di Rohmer: isolati nell’atmosfera rarefatto del bodoir alto borghese- di cui le vie cittadine popolate da prostitute laureate in matematica e le stanze da letto sono appendici- fra ospiti di buone letture e cultori di Schubert si discetta compostamente e decorosamente di questioni di cuore e  in seconda battuta  si mette in pratica la teoria e si ferisce, centellinando saggezza con bon ton.  

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LOCANDINA E TITOLO ORIGINALE: Una mano lieve disegna una stanza da letto, dipinge di rosa un ampio riquadro alle loro spalle e tratteggia un letto seduta sul quale  una coppia in carne ed ossa tenta di superare l’imbarazzo di trovarsi insieme e di avere un contatto fisico ravvicinato: il “bacio per favore” del titolo è allora un invito raccogliendo il quale si entra in chissà quale mondo…..

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

CUORE: il bacio della scena conclusiva

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STELLE: **se amate il cinema di Rohmer.

VOTO/BILANCIO: 5/6

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3

         2- coerenza logica, stile di regia: 3

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 3

 


lunedì, 13 ottobre 2008

LA CLASSE(2): ATTIMI FUGGENTI

Classe1

François, docente di lettere  in un scuola media inferiore della periferia di Parigi, chiede ai suoi studenti cosa abbiano imparato in un anno e riceve una risposta sorprendente da una delle tante adolescenti difficili e svogliate della classe: lei sostiene di aver trovato per caso fra i libri della sorella La repubblica di Platone, di averla letta e di essersene entusiasmata, perché li avviene che un tipo ferma la gente per strada, domanda loro delle cose e li costringe a domandarsene il senso. E   lo stesso metodo, ispirato alla socratica maieutica,  che il protagonista del film di Cantet, Entre le murs, vincitore a Cannes 2008, tratto dall’omonimo libro dell’ex insegnante François Bégaudeau, applica, pur non sistematicamente,  per stimolare gli alunni a interrogarsi sul valore dell’istruzione: assegna infatti loro come primo compito l’autoritratto giacché il primo gradino della conoscenza è la consapevolezza di se stessi, ovvero la volontà di sostare davanti a un obiettivo e fotografarsi.  

 Fin qui niente di nuovo: professori missionari gettati nel bel mezzo della barbarie metropolitana o in compassati college inglesi o statunitensi li abbiamo visti molte volte sullo schermo, raffigurati nel ruolo di capitani coraggiosi smaniosi di rivoluzionare programmi anacronistici e convertire  platee di discenti ignari all’arte e alle poesia. Sennonché   chi coabita l’istituto raccontato da Cantet ride scettico della retorica sentimentale da attimo fuggente da cogliere in fretta, degli entusiasmi riformistici della politica e dei dettami dei pedagogisti, eppure l’ironia disperatamente dissacrante implicita in Entre le murs scava nel profondo di una società senza più saperi utili da trasmettere alle nuove generazioni: adulti e ragazzi sono consapevoli di essere seduti fra i banchi o dietro una cattedra per dovere o per caso, e non per scelta.

 La pellicola mostra non passioni o vocazioni bensì fatiche quotidiane, sconfitte generalizzate e sconforto di un mestiere artigianale da esercitare in un laboratorio a cielo aperto in continua metamorfosi: la macchina da presa inquadra gli ambienti soffocanti di una prigione separata dal resto del mondo, sfida l’impenetrabilità dei volti assediandoli ed il sentimento di esclusione non lascia scampo, ammorba angosciosamente l’aria, soffoca aspirazioni e riscatti illusori.   Un universo su cui del resto incombe minacciosa la disfatta ad opera di forze ancora sconosciute e pertanto invisibili: durante l’ora di francese viene letta la pagina del diario di Anna Frank in cui lei parla della  parte di sé  nascosta dietro la maschera di clown e forse l’irrequieto popolo di Entre le murs ha paura di riconoscersi in quella ragazzina sensibile in procinto di precipitare nell’abisso. Il lungometraggio per questo sottrae allo sguardo dello spettatore l’interiorità e il vissuto dei personaggi che chiama a perpetuare il rito secolare della trasmissione della sapienza: insofferenti o vagamente dubbiosi studenti e “prof.” obbediscono al cerimoniale, riempiendo l’istante che li separa dal baratro. Gli uni scrivono alla lavagna le forme corrette del congiuntivo da memorizzare, gli altri prendono nota, altri ancora si rifiutano di farlo, guardano dall’altra parte, ridacchiano e  sognano l’esistenza di un altrove…sui visi di tutti aleggia però il medesimo dubbio: che ci faccio qui? Il tipo de La repubblica, Socrate,  condannato a morte, prima di bere la cicuta, volle imparare a suonare il flauto.

 

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CUORE: bisogna aspettare la fine quando l’aula si svuota e tutti vanno a giocare a pallone.

 

 

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STELLE: ****la scuola cosi com’è: angosciante ma vero.

VOTO/BILANCIO: 8

Criteri  soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 5

         2- coerenza logica, stile di regia: 4

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 3/4

 


postato da: spilluzzicando alle ore 08:52 | link | commenti
categorie: cinema, film, cinema e scuola, adolescenza e cinema
venerdì, 10 ottobre 2008

LA CLASSE(1): POSTER E TRAILER PROMETTONO

Locandina_la_classe

Il poster fa venire in mente una raffigurazione  multicolore dell’appello che si fa a scuola nelle classi il primo giorno in cui vi si entra: gli allievi si alzano in piedi e si presentano. Si contano infatti,  ventiquattro adolescenti costretti a vivere nello stesso ambiente e a condividere i medesimi comportamenti, eppure a seconda della prospettiva con cui si guardano il manifesto e poi il trailer, siamo all’ingresso di una pluralità di luoghi tutti racchiusi entro le mura della medesima aula, tenuti insieme, a forza o con passione, dalla figura dell’insegnante educatore seduto dietro la cattedra o, nella locandina, in alto a sinistra:  le porte si spalancano e compare  la caserma con i soldatini schierati a file, dove la disciplina impone a tutti le stesse regole, tuttavia superato il primo impatto si notano l’espressione viva dei volti, le ansie, le ribellioni, il vissuto e le salutari differenze e allora forse possiamo raggiungere l’unico villaggio della terra non ancora sottratto all’utopia dell’uomo per l’uomo e alla cultura intesa come apertura al mondo.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it


postato da: spilluzzicando alle ore 07:42 | link | commenti
categorie: cinema, film, manifesto film
mercoledì, 08 ottobre 2008

IDENTITA' SOSPETTE(DVD): BRUTTI SOGNI E CAPRICCI

Locandina_identit_sospette

Un incubo ricorrente è quello di svegliarsi in un luogo chiuso e di aver smarrito, intatta la coscienza, la memoria: può essere l’inferno, una condizione di amnesia totale che ci attenderà dopo morti.  Tuttavia nel grande e fatiscente padiglione industriale in mezzo al deserto, il  protagonista assoluto di Identità sospette del regista colombiano Simon Brand, squilla il telefono, qualcuno prende in mano il ricevitore, una voce con tono perentorio chiede di una pistola, e i condannati rinchiusi appena svegli percepiscono di essere vivi e vegeti e di essere finiti lì malridotti e alcuni di loro addirittura incatenati perché vittime o autori di qualche gesto criminoso.  La pena allora per ciascuno dei cinque prigionieri assume la forma di un assedio psicologico dilacerante: il prezzo della salvezza è recuperare la conoscenza di se stessi e ricostruire pezzo per pezzo il passato, ovvero la serie di eventi che li ha portati lì dentro, sconosciuti assieme ad altri sconosciuti, nel ruolo di  carnefici o di vittime. In altre parole il risvolto noir della proustiana ricerca del tempo perduto strangolato in miniature istantanee. Le intermittenze del cuore però non portano i cinque uomini molto lontano: il mistero ci viene svelato subito, in quanto alle adrenaliniche sequenze del capannone si alternano le indagini della polizia sul rapimento di un miliardario e di un suo collaboratore sotto gli occhi della moglie in ansia.

  Identità sospette  rielabora dunque con onestà situazioni tratte da pietre miliari del genere, da  The Cube a Lost, razionalizzandole in prosastici fattori umani: i brutti sogni  nascono dai capricci e dall’avidità di una femme fatale, una delle tante.

 

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LOCANDINA E TITOLO ORIGINALE: Volti e corpi in frantumi su un sfondo rosso fuoco: l’inferno reale o simulato per crudeltà, sopprime nell’essere umano che vi precipita identità. Ma una volta soppressi i condizionamenti della civiltà cosa davvero la personalità? Il mostro sconosciuto, l’ignoto del titolo originale,  alla ricerca della prima occasione per prendere il sopravvento.  

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

CUORE: il capannone fatiscente in mezzo al deserto

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STELLE: ***dignitoso

VOTO/BILANCIO: 6

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 2

         2- coerenza logica, stile di regia: 3

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 5


postato da: spilluzzicando alle ore 11:33 | link | commenti (1)
categorie: cinema, film, cinema e rivisitazione dei gener
lunedì, 06 ottobre 2008

MIRACOLO A SANT'ANNA(2): OCCHI DI PIETRA

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L’afflato religioso che permea l’ultima discussa fatica di Spike Lee, Miracolo a Sant’Anna, trasposizione sullo schermo del romanzo omonimo di McBride, si materializza  nella preghiera in tre lingue che unisce in un momento di tregua dalla guerra persone di razza diversa: siamo nel 1944 nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale e il conflitto planetario porta allo scoperto il marcio e il sublime che governano la Storia.  Così il paesino  dell’Appennino toscano, dove una volontà superiore, servendosi di un bambino, Angelo appunto il suo nome, guida il piccolo gruppo di afroamericani della 92’ divisione, “Buffalo Soldiers”, costituita esclusivamente da uomini di colore, è  l’inferno creato dalla crudeltà umana e nello stesso tempo è il luogo scelto dalla grazia divina per intervenire a salvezza dell’uomo: l’umanità  non ha mai cessato di macchiarsi della colpa che l’ha cacciata della pace dell’eden, ovvero il fratricidio, ma esiste un Dio  redentore che pietoso invia bontà ed innocenza ed offre la certezza di un altrove di luce.

Il tradimento fra fratelli è ciò che tragicamente connota la convivenza forzata nella metropoli giungla nonché i rapporti fra le nazioni e all’interno di esse: l’omicidio di Abele continua a ripetersi nei secoli, Romolo e Remo, americani bianchi e neri,  neri e neri, fascisti e partigiani, partigiani e partigiani. L’odio del simile e del dissimile è condizione permanente, una bandiera o un’appartenenza non creano solidarietà autentica, anzi accentuano  la rivalità per il possesso di un donna o di un gruzzolo di monete. Ed è la sola atroce verità ricavabile dalle memorie storiche delle genti in qualunque modo l’apparenza dei fatti si dispieghi e la verità dell’artista, come è noto, non coincide con l’oggettività dello studioso.

 Miracolo a Sant’Anna pare dunque essere mosso dall’intento dell’autore di far uscire il proprio universo poetico dalla segregazione razziale a cui è condannato per tradizione e di provocarne il confronto con le guerre civili di altri popoli, sennonché il pessimismo cosmopolita e la conversione miracolistica per compensazione raccontata secondo stilemi retorici tolgono organicità alla pellicola e si ha spesso l’impressione che al regista, esule in territorio straniero, sia mancato il terreno sotto i piedi: cosicché la confusa rilettura ad ampio raggio  dell’efferata strage di Sant’Anna di Stazzema perpetrata dai tedeschi per rappresaglia ha finito  con l’adombrare l’assoluzione dei colpevoli e di conseguenza con l’ offendere la sensibilità di chi ha vissuto direttamente o indirettamente quei fatti. Le distruzione bellica fanno crollare le statue di pietra dai ponti eppure restano intatte la testa e gli occhi,  coscienza imperitura e giustizia sacra e riparatrice sui responsabili dei crimini più empi.

 

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CUORE: La preghiera in tre lingue - il bambino Angelo e la statua di pietra -il fratricidio

 

 

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STELLE: ** ambizioso, ma poco efficace, Spike Lee sull’Appennino Toscano.

VOTO/BILANCIO: 5

Criteri  soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4

         2- coerenza logica, stile di regia: 1

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 3

 


postato da: spilluzzicando alle ore 08:34 | link | commenti (1)
categorie: cinema, film, cinema e religione, cinema di guerra
venerdì, 03 ottobre 2008

MIRACOLO A SANT'ANNA(1): POSTER E TRAILER PROMETTONO

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Nel poster il braccio di un soldato avvolge proteggendolo un bambino; essi sono  in cammino o in fuga e il militare porta con sé la testa di una testa di statua. Vengono dalla rovine di una guerra, ma dove vanno? Sono figure simboliche attraverso le quali il regista Spike Lee, ispirandosi a un romanzo di James McBride, rilegge la feroce strage di Sant’Anna di Stazzema perpetrata  dai tedeschi nella prospettiva miracolistica di poter trovare speranza e riscatto    per la sua gente, rappresentata dai soldati della 92^divisione”Buffalo Soldiers” formata interamente da afroamericani, che però portando la loro divisa e la loro storia fuori dalla territorio urbano e dal presente diventano simboli dell’umanità di sempre in viaggio nel tempo e nello spazio. Un  colpo di pistola in un ufficio postale costringe al recupero memoriale e dalla scavo traumatico emerge la salvezza. La statua frantumata deve pertanto essere portata in salvo, conservata e la mano redentrice non può che appartenere a un fanciullo.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it


postato da: spilluzzicando alle ore 07:40 | link | commenti
categorie: cinema, film, manifesto film
mercoledì, 01 ottobre 2008

L'UOMO PRIVATO(DVD): PHYSIQUE DU ROLE

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Si può vivere isolati dalla società, senza rivolgere gli occhi al prossimo, insensibili al contesto e traendone esclusivamente ciò che serve per il soddisfacimento delle voglie, ovvero quanto è indispensabile per sedurre belle donne e procurarsi auto sportive e case eleganti?  Emidio Greco, autore del notevole Consiglio d’Egitto, questa volta gira un film, visivamente nitido, ma cerebrale, in quanto la paradigmatica vicenda del docente universitario, interpretato dall’attore di teatro Tommaso Ragno, finisce, nonostante i silenzi del privato e le ombre inquietanti del pubblico, con l’assomigliare a un paradosso stoico cioè a uno di quegli esempi finti che i filosofi antichi utilizzavano per dimostrare sotto forma di schema i loro assunti teorici. Lo spettatore si trova cosi di fronte a una figura di intellettuale sprezzante e fortunato e al suo indiretto ed involontario coinvolgimento nella  passione di un giovane  studente suicida per una sua giovanissima ex- amante: la tesi è che, per quanto gli altri ci siano indifferenti, noi non siamo indifferenti agli altri e qui entrano in gioco responsabilità, coscienza, indole e condizionamenti sociali. La problematica  è importante in particolar modo se riferita all’Italia di oggi-  dalle peregrinazione del professore qualcosa del cinismo cialtrone degli ambienti colti e mondani affiora-  ma la pellicola le toglie mordente, inserendola in un percorso astratto ed artificioso a partire dal pretesto da cui muove e addossandola esclusivamente sulle spalle di una personalità inspiegabilmente impermeabile alle cose del mondo e pertanto inconsistente,  physique du ròle a parte.

 

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LOCANDINA E TITOLO ORIGINALE: : L’immagine del poster illustra il nodo tragico evocato dal titolo: un volto pensoso di intellettuale cammina arrocandosi sulla propria identità in mezzo a delle persone che, seduti a dei tavoli, lo mettono al centro della loro attenzione, lo fanno oggetto di una possibile condanna o glorificazione.

Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it,  www.mymovies.it e www.filmtv.it

CUORE: l’emaciata figura di Tommaso Ragno

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STELLE: * cerebrale

VOTO/BILANCIO: 4

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 2

         2- coerenza logica, stile di regia: 3.50

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 1

 


postato da: spilluzzicando alle ore 11:29 | link | commenti
categorie: cinema, film, cinema ed etica, cinema italiano