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mercoledì, 30 aprile 2008

300(DVD):LEONI PER AGNELLI

Locandina_300

300, il film di Zack Snyder, regista de L’alba dei morti viventi,  ispirato a un fumetto di Frank Miller, l’autore di Sin City, ha cuore scaltro nell’ammantare di un rudimentale ribellismo adolescenziale i gloriosi guerrieri spartani delle Termopili e nell’emarginarli consegnandoli alla memorie custodite negli annali delle biblioteche e agli arazzi dell’iconografia tradizionale: gli eroi non hanno patria, i buoni si sporcano le mani nel fango della trincea, riempiono di sangue la terra, i malvagi invece seducono, siedono in alto su seggi dorati o nascondono visi repellenti in templi di marmo, sono demoni tentatori androgini e  sinuosi, il cui fascino corruttore, attraverso parole e fede religiosa, “istrumentum regni”, domina il mondo.

 Quando Serse, il tiranno persiano, incontrando Leonida, minaccia di cancellarne il ricordo, giacché, vinta la guerra, intende far  cavare gli occhi agli storici, lo colpisce nel solo bene alla portata di un sicuro perdente: la vittoria morale, il riconoscimento della virtù, l’epitaffio sulla tomba e la consacrazione, il dono consolatorio attribuito dai popoli a coloro che oliano i motori della Storia, non la determinano,  ne sono piuttosto vittime, illustri o dimenticate. E allora 300 è il racconto di un mito tradito, di un’educazione menzognera e del potere subdolo di una retorica asservita ai raggiri dei potenti: la resistenza del manipolo di opliti laconici permise ai Greci e all’Occidente di trionfare sul dispotismo orientale, eppure i figli più generosi delle Sparte contemporanee continuano a essere traditi e a soccombere portando sulle spalle le bandiere stropicciati dei padri. Nessun onesto parla da uomo e da donna libera nella città degli invitti discendenti di Eracle: fedeltà è dire esclusivamente  ciò che è stato inculcato dalla tradizione e dalla leggenda di una comunità di militari,  idioma disinvolto e lingua sciolta appartengono agli infami.

  La visione della libertà come ricchezza collettiva e non individuale e la libidine dello scontro corpo a corpo sottintesa nel lungometraggio sono particolari  storicamente precisi e lo schieramento a falange  illustrato da Leonida corrispondeva al modo in cui l’uomo della polis concepiva l’eleteuteria( libertà) ovvero l’appartenere a una comunità non schiava di altre nazioni. Ma a emergere non è certo il rigoroso rispetto filologico del rappresentare la civiltà ellenica, quanto l’affinità con opere, per molti aspetti lontanissimi, quali Flags of our Fathers di Eastwood, Nella valle di Elah di Haggis e Leone per agnelli di Redfordi: la patria ingrata presenta i conti esclusivamente agli idealisti coraggiosi o innocenti, martiri destinati a immolarsi per il verso di una canzone o per la consacrazione sulla tavoletta suggestivamente corrusca di una graphic novel.

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RACCONTA DI : Il gran re dei Persiani, Serse, intendendo vendicare la sconfitta subita dal padre Dario I, attacca con una colossale armate le città greche. Queste si alleano e affidano la difesa contro l’esercito nemico invasore a Sparta e al suo re Leonida: questi con i suoi 300 opliti difende il passo delle Termopili, resiste eroicamente, consentendo ai Greci di organizzare la resistenza e di vincere la guerra. E l’anno 380 a.C.

LOCANDINA E TITOLO:. Già la locandina suggerisce che tutte le discussione suscitate dal film sia sulla veridicità storica sia sulle allusioni ai conflitti di civiltà del mondo contemporaneo hanno il sapore della perdita di tempo gratuita: il 300 del titolo è intinto nel sangue e ricorda il mitico e sanguinoso evento già trasfigurato da oratori e poeti di tutti i tempi, ma la figura umana con lo scudo in mano ripresa mentre lancia l’urlo di guerra pare non un uomo ma un soldatino di piombo e lo stesso sfondo grigiastro di corpi straziati a terra e di guerrieri armati di lancia richiama il linguaggio dei fumetti e dei videogiochi. La pellicola infatti è tratta da una graphic novel di Frank Miller, il medesimo di Sin City , e non ambisce certo a correggere Erodoto nel riscrivere e reinterpretare una pagina di storia, bensì è la traduzione sullo schermo di come un adolescente di oggi ispirandosi ai classici e ai manuali riviva divertendosi a modo suo, inventando e disegnando sul suo quaderno personale, la gloriosa battaglia.

CUORE: Le frasi leggendarie, che rappresentano l’ideologia inculcata fin dalla culla agli Spartani, finalizzata però all’asservimento al potere dei viscidi efori, icona universale del potente:

 «Le nostre frecce oscureranno il sole!» dicono i Persiani e gli Spartani rispondo: «Allora combatteremo all'ombra!»- la regina Gorgò dice al marito quello che le donne spartane dicevano ai loro uomini che partivano in battaglia: “torna con lo scudo o sopra di esso”

 

SCHEDA: USA  2007 Produzione  WARNER BROS. PICTURES, HOLLYWOOD GANG PRODUCTIONS, ATMOSPHERE ENTERTAINMENT MM, LEGENDARY PICTURES, VIRTUAL STUDIOS  Distribuzione  WARNER BROS. ITALIA  Data uscita  23-03-2007  Genere GRAPHIC NOVEL   Durata 1h e 57’ Specifiche tecniche  PANAVISION, 35 MM, SUPER 35 (1:2.35) - TECHNICOLOR  Tratto da  omonimo romanzo a fumetti di Frank Miller e Lynn Varley  Regia Zack  Snyder   Attori Gerard  Butler  Re Leonida Lena  Headey  Regina Gorgo David  Wenham  Dilios Dominic  West  Theron Michael  Fassbender  Stelios Vincent  Regan  Capitano Rodrigo  Santoro  Serse Andrew  Tiernan  Efialte Andrew  Pleavin  Daxos Soggetto Frank  Miller  (romanzo a fumetti) Lynn  Varley  (romanzo a fumetti) Sceneggiatura Michael  Gordon  (Michael B. Gordon)  Kurt  Johnstad   Zack  Snyder   Fotografia Larry  Fong   Musiche Tyler  Bates   Montaggio William  Hoy   Scenografia James D.  Bissell   Costumi Michael  Wilkinson   Effetti Jeremy  Hunt   Richard  Martin (III)   Ray  McIntyre Jr.   Kirsty  Millar   Jake  Morrison   Colin  Strause   Greg  Strause   Stephan  Trojansky   Chris  Watts   Edson  Williams  

 

 

 

 

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STELLE: ***Da adolescenti la battaglia delle Termopili l’avremmo disegnata così. Oltre all’indubbio impatto visivo, una blanda contestazione del mito dell’invincibile Sparta.

VOTO/BILANCIO:6.50

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 1.50

         2- coerenza logica, stile di regia: 4

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 5

 

lunedì, 28 aprile 2008

I DEMONI DI SAN PIETROBURGO(2): OPERA OMNIA

Demoni2

Ne I Demoni di San Pietroburgo, che segna il ritorno di Giuliano Montaldo al grande schermo dopo 18 anni di silenzio, una donna piange sconvolta la morte della bambina rimasta uccisa per caso nell’attentato messo in atto da un gruppo di rivoluzionari contro un membro della famiglia imperiale; subito dopo in un parco di San Pietroburgo un bambino raccoglie dei rametti e li porta a uno scrittore sofferente seduto su una panchina per scaldarlo. La figura infantile costituisce la porta d’accesso al mondo letterario di Fiodor Dostoevkij, di cui la pellicola ambisce ricomporre la personalità, raccogliendo citazioni ed indizi e disseminandoli qua e là in uno schema narrativo, architettato appositamente per fare da contenitore a suggestioni ed echi: l’oltraggio all’infanzia violata, la coscienza dilaniata da allucinazioni e rimorsi, delitti e castighi, inquisitori e poliziotti persecutori, terroristi velleitari, intellettuali e popolo, Bakunin  l’infatuazione per le idee socialiste e la delusione,  il sottosuolo della metropoli e dell’anima, prostitute patetiche e miseria, deportazione in Siberia, abiezioni ed esaltazioni improvvise, epilessia e debiti di gioco, dilemmi morali, ateismo e fede, generosità e amore estremo per il prossimo. 

 Non una piatta biografia dunque, ma la restituzione di un universo letterario nato dall’urgenza di trasfigurare in racconto una realtà particolarmente straziante, una scala che si attorciglia fra l’abisso e il cielo e fra il cielo e l’abisso: la vita è più ricca delle invenzioni dei poeti, ma queste la rendono più credibile, fa dire la sceneggiatura di Serbandini Zappelli e Montaldo allo scrittore a passeggio con la giovane stenografa. Coerentemente con tale impostazione, il regista, avvalendosi di uno stile solennemente convenzionale intinto in una patina di fangosa sordidezza, mescola verità e romanzo: Manojlovic/ Dostoevskij detta di giorno a Carolina Crescentini, la futura moglie, Il giocatore ed incontra di notte, in una città fantasma, i congiurati de I demoni, gli spettri creati dal delirio della mente e  trasformati in carne viva nella pagine dei suoi libri. A fare da trait-d’union fra allucinazione e ragione è il personaggio di Filippo Timi, terrorista pentito chiuso in manicomio, che informa l’autore di Delitto e castigo di un complotto  contro il Gran Duca e lo esorta a cercare Alexandra, il capo banda, per evitare l’omicidio folle e la sicura condanna a morte;  da qui inizia l’ossessivo inseguimento di una fantomatica immagine di donna dai molti volti e dai molti nomi: Appollinarija Suslova l’amante che  aveva lasciato il romanziere diventata la Polina amata appassionatamente dal protagonista de Il giocatore, opera scopertamente autobiografica, ma anche l’idealista, fanatico assertore e  vittima dei suoi stessi dogmi, l’eroe romantico e sognatore protagonista dei tanti intrecci dostoevkijani.

 La necessità di far convergere esperienza e creazione  motiva di fatto apparizioni, scomparse e monologhi de I demoni di San Pietroburgo e la vocazione enciclopedica/documentaristica finisce con il tradirne l’intento nobilmente divulgativo: del resto se l’identità del genio è una cuore in subbuglio nella defatigante maratona della vita, non è tempo perso registrarne i palpiti?

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CUORE: l’opera omnia di Dostoevskij

 

 

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STELLE: **ammirevole la tentata restituzione sullo schermo dell’opera omnia di Dosteoevkji ma dalla solenne calligrafia del sottosuolo non si ricava più di tanto.  Se non si conosce lo scrittore sfuggono i rimandi.

VOTO/BILANCIO:5 -

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 2.50

         2- coerenza logica, stile di regia: 3

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 2

 

 

 

 

 

postato da: spilluzzicando alle ore 09:19 | link | commenti
categorie: cinema, film, cinema e letteratura, cinema e dostoevkij
venerdì, 25 aprile 2008

I DEMONI DI SAN PIETROBURGO(1): IL POSTER PROMETTE

Locandina_i_demoni_di_san_pietrobur

RACCONTA DI: Siamo a Pietroburgo nel 1860 anno in cui la città vive un periodo di agitazione convulsa causa la morte di un componente della famiglia imperiale ucciso dai terroristi. Lo scrittore Dostoevskji, tormentato dall’epilassia, dai guai per di debiti di gioco, costretto per farvi fronte a scrivere  un nuovo romanzo, viene per caso a conoscenza di un nuovo attentato e per questo  si mette a cercare di notte la giovane donna Alexandra che è capo del gruppo rivoluzionario per tentare di fermarla, mentre di giorno detta “Il giocatore”…

SCHEDA: Origine  ITALIA 2007 Produzione  ELDA FERRI PER JEAN VIGO ITALIA, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA,Distribuzione  01 DISTRIBUTION (2008)Data uscita  24-04-2008 Durata 1h e 58’Genere   STORICOSpecifiche tecniche  35 MM Tratto da  UN'IDEA ORIGINALE DI ANDREI KONCHALOVSKY Regia Giuliano  Montaldo AttoriMiki  Manojlovic  Dostojevskij Carolina  Crescentini  Anna Roberto  Herlitzka  PavlovicAnita  Caprioli  Aleksandra Filippo  Timi  Gusiev Patrizia  Sacchi  Advotja Sandra  Ceccarelli  Natalia Ivanovna Giovanni  Martorana  Trifonov Giordano  De Plano  Dostojevskij da giovane Emilio  De Marchi  Gazin Enzo  Saturni  Giovane Dottore Carlo  Colombo  Stellowsky Cristina  Aceto  Ragazzina nuda Stefano  Saccotelli  Servitore di Stellowsky Giancarlo  Judica Cordiglia  Durov Steve  Della Casa  V° giudice militare Francesco  Marino  Segretario di Pavlovic Danny  Berger  II° giudice militare Marco  Gandini  sarto Federico  Zaimbra  Venditore ambulante SoggettoAndrei  Konchalovsky  (idea) Paolo  Serbandini SceneggiaturaPaolo  Serbandini Monica  ZapelliGiuliano  Montaldo Fotografia Arnaldo  Catinari Musiche Ennio  Morricone MontaggioConsuelo  cantucci Scenografia Francesco  Frigeri Arredamento Francesco  Frigeri Costumi Elisabetta  Montaldo Collab. regiaVera  Pescarolo Montaldo

 DA SEGNALARE: LA VOCE DI DOSTOJEVSKIJ E' DI SERGIO DI STEFANO-I PALAZZI PIEMONTESI FANNO LA PARTE DI PIETROBURGO

 

 

 

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POSTER E TITOLO: Il manifesto nel titolo collocato al centro, nell’atmosfera e nella figura maschile compressa fra le due donne allude scopertamente a Dostoevskij, l’opera letteraria del quale la pellicola di Montaldo si propone di rivisitare: lo spettatore si vede proiettato all’interno di una stampa d’epoca ove però fa fatica a distinguere  oggetti e persone, essendo i suoi occhi ostacolati dalla fitta neve e dalla nebbia. L’immagine topica della celebre città russa e del panorama siberiano si trasfigurano così in paesaggio interiore, spazio fisico solo incidentalmente: una coscienza obnubilata da esaltazioni, da allucinazione e rimorsi è una costante dei personaggi creati dall’autore di Delitto e castigo . nei quali il tormentato scrittore si identificava. L’unico elemento nitidamente riconoscibile sono l’uomo e le due donne ai lati: forse non sono loro i demoni, ma sono loro a doverli affrontare nella”notte bianca” che il film pare voler raccontare.

postato da: spilluzzicando alle ore 10:09 | link | commenti
categorie: cinema, film, manifesto film
mercoledì, 23 aprile 2008

LARS E UNA RAGAZZA TUTTA SUA(DVD): INDOVINA CHI VIENE A CENA

Larsandtherealgirl_04

Nel lontano 1967 Stanley Kramer in Indovina chi viene a cena provocava le coscienze immaginando l’imbarazzo di un incontro conviviale fra una famiglia di bianchi progressisti e una di neri, i cui figli sono fidanzati: sono passati decenni e oggi le nostre tavole,  al cinema soprattutto,  sono più o meno disposte ad accogliere chiunque senza scomporsi più di tanto.. La diversità e la bizzarria non scandalizzano, anzi sono portatori di valori sani e costituiscono la testimonianza della disponibilità al dialogo delle società contemporanea oppure, se si considera la cosa da un'altra prospettiva, l’eclatante sintomo dell’apatia e della tendenza ad irreggimentare nella spettacolarizzazione mediatica ogni aspetto del difforme. Allora per scuotere gli animi e salvarli da un‘abulia mortifera bisogna invitare a cena non una persona in carne ed ossa bensì una bambola gonfiabile, pescata in uno dei tanti siti porno su internet, trattarla come una donna in carne ed ossa, fare di lei la fidanzata, l’amica e la beniamina di un paesino di provincia sommerso costantemente  dal grigiore invernale: è quanto racconta il film di Gillespie Lars e una ragazza tutta sua.  

 Quando attraverso un pacco postale, Bianca, la ragazza di plastica, fa la sua irruzione nel quieto villaggio del Midwest lo trasforma magicamente in un presepe luminoso  dove  quasi tutti gli abitanti partecipano solidali al lieto evento che ha mutato le sorti del più disturbato e sfortunato di loro: da prima la  comparsa di lei suscita imbarazzo, poi gradualmente la piccola comunità si compatta  nella consapevolezza che non si tratta della follia di una mente malata e che la silenziosa creatura è viva di un’autenticità particolare, legata all’interiorità di ciascuno di loro. All’inizio del film Lars, un giovane impiegato solitario e strambo, guarda dalla finestra e nel bagliore accecante della neve attende  l’evento che possa salvare lui e il microcosmo asfittico in cui vive dalla paura del vuoto, dall’angoscia di diventare adulti : quasi nessuno dei personaggi di Lars è una ragazza tutta sua sa camminare senza stampelle, c’è chi come il protagonista cerca protezione avvolgendosi attorno al collo una sciarpa, chi in un orsacchiotto di peluche, chi fugge dalle proprie responsabilità e si sente in colpa, chi nei ricordi e nei fiori da portare al cimitero, e tutti soffrono dello “scompenso” di cui parla la saggia psicologa a proposito della condizione anomala del suo assistito.  Un universo fragile, di persone segnate dal lutto e dall’impotenza esistenziale, bisognose della carezza di un angelo e altresì del doloroso sacrificio di un capro espiatorio: Bianca non è l’eroina di una stramba favola animata e neppure  di un buffo apologo, è piuttosto la malinconica personificazione degli amori idolatri da estirpare prima di uscire dalle secche adolescenziali e abbandonare la lente distorcente, che attutisce asperità e gioie. L’humour  così penetra sottopelle in un storia di formazione in fondo crudele, come possono esserlo quelle ambientate in un oggi multiforme dove pratichiamo la respirazione bocca a bocca ai pupazzi prima di trascinarli con noi nell’abisso.    

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 RACCONTA DI: Siamo in una cittadina del Midwest, provincia statunitense,  al  giorno d’oggi. Lars, un uomo timidissimo,  presenta alla famiglia  Bianca,  la ragazza da lui conosciuta tramite internet, che   non è però una donna reale bensì una bambola che Lars considera però una persona. La reazione è quella che si può immaginare…

TITOLO: Nell’originale inglese il  titolo”Lars e la ragazza vera”  mette in evidenza la situazione paradossale, che costituisce il motore della commedia: la love story    fra Lars è perfetta proprio perchè la donna amata è  autentica a modo suo.  

CUORE: la sequenza in cui Lar presenta la nuova ragazza al fratello e alla cognata e cenano insieme.

SCHEDA: Titolo Originale  Lars and the Real Girl  USA 2007 Produzione  SIDNEY KIMMEL ENTERTAINMENT  Distribuzione  DNC ENTERTAINMENT (2008)  Data uscita  04-01-2008  Durata 1h e 46’ Genere:  COMMEDIA PSICOLOGICASpecifiche tecniche  35 MM (1:1.85)  Regia Craig  Gillespie   Attori Ryan  Gosling  Lars Lindstrom Emily  Mortimer  Karin Paul  Schneider  Gus Patricia  Clarkson  Dott.ssa Dagmar Kelli  Garner  Margo R.D.  Reid  Reverendo Bock Nancy  Beatty  Sig.ra Gruner Doug  Lennox  Sig. Hofstedtler Joe  Bostick  Sig. Shaw Liz  Gordon  Sig.ra Schindler Nicky  Guadagni  Sig.ra Petersen Karen  Robinson  Cindy Maxwell  McCabe-Lokos  Kurt Billy  Parrott  Erik Sally  Cahill  Deb Angela  Vint  Sandy Soggetto Nancy  Oliver   Sceneggiatura Nancy  Oliver   Fotografia Adam  Kimmel   Musiche David  Torn   Montaggio Tatiana S.  Riegel   Scenografia Arvinder  Grewal   Arredamento Steve  Shewchuk   Costumi Kirston  Leigh Mann   Gerri  Gillan   Effetti Jeremy  Nicolaides   Chris  Brown  

DA SEGNALARE:  - CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2008 PER IL MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA DI FILM CAMMEDIA/MUSICALE.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2008 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE.

 

 

 

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STELLE: ****la delicata storia di una bambola di gomma, che diventa capro espiatorio e permette a un intera comunità di compattarsi e a un adulto non cresciuto di svilupparsi.

VOTO/BILANCIO: 7-

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4

         2- coerenza logica, stile di regia: 3

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 4

 

 

lunedì, 21 aprile 2008

10 COSE DI NOI(2): VENDESI SCOPETTONE

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La vita è un romanzo o un dramma, ma nella poetica del “diminutivo” propria del cinema minimale statunitense essa è contenuta tutta in un elenco numerato: un carrello del supermarket nel quale è consentito mettere prima di presentarsi alla cassa non più di dieci cose, dopo averne espunte dalla lista altrettante. Borges, ovvero la letteratura alta, paragona l’universo a un’ immensa biblioteca il cui senso ultimo ci sfugge, la pellicola di Sieberling, 10 cose di noi, invece l’assimila agli scaffali di un grande magazzino costipato di merci e lo svilimento metaforico, certo inconsapevole, ha il valore da un lato di una resa di fronte all’enigma dell’esistenza, dall’altro però di un atteggiamento non rinunciatario nei confronti dello stare al mondo: tenuto conto che bisogna sopravvivere in un modo o nell’altro in un cosmo indecifrabile e in una società iniqua, occorre farlo con allegria, valorizzando le virtù di cui siamo dotati  e scegliendo fra i tanti oggetti del negozio pieno quelli che ci piacciono e ci danno gioia, buttarli nel carrello e portarseli a casa.

 I due protagonisti del lungometraggio, la star hollywoodiana Morgan Freeman e la cassiera messicana Paz Vega, esemplificano di fatto un’umanità infelice ma agli antipodi, destinata a incontrarsi esclusivamente nella realtà simulata della finzione: il divo in crisi fa una vacanza esplorativa   a Carson, sobborgo multietnico  della Los Angeles povera, fra le case roulotte, gli autolavaggi e i drugstore e trovando in sé l’energia dell’istrione, volteggia in mezzo alle auto, fa complimenti a casalinghe obese, osserva impiegati alienati dal lavoro di routine e nella significativa sequenza incastonata fra i titoli di testa offre scopettoni ai clienti del grande emporio facendo la parte della commessa. Il viaggio per strada e lontano dagli studi della Major gli consente di riscoprire la vecchia lezione sul cinema fabbrica che vende illusioni, superflua forse per i quartieri ricchi, ma essenziale per le periferie miserabili.

 Uno iato vivificante che forse avrebbe necessitato di minore compattezza e di una messinscena più fastosa:  10 cose di noi è del resto costato pochissimo, è stato girato in una quindicina di giorni con una troupe ridotta al minimo ed è stato concepito e progettato più come un’improvvisazione spontanea che come un’opera studiata a tavolino. Una conversazione informale quindi fra due persone, impegnate nel ruolo di se stesse, mentre fanno un piccolo tour per il quartiere su una vecchia utilitaria color giallo senape.  Ne scaturisce una sorta di riconciliazione ottimistica e antidogmatica sul cinema indipendente a piccolo budget e quello titanico delle grosse produzioni: lo schermo è uno specchio perfetto per riconoscersi o per consolarsi, davanti al quale si parla, ci si libera o semplicemente si sogna ad occhi aperti.  Nulla di più e nulla di meno: gli uomini muoiono, gli attori scompaiono…

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CUORE: la sequenza nei titoli di testa in cui Morgan Freeman fa il venditore nel centro commerciale-le 10 cose da tenere e da buttare via elencate da Morgan Freeman e Paz Vega

 

 

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STELLE:*** un attore in crisi e una cassiera si incontrano e parlano girando in auto:una riflessione sulla settima arte affidata esclusivamente alla performance di Morgan Freeman e Paz Vega. Un esempio di cinema povero o “minimale”

VOTO/BILANCIO: 6-

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3/4

         2- coerenza logica, stile di regia: 2

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 4

 

 

 

 

 

venerdì, 18 aprile 2008

10 COSE DI NOI(1): IL POSTER PROMETTE

Locandina_10_cose_di_noi

RACCONTA DI: Un attore perfezionista e un po’ in crisi dovendo accettare la parte di direttore di supermarket in un film per calarsi nei panni della vicenda entra in un piccolo supermarket alla periferia di Los Angeles. Piantato in asso dall’autista accetta un passaggio da Scarlet, cassiera del supermarket. L’incontro inaspettato consentirà ad entrambi di dare una svolta alla propria vita.

SCHEDA: Titolo Originale  10 Items or Less  USA 2006 Produzione  REVEAL ENTERTAINMENT, REVELATIONS ENTERTAINMENT, MOCKINGBIRD PICTURES, 10 ITEMS  Distribuzione  DNC ENTERTAINMENT (2008)  Data uscita  18-04-2008  Durata  1h e 22’ Genere  COMMEDIA MINIMALE Specifiche tecniche  35 MM (1:1.85)  Regia Brad  Silberling   Attori Morgan Freeman  L'attore Paz  Vega  Scarlet Jonah  Hill  Il ragazzo Bobby  Cannavale  Bobby Jennifer  Echols  Tracy Kumar  Pallana  Lee Soggetto Brad  Silberling   Sceneggiatura Brad  Silberling   Fotografia Phedon  Papamichael   Musiche Antonio  Pinto   Montaggio Michael  Kahn   Scenografia Denise  Pizzini   Arredamento Kelly  Berry   Costumi Isis  Mussenden  

 

 

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POSTER E TITOLO: Un uomo è una donna seduti sul cofano di una vecchia automobile giallo senape, sullo sfondo un negozio o un garage, parlano allegramente: il paesaggio dimesso, l’abbigliamento informale costituiscono il contesto urbano periferico tipico del cosiddetto “cinema minimale” statunitense. Non c’è nulla nel poster che faccia pensare all’eccezionalità della tragedia o al caricaturale iperbolico della commedia: il clima è spensierato, assolutamente sereno, nella coppia c’è confidenza, dimestichezza, e, nonostante la differenza di sesso, è del tutto assente la tensione di un rapporto erotico e sentimentale. Lo spazio aperto, la strada, in cui avviene il colloquio, concepito come occasione  vivificante di incontro e di conoscenza è un altro luogo comune della cultura americana. Nella parte inferiore della locandina le lettere del titolo, fra le quali hanno risalto  il dieci per le dimensione e il noi per il bianco:  si tratta, a quanto pare, di  un riferimento ai pezzi  battuti dalla cassa del supermarket, ma qui alludono alle cose essenziali per vivere, dieci come i comandamenti della Bibbia, il patrimonio esistenziale di ogni individuo, il  tesoro di esperienza da comunicare e da trasmettere a chi è disponibile all’ascolto.   

postato da: spilluzzicando alle ore 08:56 | link | commenti
categorie: cinema, film, manifesto film
mercoledì, 16 aprile 2008

THE HISTORY BOYS( DVD): AMORI DI GRUPPO

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Stando all’elegiaca conclusione in una cattedrale in penombra, The History Boys di Hytner, ambientato nella Gran Bretagna degli anni ’80, il periodo thatcheriano, celebra il funerale della letteratura, dipartita assieme al bizzarro docente nel quale essa si è incarnata, e nello stesso tempo lascia sottintendere la  probabile sopravvivenza della medesima nell’impronta lasciata da questi nei suoi allievi, la classe dirigente del Paese. Il film, tratto da un pièce teatrale di successo di Alan Bennet, però racconta  di quanto sia complicato essere educati e soprattutto educare e per questo sceglie come laboratorio ottimale un college dello Yorkshire  e come cavie un campionario di studenti e di docenti esemplari, portatori questi ultimi di metodi didattici opposti ma assai simili in quanto a fragilità di carattere ed inadeguatezza al mondo fuori dalle mura austere del liceo: nonostante i rimandi all’aristocratico contesto britsh e la regia appiattita sulle risorse del dotto discettare dei protagonisti,  l’esperimento riesce in quanto  emerge senza inutili moralismi e con il tipico humour inglese la viscerale ambiguità, impermeabile a qualunque riforma modernista, dei sistemi scolastici  Lo si trova già scritto del resto nel primo trattato di pedagogia scritto nel 1 secolo dopo Cristo da Quintiliano: l’aula è un luogo dove si scambiano più emozioni che nozioni, le prime restano, le altre si dimenticano facilmente soppiantate dalla necessità pratiche. Ed è la prepotenza delle emozioni a stabilire differenze, a decretare vincitori e vinti: la scuola è pura finzione, ove per chi insegna è difficile imparare a non dire di essere umani; resistere a giovinezza, bellezza e energia uniti insieme è impresa impossibile. Il rapporto insegnante allievo è subdolamente basato sulla forza, una sorta di duello psicologico verbale, dove non  è così chiaro chi plasma e chi è plasmato, chi è vittima e chi carnefice. La pellicola, buttandola sull’innamoramento non voluto,  nei pirotecnici tentativi di approccio fra un prestante studente sicuro del proprio fascino e un giovane docente represso comprensibilmente semplifica un fenomeno ben più sfuggente.

L’obeso  Richard Griffiths, discendente del Re Giorgio di La pazzia di Re Giorgio, diretto da Hytner nel 1995,  accusato di palpeggiare gli allievi mentre li porta sulla moto, si difende blandamente sostenendo, con riferimento a Platone e all’omosessualità rituale dei Greci, che la trasmissione della conoscenza è di per sé un atto erotico. L’affermazione va presa alla lettera, purché non la si limiti all’ambito meramente sessuale ed è una descrizione ineccepibile dell’apprendimento perfetto: l’atto erotico presuppone la reciproca attrazione, nonché lo scambio paritario fra chi dà e chi riceve piacere.  A vincere la sfida per la formazione  dell’androceo di campioni dello studio è per questo il linguaggio poetico e metaforico del bislacco professore sconclusionato, messo da parte dall’arrivo del moderno e magrissimo collega con gli occhialini, che usa il gergo giornalistico necessario per vincere il certamen di ammissione a Cambridge e Oxford: l’universo umano non ha regole controllabili e  lo comprendono assai meglio i folli e i viziosi dichiarati dei presunti sani. 

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 RACCONTA DI: Inghileterra, Yorkshire, 1983. Un  gruppo di liceali si prepara agli esami di ammissione per Oxford e Cambridge. L’ambizioso preside convinto che la preparazione del prof. Hector, attratto dai giovani allievi, non garantisca loro una preparazione adeguata, li affida a un giovane insegnante cinico e anch’egli con propensioni omosessuali.

TITOLO: Il titolo, in italiano” Storia di ragazzi” rimanda alla classica storia di formazione tipicamente anglosassone  di un gruppo di ragazzi all’interno del college.

CUORE: La frase del prof. Hector: la trasmissione della conoscenza è un atto erotico.

 SCHEDA:

GRAN BRETAGNA 2006 Genere ST0RIA DI FORMAZIONE. Durata 1h e 49’ Uscita in sala 25/05/2007  Regia:  Nicholas Hytner Cast: Richard Griffiths, Frances de la Tour, Stephen Campbell Moore, Samuel Barnett, Dominic Cooper, James Corden, Jamie Parker, Russell Tovey, Samuel Anderson, Sacha Dhawan, Andrew Knott, Penelope Wilton, Adrian Scarborough, Georgia Taylor, Clive Merrison.

 

 

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STELLE:*** dissertazione ironica sui pericoli e sull’ambiguità dell’educazione scolastica: trasmettere la conoscenza è un atto erotico.  

VOTO/BILANCIO: 6+

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4

         2- coerenza logica, stile di regia: 2.25

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 4

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categorie: cinema, film, cinema e scuola, cinema ed eros
lunedì, 14 aprile 2008

JUNO(2): UN GRAFFITO IMPREVISTO

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Juno di Jason Reitman, autore del provocatorio pamphlet sul fumo Thank You For Smoking,  non ha carte per aspirare all’alloro del capolavoro ma a quello, non disprezzabile, dell’opera “cult” e del  fenomeno mediatico sicuramente sì e la ragione sta tutta nei dettagli: il telefono in forma di hamburger della protagonista, i tic tac arancio che profumano l’alito del suo ragazzo, e infine la pancia rotonda che la trasforma da quindicenne sexy in un buffo pianeta ambulante. Particolari coincidenti con le possibilità minime di ciascuno di noi di incidere liberamente sull’aspetto del mondo e di scompigliarne fantasiosamente le scontate apparenze: Elle Page è una Giunone  adolescente scanzonata e dissacrata, simile per scherzo all’eroina gravida di un manga giapponese, senza ambizioni rivoluzionarie o filosofiche e senza un’identità definita, con il privilegio di sentirsi amata dal padre, dalla matrigna, dall’amica del cuore e infine dal quasi bambino destinato a diventare padre del “fagiolo”, eppure percepisce istintivamente  ciò che la pellicola lascia per lo più fuori campo, la condizione di aridità e di penuria affettiva della maggior parte della gente, un muro piatto su cui lei può solamente lasciare il segno di un graffito imprevisto.   

Juno non è del resto irrealistico nel ritrarre un’adolescenza non esasperata, per cui tutto è ancora gioco: a caratterizzare i liceali del lungometraggio non è la precocità sessuale, tanto meno la violenza, bensì da un lato l’inesperienza, l’insicurezza  e la tendenza all’omologazione nei comportamenti e nel linguaggio, dall’altro l’idealismo sprovveduto e il rifiuto dei compromessi della vita adulta. La malvagità alla stato puro è merce rara, essa assume piuttosto i toni e i comportamenti molto più prosaici e diffusi dell’egoismo: a fronte di genitori comprensivi e affettuosi, non necessariamente biologici, ve ne sono altri immemori e troppo presi da se stessi per essere davvero tali. Sull’essere madre o padre si gioca il destino dell’utopia umanitaria, ma uomini e donne vivono su un piano scivoloso ed inclinato e la quindicenne sognatrice s’illude di raddrizzarlo con un dono inaspettato.

  Il fumetto ipercolorato  che ospita lei e i suoi allegri e disponibili cari sfiora il piano nobile della tragedia nel momento in cui si accorge invadendo, intrusa indispensabile, l’algida dimora della coppia benestante, destinata ad accogliere il neonato, di quanto le persone non siano mai simili a se stesse  e che i progetti importanti spesso mancano proprio di un futuro, ragione per la quale ci sono mille ragioni per non abortire e ce ne sono altrettante per farlo: Juno piange in auto fermandosi ai margini della strada e scoprendosi parte del paesaggio desolato della triste provincia americana. Il film a questo punto si incepperebbe,  ingabbiandosi in un punto di vista, se non fosse per lo scatto in avanti  imposto dall’ottimismo della volontà di scegliere contro il prevedibile: scarto nella trama non del tutto plausibile sul piano logico, tuttavia perfettamente in linea con le correnti sentimentali della futura puerpera.

 La mimesi della complicata città dei teen ager ha innegabilmente punte accattivanti di furbizia attribuibili alla sceneggiatura dell’ex-blogger e spogliarellista Diablo Cody, però ha il merito di mostrare, dopo averli salvati dal branco, i liceali della porta acconto, quelli che masticano caramelle all’arancio perché avere il fiato profumato e un modo come un altro per essere gentili con gli altri.

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CUORE: il telefono hamburger, i tic tac arancione, il pancione di Juno-la scena in cui Juno piange in auto: la consapevolezza che ci possono essere mille ragione per liberarsi del fagiolo la fa vacillare.

 

 

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STELLE: ****i giovani sono nostri figli, la bontà e la gentilezza esistono e pure l’egoismo. Il film è rispettoso dei diversi punti di vista sull’aborto.  

VOTO/BILANCIO: 7-

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3

         2- coerenza logica, stile di regia: 3

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo:5

 

 

 

 

 

postato da: spilluzzicando alle ore 10:39 | link | commenti
categorie: cinema, film, cinema ed etica, adolescenza e cinema
venerdì, 11 aprile 2008

JUNO(1): IL POSTER PROMETTE

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RACCONTA DI: Un compagno di scuola mette incinta la quindicenne Juno MacGuff, e, aiutata dai genitore che non si scandalizzano e dal migliore amico, decide di donare il suo bambino a Vanessa e Mark, una coppia che non può avere figli. La gravidanza, vissuta allegramente, consente a lei e a coloro che le stanno attorno, di crescere.

SCHEDA: USA 2007  Specifiche tecniche  PANAVISION, 35 MM (1:1.85) - TECHNICOLOR, DE LUXE  Produzione  FOX SEARCHLIGHT PICTURES, MANDATE PICTURES, MR. MUDD  Distribuzione  20TH CENTURY FOX ITALIA (2008)  Data uscita  04-04-2008  Durata 1h e 32’Genere  COMMEDIA Regia Jason  Reitman   Attori Ellen  Page  Juno MacGuff Michael  Cera  Paulie Bleeker Jennifer  Garner  Vanessa Loring Jason  Bateman  Mark Loring Olivia  Thirlby  Leah J.K.  Simmons  Mac MacGuff Allison  Janney  Bren Rainn  Wilson  Rollo Soggetto Diablo  Cody   Sceneggiatura Diablo  Cody   Fotografia Eric  Steelberg   Musiche Kimya  Dawson   Mateo  Messina   Montaggio Dana E.  Glauberman   Scenografia Steve  Saklad   Arredamento Shane  Vieau   Costumi Monique  Prudhomme   Effetti Brandon  Flyte   John  Sleep  

 DA SEGNALARE - MARCO AURELIO - CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO AGRICOLTURA DI ROMA COME MIGLIOR FILM ALLA II^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2007).

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2008 PER: MIGLIOR FILM COMMEDIA/MUSICALE, ATTRICE PROTAGONISTA E SCENEGGIATURA.

- OSCAR 2008 A DIABLO CODY COME MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE. IL FILM ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR FILM, REGIA E ATTRICE PROTAGONISTA.

 

 

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POSTER E TITOLO: La bandiera a stelle e strisce sullo sfondo a sinistra del poster ha lo stesso colore arancio di una bibita frizzante  e dozzinale o di una pastiglietta di tic-tac e una ragazzina sbrindellata, sbucata da chissà dove, guarda con smorfia impertinente e di sfida lo spettatore: il nome mitologico Juno/Giunone, scritto a caratteri di un brioso giallo limone, con riferimento alla dea Giunone, la protettrice dei parti, la fa assomigliare all’eroina di un bizzarro fumetto; il pancione ostentato sembra persino finto, come se  si fosse nascosta un pallone nella pancia per prendere in giro il mondo. Si tratta evidentemente di una provocazione, del ribaltamento di prospettive comuni a cui Reitman già regista del politicamente scorretto Thank You For Smoking. non è nuovo. La maternità non è un diritto e non è un dovere morale ma è un dispetto fatto alla presunzione della società di ingabbiare in concetti e pregiudizi di varia natura le esistenze: essere madri è un gusto, un sapore, un gioco spiritoso, uno sberleffo alla supposta serietà del vivere, un mandarino gustoso perché mangiato fuori pasto, una caramella colorata per addolcire il fiato, la dissacrante e scanzonata favola di un giornaletto per ragazzi.  

postato da: spilluzzicando alle ore 08:59 | link | commenti
categorie: cinema, film, manifesto film
mercoledì, 09 aprile 2008

TIDELAND-IL MONDO CAPOVOLTO (DVD): SENZA MERAVIGLIE

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 Il ragazzo ritardato ed epilettico compagno di giochi della decenne Jeliza-Rose nel coerentemente scombinato Tideland di Terry Gilliam esterna l’orrore e l’odio che gli deforma il corpo in una sorta di sogno profetico apocalittico: dice di avere in un posto segreto un’enorme bomba atomica e di aver intenzione di fare esplodere il pianeta, depurato il quale dall’umanità tornerà Gesù e con lui  purezza e innocenza perduti. Il disgusto puritano per le condizioni di vita materiali della metropoli contemporanea e il desiderio segreto di spazzare via in un sol colpo la società insana potrebbe altresì essere il presupposto razionale della favola nera ideata dell’autore de L’esercito delle dodici scimmie e di Brazil, sul modello del capolavoro di Caroll Alice nel paese delle meraviglie: la bambina protagonista della pellicola, Jeliza-Rose, tocca, dotata di granitica imperturbabilità, un campionario di brutture inenarrabili, dalla pedofilia alle necrofilia, eppure riesce a volarci sopra  e a edificare un castello  incantato a cielo aperto pieno di sorprendenti cunicoli segreti e costipato di presenze subumane, streghe vestite di nero con l’occhio accecato per vendetta da un’ape gelosa, cacciatori di squali su sommergibili, scoiattoli parlanti e bamboline sgraziate dai corpi monchi.

 La trasfigurazione della realtà operata dalla fantasia accesa di Jeliza, solidale con l’esuberanza visionaria dello stesso Gilliam, assume fin dalle prime sequenze i toni di un angoscioso delirio, nel quale non c’è più neppure uno straccio di certezza solida a cui aggrapparsi, ed ha le radici nell’estasi da eroina del padre e della madre tossicomani: la mente obnubilata dalle sostanze stupefacenti o dalle patologie dell’immaginazione  vaga qua e là, libera da impacci, e alla fine approda nella terra delle maree alle spiaggia sotterranea dove si scaricano i sogni e le speranze degli uomini. Uno spazio mentale dunque, un luogo d’esilio e d’abbandono, il lascito spirituale del genitore mummificato  e allucinato alla figlia: una baracca in mezzo al nulla, costruita sull’impronta del raccapricciante hotel abitato dal folle omicida di Psycho, un continente dominato dall’arsura, o piuttosto un dipinto di Andrew Wyeth, il pittore gotico delle praterie.

 Gilliam ha addossato sulle spalle fragilissime di una bambina, interpretata da Jodelle Ferland, una star  della tv canadese,  il gravoso compito di rigenerare il mondo dopo l’auspicabile apocalisse in una zona deserta dello Jutland e il ripopolamento  richiama reminescenze colte da Hitchcock a Bunuel alla pittura surrealista e titilla morbosamente il suo incandescente estro, tuttavia lo spettatore si trova sbalestrato in un bislacco e tetro Luna Park a cercare invano fra lingue in bocca viscide come serpenti    e cadaveri imbalsamati le meraviglie.     

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 RACCONTA DI: Morta la madre per overdose Jeliza Rose, undicenne, lascia Los Angeles con il padre Noah, una rockstar fallita, anch’egli tossicodipendente e vanno a vivere in un posto sperduto nella campagna texana Texas in una casa diroccata. Il padre però morendo lascia sola la bambina a cui non resta che fuggire assieme a due fratelli suoi vicini di casa, in una realtà fantastica, popolata da scoiattoli e bambole parlanti.

TITOLO: Terra della marea, recita il titolo, ripreso in parte dal sottotitolo italiano “ il mondo capovolto”: è un’allusione  al surreale universo fantastico, suggerito alla protagonista dei flm dal padri fra i deliri della droga, che lei trasfigura . E’ il  “paese della meraviglie” nascosto negli specchi dove le Alici contemporaneo possono trovare riparo.

CUORE: il sogno del cacciatore di squali di far esplodere la terra con un enorme bomba atomica, per farvi tornare Gesù.

 SCHEDA: CANADA, GRAN BRETAGNA  2005 Produzione  CAPRI FILMS INC., RECORDED PICTURE COMPANY (RPC)  Distribuzione  OFFICINE UBU (2007)  Data uscita  31-10-2007  Vietato  14  Durata  2 hGenere  FAVOLA NERA Specifiche tecniche  35 MM  Tratto da  romanzo omonimo di Mitch Cullin (Fazi Editore, le strade, 2006)  Regia Terry  Gilliam   Attori Jeff  Bridges  Noah Jodelle  Ferland  Jeliza-Rose Brendan  Fletcher  Dickens Janet  McTeer  Dell Jennifer  Tilly  Regina Gunhilda Dylan  Taylor  Patrick Sally  Crooks  Madre di Dell Aldon  Adair  Luke Wendy  Anderson   Kent  Wolkowski   Soggetto Mitch  Cullin  (romanzo) Tony  Grisoni   Terry  Gilliam   Sceneggiatura Tony  Grisoni   Terry  Gilliam   Fotografia Nicola  Pecorini   Musiche Mychael  Danna   Jeff  Danna   Canzone "Wash Me in the Blood" di Dave Howman, André Jacquemin.     Montaggio Lesley  Walker   Scenografia Jasna  Stefanovic   Arredamento Sara  McCudden   Costumi Mario  Davignon   White  Delphine   Effetti Leo  Wieser   John Paul  Docherty   Richard  Bain   Bleeding Art Industries Inc.  

 

 

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STELLE: *se non si ama Gilliam difficile che la ripugnante favola nera con cadaveri imbalsamati e sospetti di pedofilia conquisti.

VOTO/BILANCIO: 5-

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3.50

         2- coerenza logica, stile di regia: 3.50

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 1

 

lunedì, 07 aprile 2008

TUTTA LA VITA DAVANTI(2): IL CANE FINTO

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Paolo Virzì nella  ultima e più matura opera, Tutta la vita davanti, tratta dal diario-blog di Michela Murgia, consegna allo schermo un ritratto paradossale, a metà fra il grottesco e il tragico, dell’Italia contemporanea: nei pubblici vizi emergono le virtù individuali di chi ha avuto la fortuna di aver ricevuto educazione e cultura e il merito di averli saputi tradurre in capacità critica di giudizio e in quel complesso di qualità comportamentali che i Greci riassumevano nel concetto di “sumpateia” o “filantropia” e i Latini traducevano in “humanitas” intendendo la comprensione per le debolezze e le ragioni degli altri e soprattutto la solidarietà fra esseri umani condannati alle medesime sofferenze.  Probabilmente Isabella Aragonese/Marta, la laureata con lode in filosofia teoretica protagonista della pellicola, ha imparato il senso concreto e universalmente attuale di tali arcaici valori dall’amata madre, insegnante severa di Latino e Greco al liceo di Palermo: l’avventura esplorativa nelle periferie sordide della metropoli di oggi può essere affrontata rimanendone immune solo dopo aver assorbito nell’organismo il vaccino di una formazione etica ed intellettuale non appiccicaticcia e astrattamente manualistica.  

 Corroborata dunque da mille letture ben assimilate, Marta vacilla talora nei sentimenti,  eppure non tradisce mai la missione di intellettuale e proprio nel momento in cui la società la relega nell’angolo degli emarginati disoccupati promossi alla miseria del precariato, osservando e sperimentando in prima persona gli inferi del call center,  ricava la certezza che un mondo senza filosofi è un mondo folle ed ubriaco, dove il dramma rattenuto minaccia costantemente di esplodere: se l’eccellenza del pensiero  sopravvive nei fantasmi incartapecoriti seduti dietro le cattedre all’università,  i bambini, la cui anarchia lessicale significa libertà dai condizionamenti,  ancora  ascoltano e se il compito dei pensatore è insegnare a diffidare della realtà, in loro sta la speranza di una rigenerazione e da loro bisogna iniziare.  La chiave di lettura del film cosi ci viene  fornita dal mito delle caverna platonica raccontata da Marta alla figlia piccola di Michaela Randazzo, procace e patetica ragazza madre sprovveduta: gli uomini vivono incatenati in una grotta, vedono ombre proiettate sul muro e le scambiano per la verità; allora, conclude la bambina perspicace, loro vogliono bene a un cane finto perché non ne hanno mai visto uno vero. Il cane finto sul muro della caverna è l’ossessione rattenuta dal sorriso incollato alle labbra di Sabrina Ferilli, versione coatta e depressa della femme fatale,  è  la smania divorante del primo posto in classifica di Elio Germano/ Lucio 2, è il titanismo  inconsistente di Massimo Ghini, ma è persino l’illusoria lotta di liberazione portata avanti dal sindacalista Mastrandrea. 

Virzì ha certo pietà dell’umanità di vittime fragili che descrive, prigioniere dell’antro, anche perché ne fa parte la velleitaria  gioventù di idealisti sconfitti rappresentata malinconicamente nei suoi precedenti film. Il percorso della neo dottoressa, introdotto  dalla pleonastica voce fuori campo di Laura Morante, indica però nell’autore livornese una prospettiva meno crepuscolare e più illuministica, per la quale cuore e acume analitico si confortano a vicenda: Tutta la vita davanti non si risolve comunque  in un j’accuse,  tuttavia indicando la sintomatologia collettiva del male nell’imbarbarimento scurrile e nella standardizzazione della lingua, nella dittatura di un capitalismo insano e nei modelli imposti dalla cattiva televisione rende evidenti le responsabilità di una classe dirigente immeritevole e prona più ai sorrisi dei direttori di banca che alla vocazione di guida civilizzatrice di un Paese.

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TITOLO: E’ quello che si dice ai giovani e si pensa quando si è tali, ma il film lo interpreta sarcasticamente alla lettera: la vita non è mai qui e ora, ma è sempre davanti a noi, come un miraggio nel deserto.

CUORE: il mito della caverna raccontato come una favola da Isabella Aragonese alla bambina

 

 

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STELLE: ****l’Italia di oggi secondo Platone e il mito della caverna.

VOTO/BILANCIO: 7/8

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3

         2- coerenza logica, stile di regia: 4

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 5

 

 

 

 

 

venerdì, 04 aprile 2008

TUTTA LA VITA DAVANTI(1): IL MANIFESTO PROMETTE

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RACCONTA DI: Marta si è appena laureato con lode in Filosofia, ma è disoccupata. Dopo aver tentato inutilmente varie strade, trova posto nel call center della Multiple, che vende robot da cucina. Qui comincia la sua avventura sociale ed umana.

 

SCHEDA: ITALIA  2007 Produzione  MOTORINO AMARANTO  Distribuzione  MEDUSA  Data uscita  28-03-2008  Genere  COMMEDIA SOCIALE  Specifiche tecniche  35 MM  Tratto da  'Il mondo deve sapere - Romanzo tragicomico di una telefonista precaria' di Michela Murgia (Isbn Edizioni, 2006)  Regia Paolo  Virzì   Attori Sabrina  Ferilli  Daniela Elio  Germano  Lucio Valerio  Mastandrea  Giorgio Conforti Massimo  Ghini  Claudio Micaela  Ramazzotti  Sonia Isabella  Ragonese  Marta Soggetto Michela  Murgia  (romanzo) Sceneggiatura Paolo  Virzì   Francesco  Bruni   Fotografia Nicola  Pecorini   Musiche Gabriella  Conti   Marco  Streccioni   Montaggio Esmeralda  Calabria   Costumi Claudette  Lilly   Effetti Paolo  Zeccara   Franco  Galiano   

 

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Nel poster per rappresentare l’Italia di oggi si è avuto la felice idea di sovrapporla a quella povera e dignitosa raffigurata nel quadro manifesto “Il quarto stato” di Pelizza da Volpedo del 1901, una delle icone del XX secolo. Qui come là una folla avanza verso una meta precisa, ma atmosfera e paesaggio umano sono profondamente mutati: una massa variopinta e ben vestita cammina, in prima fila il volto radioso di un gruppo di persone, che, portavoce di tutti, guarda gioiosamente in avanti, come se avesse a portata di mano felicità e realizzazione di sé. Di primo acchito si potrebbe immaginare che i sogni di avanzamento sociale dei protagonisti del “quarto stato” abbiano avuto modo di realizzarsi nei loro nipoti e pronipoti più o meno un secolo dopo: osservando attentamente però ci accorgiamo che abbigliamento e colori sono chiassosi e frastornanti, le persone hanno attorno il deserto, sembrano racchiuse e compresse in una bolla d’aria, e l’universo in cui si muovono è simulato, parodia grottesca di un altro parallelo, dimenticato o addirittura non percepito. Così l’illustre simbolo della lotta di classe si trasforma nella locandina di uno spot pubblicitario, dove l’unico stato d’animo ammissibile è un entusiasmo artificioso, e ricorda persino l’ultima compagna elettorale nella quale folle festanti  attorniano i vari campioni della politica nazionale: la vita,  dice il titolo del film, non è mai qui, è sempre avanti…

postato da: spilluzzicando alle ore 09:03 | link | commenti (1)
categorie: manifesto film
mercoledì, 02 aprile 2008

MICHAEL CLAYTON (DVD): LA CONQUISTA E IL REGNO

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Nell’ambiente inquinato dalla fondamenta dei grandi studi legali statunitensi evocato dallo sceneggiatore Tony Gilroy, esordiente alla regia, in Michael Clayton non arrivano gli eroi a combattere il male, semplicemente perché morale e ragione hanno abbandonato l’uomo e da nessuna parte si trovano più buoni o cattivi ma  individui resi ciechi e immemori dal più antico e potente dei vizi, l’avidità:  la saggezza si preserva  miracolosamente illesa nei fanciulli e nei  libri  da loro amati oppure si manifesta come rottura violenta di equilibrio negli adulti quando dimenticano per caso di ingerire le “pillole” della salute mentale e si spogliano nudi in un parcheggio, nella speranza di risvegliare gli animi. Solo la solidarietà fra follia ed innocenza consente  la riscoperta della coscienza e l’utopia della rinascita. L ’improvvisa pazzia dell’amico e la purezza granitica del figlio bambino, illuminati entrambi dalle medesime frasi del romanzo fantastico intitolato“La conquista e il regno”, fanno irruzione ad un tratto nel disordine inquieto dell’avvocato “aggiustatore” dei pasticci dei miliardari George Clooney, con un passato di giocatore d’azzardo, nei guai per via dei debiti e del fratello tossicomane; a questo punto gli alibi con cui riusciva a tenere insieme forzatamente i pezzi di un’esistenza allo sbando implodono e provocano la catastrofe, secondo la prassi del genere, catartica. 

 La classicità del legal-thriller  in Michael Clayton assembla di fatto con professionalità gli elementi  di un intreccio tipo, tuttavia il vero fattore di tensione è la rottura tempestosa delle scusanti di chi è complice consapevole di un ingranaggio malefico: le multinazionali uccidono vendendo prodotti cancerogeni, il sistema è corrotto, ma lo si sa dai tempi del cinema battagliero degli anni 70’ e dunque la lotta non avviene più in nome della giustizia sociale e di una democrazia perfettibile, sulla quale nessuno pare più illudersi e scommettere, bensì, molto più modestamente, in difesa dell’integrità etica di ciascuno, che significa  assunzione di responsabilità di fronte alle proprie azioni.

 La malattia diffusa ovunque nei grattacieli scintillanti, è l’oscuramento dell’ identità, sepolta nella montagna di dollari facili: maschere  e  burattini facendo scattare gli interruttori accendono e spengono le luci del globo, e quando la gelida donna in carriera, Tilda Swinton, la campionessa della UNorth del diserbante omicida,  si guarda allo specchio  non appare che l’ ombra sgualcita di chissà quale destino luminoso. E l’impressione di un istante, ma il volto di lei assume le stesse sfumature e pieghe di quello  stropicciato e dolente del trionfatore Clooney che vaga senza meta in taxi per la città ripulita dalla luce del sole: la favola è finita, eppure tra qualche ora sarà di nuovo notte e c’è da dubitare che gli adulti sappiano ricavarne la morale con la medesima precisione del figlio piccolo di Clooney, che infatti raccomanda al padre la lettura de“il regno e la conquista” e lì si racconta del posto che tutti vorrebbero raggiungere, giacché tutti fanno lo stesso sogno, senza saperlo.

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 RACCONTA DI: Michael Clayton fa l’avvocato a New York  da 15 anni e la sua professionalità consiste nell’”aggiustare la verità” per i suoi ricchi clienti. Un giorno la sua auto salta in auto e lui si trova invischiato in un caso scottante..                        

TITOLO: È il nome del protagonista, su cui è incentrato il film.

CUORE: Il libro letto dal figlio di Clooney intitolato “il regno e la conquista”

 

SCHEDA: USA 2007  Produzione  JENNIFER FOX, SYDNEY POLLACK E STEVE SAMUELS PER SECTION EIGHT LTD., CASTLE ROCK ENTERTAINMENT, MIRAGE ENTERPRISES, SAMUELS MEDIA  Distribuzione  MEDUSA  Data uscita  05-10-2007  Durata  2 h e 3’ Regia Tony  Gilroy   Attori George  Clooney  Michael Clayton Tom  Wilkinson  Arthur Edens Tilda  Swinton  Karen Hauer Sydney  Pollack  Marty Bach Jennifer  Ehle  Brini Glass Michael  O'Keefe  Barry Grissom Ken  Howard  Don Jefferies Denis  O'Hare  Sig. Greer Robert  Prescott  Sig. VerneAustin  Williams  Henry Clayton Sean  Cullen  Gene Clayton Merritt  Wever  Anna David Lansbury  Timmy Clayton Bill  Raymond  Gabe Zabel David  Zayas  Detective Dalberto Skipp  Sudduth  Jerry Dante Terry  Serpico  Sig. Iker Lisamarie  Costabile  Avvocato Rachel  Black  Maude Susan  McBrien  Jean Matthew  Detmer  Todd Jack  Fitz  Norman Sarah  Nichols Assistente di Barry Grissom Christopher  Mann  Tenente Elston Amy  Hargreaves  Mo Toby Pamela  Gray  Cindy Bach Soggetto Tony  Gilroy   Sceneggiatura Tony  Gilroy   Fotografia Robert  Elswit Musiche James Newton  Howard   Montaggio John  Gilroy   Scenografia Kevin  Thompson   Arredamento Chuck  Potter   George  DeTitta Jr.   Costumi Sarah  Edwards   Effetti Randall  Balsmeyer    Handmade Digital

 

 

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STELLE: **** a metà strada fra legal thriller e noir più efficace per le atmosfere notturne che per l’intreccio scontato.

VOTO/BILANCIO:7-

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3

         2- coerenza logica, stile di regia: 3

          3-tensione, impatto emotivo: 5

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 5

postato da: spilluzzicando alle ore 09:25 | link | commenti
categorie: cinema, film, cinema ed etica