appunti di cinema

Peculiarità del blog è trovare un filo conduttore fra film e letteratura ed analizzare una pellicola alla stregua di un testo letterario. I film nell'archivio sono ordinati secondo il periodo di permanenza in sala O l'uscita in DVD. L'autore di questo blog è anche autore dei seguenti: http://spettatore.ilcannocchiale.it http://irrealeanacronistico.blog.lastampa.it.la differenza sta nella grafica, nei caratteri, nei colori. Posto anche commenti sul sito di film tv e invio recensioni a cine zone.( www.cine-zone.it) individuale. STELLETTE si riferiscono al giudizio complessiovo della critica: *terrificante **niente di che ***gradevole con spunti interessanti ****buono *****eccellente

CHI SONO

Utente: spilluzzicando
LE PASSIONI NON HANNO NE' ETA' NE' NOME: FORSE PER QUESTO SALVANO O PERDONO IL MONDO

Categorie

adolescenza e cinema
alimentazione e cinema
attualità
cinama e malattia
cinema
cinema americano indipente
cinema dellesotico
cinema delle donne
cinema delle stanze chisue
cinema di guerra
cinema di viaggio
cinema ed antropologia
cinema ed arte
cinema ed eros
cinema ed etica
cinema ed infanzia
cinema e 68
cinema e balzac
cinema e città
cinema e classe operaia
cinema e commedia
cinema e distopia
cinema e dostoevkij
cinema e droga
cinema e elaborazione del lutto-
cinema e favola
cinema e fumetti
cinema e lavoro
cinema e letteratura
cinema e malattia
cinema e maternità
cinema e maturazione
cinema e miti biografie
cinema e mito
cinema e mito di los angeles
cinema e monarchi
cinema e montagna
cinema e natura
cinema e padri e figli-cinema e
cinema e parodia
cinema e politica
cinema e psicologia
cinema e religione
cinema e rivisitazione dei gener
cinema e scuola
cinema e sessualità
cinema e società
cinema e sogno americano
cinema e sport
cinema e storia
cinema e totalitarismi
cinema e utopia
cinema e vecchiaia
cinema e violenza
cinema e western
cinema e you tube
cinema francese
cinema italiano
cinema messicano-cinema e violen
cinema minimale
cinema multietnico
cinema nel cinema
cinema nord europoa
cinema orientale
cinema postmoderno
cinema russo
e
film
gangster movie
horror e societa
il cinema degli eroi
il cinema delle donne
il cinema di fantascienza
il cinema e la coppia speculare
il rinnovamento del giallo
la rivisitazione del documentari
la sopravvivenza del modello hit
manifesto film
musical-cinema e musica
nuovo cinema brasiliano
poetica del cinema
rivisitazione del western
romanzo di formazione e cinema
teatro e cinema
z-movie

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, 31 marzo 2008

MY BLEUBERRY NIGHTS-UN BACIO ROMANTICO(2): CRISTALLIZZAZIONI

Myblueberrynights_01

L’America declinata alla maniera del celebrato regista hongkonghese Wong Kar-wai in My blueberry nights non è un paese reale, ma è un’apparizione,  un fluire ordinato di flash,   un eden letterario e cinematografico, dove, come nei racconti di Paul Auster o in film quali Smoke, Mosche al bar, baristi e ristoratori sono saggi custodi delle chiavi del cuore e delle memorie di una città, numi tutelari di spazi privati e circoscritti, luoghi  di sosta e di confronto intimo reciproco, nei quali si arriva dopo aver esplorato il mondo ed essersi conquistati  stabilmente un’identità.

 Non c’è motivo di non credere all’autore quando sostiene di aver girato il film per aver modo di lavorare con Norah Jones e di cimentarsi con la lingua inglese, tuttavia la molla più autentica della pellicola, viene il sospetto, sta nell’urgenza di definirsi in un mondo frastagliato ove questo è sempre più difficile, e qual migliore occasione per farlo dell’osservazione  etnografica di usi e costumi altrui per rilevare affinità e dissomiglianze? Magari è azzardato pensarlo, eppure il bacio protratto fra i due protagonisti, con le briciole di dolce sulle labbra e i volti poggiati sul bancone, metaforizza quello appassionato e romantico fra gli States e l’universo poetico e concettuale di Wong Kar-wai: il filo conduttore del lungometraggio sono le lettere che Norah Jones  spedisce da Memphis e dal Nevada a Jude Law, ex maratoneta inglese, gestore di un ristorante, di lei invaghito e nell’attrazione provata da quest’ultimo per la giovane donna in fuga si intravede quella analoga del regista per una civiltà pragmatica e ottimista antitetica alla sua. In My blueberry nights la strada, la favolosa Ruote 66,  è l’antidoto alla soffocante prigionia dei sentimenti e della passioni non ricambiate o non riconosciute, un reticolo di semafori appesi per aria contro il cielo aperto: un treno in corsa attraverso la notte di New York,  richiamo di libertà, la bontà colorata di un torta di mirtillo nel bar sotto casa mai assaggiata per distrazione e fonte di piacere sorprendente, rappresentano il sottile scarto fra l’infelicità e la speranza consentita per le anime perse, in cerca di oblio,  nell’alcool, nel gioco d’azzardo o nel lavoro abbrutente.

 L’immersione nel dolore, il rimpianto di una bellezza effimera sono in fondo i medesimi delle altre opere di Kar-wai: la ricerca lineare(alla sceneggiatura ha collaborato il giallista Block) correlata alla dislocazione geografica dell’occidentale cameriera errante, tesaurizzata nelle pagine di lettere –diario, riecheggia quella sussultoria risultante dagli sbalzi temporali  del giornalista orientale Chow Mo-wan in In the Mood for Love e in 2046 e  il mito, unica categoria storica compatibile con il linguaggio filmico,  continua ad essere la struttura portante del racconto.

 Tuttavia nell’ultima fatica capita a Kar-wai quello che di solito succede agli innamorati abbagliati dall’oggetto del desiderio: cristallizzandolo, il termine  è stendhaliano ma qui è particolarmente calzante,  ne hanno un’immagine offuscata e quanto agli altri ne raccontano nell’esaltazione sintattica e lessicale è figura sbiadita.

                                  ------------------------------------

TITOLO: “Le mie notti al mirtillo” è il titolo originale della pellicola: una torta al mirtillo compare in una sequenza particolarmente importante, ma per comprendere il riferimento al mirtillo bisogna tenere presente il suo colore violaceo e il fatto che la torta al mirtillo è l’unico dolce a rimanere intatto a fine serata, mentre tutti gli altri finiscono. Niente di più adatto a fare da “correlativo oggettivo” della concezione del mondo di Kar-way: il senso ultimo dell’esistenza, una speranza vaga di felicità,  sta nella poesia dell’ultimo sguardo alla luna o nell’ultimo boccone di un dolce avanzato prima di andare a dormire.

CUORE: la strada-la torta al mirtillo- il treno in corsa nella notte( libertà e speranza) VS reticolo di semafori appesi contro il cielo aperto( la gabbia del destino)

 

 

---------------------------------------------------------------------------------------------------

STELLE: **Gli States cucinati secondo la ricetta di un Kar-Way innamorato: l’idealizzazione sbiadisce il ritratto. La torta di mirtilli è anche quella di Nonna Papera.

VOTO/BILANCIO: 5/6

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3

         2- coerenza logica, stile di regia: 3

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 3

 

 

 

 

 


giovedì, 27 marzo 2008

MY BLUEBERRY NIGHTS-UN BACIO ROMANTICO(1): IL POSTER PROMETTE

Loc_un_bacio_romantico

RACCONTA DI: Elizabeth, quando finisce la sua storia d’amore, viaggia attraverso gli States e l’esperienza particolarmente ricca le consentirà di conoscere se stessa.

SCHEDA: My Blueberry Nights  FRANCIA, HONG KONG  2007 Produzione  BLOCK 2 PICTURES, JET TONE PRODUCTION, LOU YI LTD., STUDIO CANAL  Distribuzione  BIM  Data uscita  28-03-2008  Durata  1h e 51’  Genere  MELO  Specifiche tecniche  ARRICAM, 35 MM  Regia Wong  Kar Wai   Attori Jude  Law  Jeremy Norah  Jones  Elizabeth Natalie  Portman  Leslie Rachel  Weisz  Sue Lynne David  Strathairn  Arnie Chan  Marshall  Katjia Ed  Harris   Tim  Roth   Soggetto Wong  Kar Wai   Sceneggiatura Lawrence  Block   Wong  Kar Wai   Fotografia Darius  Khondji   Musiche Ry  Cooder   Montaggio William  Chang  (William Chang Suk Ping)  Scenografia William  Chang  (William Chang Suk Ping)  Costumi Sharon  Globerson   William  Chang  (William Chang Suk Ping) 

NOTE DI APERTURA:  FILM D'APERTURA AL 60MO FESTIVAL DI CANNES (2007).

 

                                           -----------------------------------------------------------------------

Il poster è un chiaro riferimento all’universo poetico- concettuale di Kar-wai già espresso nelle sue opere più celebri quali il capolavoro 'In the Mood for Love': un uomo e una donna immersi nella loro passione, unico centro di equilibrio in un mondo in cui tutto gira, si capovolge, muta: le sensazioni visive comunicato dal manifesto evocano il rimpianto di una bellezza e di una pienezza sentimentale perdutasi chissà dove e miracolosamente ritrovata per caso, il sapore di una torta ai mirtilli in un bar di notte, “My Blueberry night”, le mie notti al mirtillo, come recita appunto il titolo originale. Il frutto violetto infonde la sua luce all’ostrica che racchiude i due amanti, intenti nel suggere l’uno dall’altro il senso ultimo del loro vivere: fuori dal guscio non vi sono che riflessi, bagliori, incantesimo o artificio che la gente comune chiama realtà.


postato da: spilluzzicando alle ore 10:00 | link | commenti
categorie: cinema, film, manifesto film
venerdì, 21 marzo 2008

COLPO D'OCCHIO(2): EFFETTI COLLATERALI

Colpodocchio_01

“Il critico e l’artista…il diavolo è l’acquasanta!” dice un sardonico Sergio Rubini in Colpo d’occhio, film da lui diretto ed interpretato, a un’imbarazzata Vittoria Puccini che gli ha preferito il bel tenebroso scultore Adrian, un Riccardo Scamarcio maledetto in via di beatificazione: in effetti l’ossatura della pellicola è un gioco di coppia crudele al limite dell’erotico dove i due maschi, incarnazione perfetta di un’attrazione mefitica ossessivamente reciproca, fanno da cattiva coscienza l’uno all’altro e l’amata da entrambi è, prima di diventare  occasione di redenzione e possibilità di lieto fine in conclusione, “donna dello schermo” e terzo incomodo. Beninteso,  la passione  fra i due  uomini non ha nulla di carnale, bensì si sviluppa interamente nella torbida e ben più travolgente materialità del cerebrale: il sipario si apre sull’avvenirismo di un museo berlinese tutto scaloni tondeggianti vetri e guglie e si chiude tra i ruderi sulla spoglia arcaicità di un anfiteatro romano a evidenziare come l’interdipendenza masochistica e servile fra chi crea e chi razionalizza abbia secoli dietro e davanti a sé.

 Labirintiche sculture filiformi, teste contorte e immobilizzate definitivamente nel marmo o nella pietra bianca, corpi sbilenchi con una macchia rossa imposta metaforicamente alle nudità, piazze perfettamente geometriche sospese sopra la campagna verdeggiante, Venezia e il fantasma di Raffaello al Pantheon, evocano l’iperuranio magico, il sostrato metafisico delle apparenze, intuito e svelato dalla mente dell’uomo, tradotto illusoriamente in una forma fisica a misura di colpo d’occhio, ma confine paradisiaco invalicabile nella sua spietata ed illibata purezza dalle cloache terrene stipate di cadaveri: la tintura per capelli cade a terra, si riversa sul tappeto e lo macchia, la collana colorata dell’innocenza si perde chissà dove, il reale è accidentale, un contenitore amorfo  ove il genio bifronte del demiurgo e dell’analista estrapola il pensiero della bellezza, ovvero l’impenetrabile verità di un altrove.  Cosi  probabilmente pensa e più o meno dice Lulli/Rubini nella  sequenza iniziale, un vero e proprio prologo, reso consapevole dall’esperienza dell’addetto ai lavori di quanto l’astrazione dell’arte sia il più feroce dei serial Killer armati di pistola, nel momento in cui si concretizza in un’opera, di cui artisti, critici e mercanti non sono che effetti collaterali. E su questi effetti collaterali l’autore basa il sistema dei personaggi del lungometraggio cosicché se c’è il classico triangolo, il modo in cui i protagonisti si dispongono in esso è tutt’altro che scontato e non lo è neppure il senso di soffocamento generato dalla rifrazione per cui i primi attori della vicenda vedono copia sbiadita di se stessi in chi è costretto a essere comparsa, la gallerista divoratrice di bei ragazzi, l’autista asservito e l’amico di Adrian drogato: in Colpo d’occhio non ci sono sfruttati e sfruttatori, frustrati e realizzati, bravi e mediocri, ma esclusivamente vittime del medesimo abbaglio sul potere salvifico della bellezza a un grado maggiore o minore di rassegnazione. E allora quella sfera nera con l’impronta della mano portata alla Biennale ed ammirata è la schermaglia di un destino beffardo che accomuna l’umanità marginale che le ha gravitato attorno, da cui ha ricevuto luce e vita, contraccambiando con la tortura protratta dell’aspirazione delusa, con l’oscurità e la  morte.

  L’argomento parrebbe degno di un aulico saggio accademico, eppure è tragicamente prosaico se si guarda alle biografia di molti poeti e pittori e allo squallido sottobosco di affermati o meno che frequenta oggi come ieri gallerie, vermissage e anteprime varie: sguardi e sorrisi a vuoto su croste e capolavori …effetti collaterali appunto.

 

                                  ------------------------------------

TITOLO: Il colpo d’occhio a cui allude il titolo è quello dell’artista e del critico che si concentrano sul medesimo oggetto ovvero l’opera d’arte: l’uno non può esistere senza l’altro, giacché ciò che il primo crea dal nuovo, plasmando la materia nuda, deve essere razionalizzato dal secondo e nel loro dialogare è difficile dire dove finisca l’amore appassionato ed inizi l’odio. 

CUORE:

la scultura nera portata alla biennale di Venezia-

L’uomo stramazzato al suolo, il cui cadavere si confonde con la scultura.

la collana colorata della salvezza che si perde sempre e resta in tasca a Adrian Scamarcio-

 

 

---------------------------------------------------------------------------------------------------

STELLE: **** un noir triangolare con un artista, un critico e una donna dello schermo; l’alcova del torbido menage è un atelier a cielo aperto gremito di sculture e capolavori architettonici. 

VOTO/BILANCIO: 7/8

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4

         2- coerenza logica, stile di regia: 4

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 4

 

 

 

 

 


postato da: spilluzzicando alle ore 16:16 | link | commenti
categorie: cinema, film, cinema italiano, cinema ed arte
giovedì, 20 marzo 2008

COLPO D'OCCHIO(1): IL POSTER PROMETTE

Loca_colpo_docchio

RACCONTA DI: Adrian è uno scultore di grande talento, divorato dall’ambizione di riconoscimenti: incontra sulla sua strada Lulli, un critico cinquantenne affermato e la ex compagna di lui, Gloria, una studiosa d’arte. Mosso dal desiderio di arrivare alla fama, accetta la protezione dell’uno e dell’altra diventa l’amante, tra i tre i rapporti finiscono con l’intorpidirsi fino alla catastrofe…

 

SCHEDA: ITALIA  2007 Produzione  RICCARDO TOZZI, MARCO CHIMENZ E GIOVANNI STABILINI PER CATTLEYA, RAI CINEMA  Distribuzione  01 DISTRIBUTION (2008)  Data uscita  21-03-2008  Durata: 1h e 50’ Genere Noir Specifiche tecniche  35 MM  Regia Sergio  Rubini   Attori Sergio  Rubini  Lulli Riccardo Riccardo Scamarcio  Adrian Vittoria  Puccini  Gloria Richard  Sammell  Svensson Paola  Barale  Sonia Emanuele  Salce  Righi Giancarlo  Ratti  Nicola Giorgio  Colangeli  Funzionario di Polizia Alexandra  Prusa  Emma Bauer Flavio  Parenti  Claudio Soggetto Angelo  Pasquini   Carla  Cavalluzzi   Sergio  Rubini   Sceneggiatura Angelo  Pasquini   Carla  Cavalluzzi   Sergio  Rubini   Fotografia Vladan  Radovic   Musiche Pino  Donaggio   Montaggio Giogiò  Franchini   Scenografia Luca  Gobbi   Costumi Patrizia  Chericoni   Florence  Emir  

 

 

                                           -----------------------------------------------------------------------

 

Il poster richiama la scomposizione geometrica tipica del giallo, il puzzle i cui frammenti lo spettatore è richiamato a ricomporre: la figura è quella classica del trio simboleggiata dai triangoli, che si incastrano per formarne uno solo. Un uomo al centro e ai lati un altro uomo e una donna: tutti e tre guardano intensamente a uno stesso punto fisso, un obiettivo,  probabilmente l’oggetto della contesa, dal quale i due maschi sono totalmente assorbiti, come lasciano trasparire la piega delle labbra e gli occhi minacciosi di un verde limpido, glaciale, richiamo esplicito al titolo scritto in rosso sanguigno. L’ossessione determina i rapporti fra loro  non definiti con precisione dal manifesto piuttosto lasciati in una vaga ambiguità: forse i maschi si scambiano il ruolo di carnefice e vittima, forse la femmina, maggiormente in ombra, è stata coinvolta, inconsapevolmente, nel torbido gioco a fare da pretesto simulato al duello. Le punte dei triangoli, sul punto di scontrarsi, fanno pensare infatti a un intrecciarsi di spade acuminate


postato da: spilluzzicando alle ore 08:58 | link | commenti
categorie: cinema, film, manifesto film
lunedì, 17 marzo 2008

ONORA IL PADRE E LA MADRE(2): A DUE PASSI DA WALL STREET

Beforethedevilknowsyouredead_02_4

Al centro di New York c’è un elegante appartamentino con ampie vetrate, lì un androgino in vestaglia di seta senza volto inietta droga a pagamento ai manager abbandonati su un letto in cerca di oblio: vedi i loro corpi, sfatti dall’obesità a stento trattenuta, aggirarsi, scomparire e ricomparire in quel labirinto di stanzette e pareti che quasi si sfiorano schiacciandoli e guardi dalla finestre la città girare vorticosamente intorno a loro e intuisci di essere nel bel mezzo della capitale finanziaria d’occidente a due passi da Wall Street. Per conoscere la natura di un luogo occorre ascoltarne il cuore fermarsi, ripartire ed accelerare ed il sangue nelle vene scorrere, pulsare nelle tempie e coagulare e  Before the Devil Knows You're Dead  trova il momento ed il posto ideali per farlo: come in un celebre vecchio film di fantascienza, tratto da un romanzo di Asimov, il veterano Sidney Lumet  ci consente il viaggio allucinato all’interno di un organismo devastato dal morbo e dopo la convulsa esplorazione ritorniamo con un gradino di consapevolezza in più e con la quasi certezza che il corpo malato del sistema non sia più sanabile. La diagnosi è disperata, perché fa vacillare qualsiasi parametro di analisi scientifica: il peccato che corrode la famiglia protagonista del film e che riflettendosi sul mondo intero diventa tempesta perfetta( non è casuale che i due fratelli autori della rapina ai danni dei genitori lavorino nel mercato immobiliare e il maggiore sia nei guai per i bilanci taroccati) è scioccante, perché dimostra l’inadeguatezza dei manuali della politica, dell’economia o della psicanalisi nel tenere sotto controllo, basandosi su definizioni logiche ed esaustive, fenomeni devastanti quali odio e aggressività. Evocare la presenza del diavolo nel titolo originale per spiegare il male, significa essere superstiziosi ovvero recuperare la concezione medievale di una malvagità innata nel cosmo ed imprevedibile, contro cui la coscienza dell’arte è un esorcismo mancato. 

 Nelle individualità sballate di Onora il padre e la madre così si riverbera estremizzandosi in tragedia la crisi profonda della razionalità: le metropoli contemporanee sono popolate da un delirio collettivo e la percezione deforme e dilatata dell’ubriaco di alcool/ cocaina, di ideologia o di fanatismo religioso è modalità di contatto con la realtà privilegiata e diffusa ovunque.  I complicati rapporti interpersonali lumeggiati nella pellicola sono lo specchio di una società in frantumi, corrotta dalle fondamenta, dove frammenti di meteore hanno fatto impazzire i corsi regolari dei pianeti come le pietruzze gettate sul pavimento del salotto chic da Philip Seymour Hoffman e gli oggetti si urtano e non hanno più forma riconoscibile come l’auto di Albert Finney con il cofano posteriore storto e rialzato: l’idillio nell’oasi paradisiaca della coppia felice in vacanza è un amplesso brutale, un eden perverso nel quale l’uomo per godere contempla se stesso allo specchio; i figli odiano i padri, imitandone la violenza, e i padri uccidono i figli con l’odio; sudditanza e gelosia legano morbosamente i fratelli maschi; mogli madri e sorelle affiorano dall’ombra, quasi muti pretesti al titanismo insano degli uomini.

 Per essere fedeli alla forza dirompente dello squilibrio occorre fare dello squilibrio la dimensione univoca del raccontare: il prima della rapina, il dopo e il mentre vanno avanti e indietro in un flusso di coscienza sussultorio nella mente degli attori della vicenda ed è il labor limae del demone dell’ossessione. L’incubo ad occhi aperti finisce in un bagliore accecante dove assassini e vittime svaniscono… il nitore del vuoto, l’angolo di nulla, di cui persino il diavolo forse ignora l’esistenza. 

 

                                  ------------------------------------

TITOLO: Per mettere in rilievo la  visione moralisticamente negativa del mondo, Lumet ha intitolato il suo film con una parte del detto irlandese” È meglio arrivare in Paradiso prima che il diavolo si accorga che siamo morti”: Before the Devil Knows You're Dead” ( prima che il diavolo si accorga che siamo morti) significa che il diavolo non potrebbe risparmiare nessuno, e che l’uomo può andare in paradiso solo per errore. Evocare la presenza del diavolo come spiegazione del male, significa vanificare le spiegazioni sociologiche o psicanalitica.

CUORE: la sequenza in cui Philip Seymour Hoffman, il fratello maggiore, fa il bilancio della propria esistenza nell’appartamento dello spacciatore: la sua vita è costituita da tanti pezzi che egli non riesce più a ricostruire;

la sequenza in cui fa cadere le mille pietruzze colorate sul pavimento del salotto

 

---------------------------------------------------------------------------------------------------

STELLE: *****viaggio allucinante nel cuore malato di New York: una tragedia familiare e un mondo in frantumi senza speranza.

VOTO/BILANCIO: 8.50

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4

         2- coerenza logica, stile di regia: 4

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 5

 

 

 

 

 


venerdì, 14 marzo 2008

ONORA IL PADRE E LA MADRE(1): IL MANIFESTO PROMETTE

Loca_onora_il_padre_e_la_madre

RACCONTA DI: New York oggi. Andy e Hank Hanson hanno un bisogno disperato di soldi, e per ottenerli decidono di rapinare la gioielleria dei genitori, convinti che la cosa sarà senza troppi rischi. In realtà la distrazione di un complice avrà conseguenze devastanti.

NOTE DI MERITO: EVENTO SPECIALE, FUORI CONCORSO, ALLA II^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA (2007).

SCHEDA:

 Before the Devil Knows You're Dead  USA 2007 Produzione  LINSEFILM, MICHAEL CERENZIE PRODUCTIONS, UNITY PRODUCTIONS  Distribuzione  MEDUSA (2008)  Data uscita  14-03-2008  Durata 1h e 35’   Genere  DRAMMA ETICO  Specifiche tecniche  PANAVISION, HDV, 35 MM (1:1.85)   Regia Sidney  Lumet   Attori Philip Seymour  Hoffman  Andy Ethan  Hawke  Hank Albert  Finney  Charles Marisa  Tomei  Gina Aleksa  Palladino  Chris Michael  Shannon  Dex Amy  Ryan  Martha Sarah  Livingston  Danielle Brian F.  O'Byrne  Bobby

Rosemary  Harris  Nanette Blaine  Horton  Justin Arija  Bareikis  Katherine Leonardo  Cimino  William Lee  Wilkof  Jake Paul  Butler  Detective Barrett Soggetto Kelly  Masterson   Sceneggiatura Kelly  Masterson   Fotografia Ron  Fortunato   Musiche Carter  Burwell   Montaggio Tom  Swartwout   Scenografia Christopher  Nowak   Arredamento Diane  Lederman   Costumi Tina  Nigro   Effetti Steven  Kirshoff  

 

 

                                           -----------------------------------------------------------------------

 

Colori smorti, un gruppo familiare borghese probabilmente a un funerale di un congiunto: l’anziano, il giovane e in mezzo a loro la donna, un padre o fratello maggiore, un figlio e una moglie/amante disunita dal marito/compagno, camminano l’uno vicino all’altro, ma a una lieve distanza, affiancati esclusivamente dallo spazio ristretto imposto dal rito: ciascuno è assorto nella propria desolazione, ciascuno lascia affiorare nella compostezza  obbligata, la corrosione interiore operata da un tarlo segreto, il rimorso, la sete di vendetta o qualche altro peccato innominabile. Sono lì insieme, educata progenie di un universo agonizzante e senza luce, a condividere l’apparenza di un lutto, non solidali nel dolore, anzi portati dal medesimo a un incommensurabile distanza che assume le vesti dell’odio e dell’insofferenza reciproca.


postato da: spilluzzicando alle ore 09:08 | link | commenti
categorie: cinema, film, manifesto film
mercoledì, 12 marzo 2008

REC(2): LA PORNOGRAFIA DELLA PAURA

Rec_04

Ma si può davvero far vivere la paura o il piacere del sesso a chi se ne sta comodamente seduto in una poltroncina al buio? Il modo c’è, il trucco è elementare, praticato con più o meno accortezza dagli artigiani dell’horror e della luci rosse: in attesa che qualcuno si inventi qualche marchingegno per odorare e toccare, basta dotare lo spettatore di un‘appendice fittizia, una sorta di occhio ed orecchio meccanici che gli consentano di vedere e sentire, di essere in media res e di mutarsi da arbitrio di gara imparziale a testimone  chiamato in causa. Il regista spagnolo Jaume Balaguerò, autore di Nameless e di Fragile e il coautore, il giovane Paco Plazo, in modo analogo a Reeves nel più raffazzonato Cloverfield, applicano alla lettera la ricetta appresa dal finto documentario cult The Blair Witch Projet, convinti che l’inventiva sia più una questione di tecnica artigianale che altro: Rec, fin dal titolo, è un contenitore di luoghi comuni e tendenze, ben amalgamati si deve ammettere, e soprattutto senza la pretesa di teorizzazioni risolutive.

  La partita messa in scena ambiguamente sadica è comunque sintomatica di una società nevroticamente insonne e atrofizzata nell’immaginario: “Mentre tu dormi” è la trasmissione televisiva di un emittente locale per la quale la giovane Angela e il suo cameraman devono riprendere l’intervento dei pompieri nel condominio degli orrori e chissà che quanto di terribile succede nel palazzo non sia  l’incubo scontato di chi passa troppe ore davanti al tubo catodico, finisce con l’addormentarcisi davanti e filtra chiacchiere e sospiri di un banale talk show di gente comune e le impagina mentalmente in un film altrettanto banale, popolato da zombie, resi tali da un misterioso virus letale e contagioso contro cui le forze dell’ordine impongono la quarantena.  La luce si accende e si spegne ad intermittenza, si viene proiettati in un spazio intermedio fra la cecità totale del sonno profondo e il brusco soprassalto del risveglio, l’obnubilamento della ragione e della personalità è lo strumento necessario per partecipare alla corsa nella labirintica arena: errato persino parlare di atmosfera claustrofobica, poiché Rec funziona esclusivamente a livello di esperienza estrema dei sensi, pornografia della paura e non erotismo.    

 

                                  ------------------------------------

TITOLO: Il titolo segnala con chiarezza l’intento dell’autore di inserirsi variandola una tradizione, quella inaugurata dal finto documentario The Blair Witch Project: la cinepresa sostituendosi all’occhio dello spettatore ne annulla la rassicurante distanza dall’evento rappresentato e lo trasforma da neutro osservatore in testimone coinvolto degli eventi.

CUORE: l’alternarsi di luce e buio.

 

---------------------------------------------------------------------------------------------------

STELLE: **la banalità di un orrore già visto come esperienza dei sensi.

VOTO/BILANCIO: 5/6

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 1

         2- coerenza logica, stile di regia:3

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo:5


martedì, 11 marzo 2008

REC(1): IL POSTER PROMETTE

Loca_rec

RACCONTA DI: Barcellona oggi. Angela, una giovane e ambiziosa reporter di una stazione televisiva locale vuole riprendere in diretta l’intervento dei pompieri in un condominio dove una vecchia signora urla intrappolata  nel suo alloggio e decide di seguirli assieme al suo cameraman. Si troverà di fronte a uno spettacolo raccapricciante, del quale finirà di diventare lei stessa protagonista

NOTE DI MERITO: Note - PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 64.MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2007) NELLA SEZIONE 'VENEZIA NOTTE'.- SUONO: XAVI MAS.

SCHEDA: SPAGNA 2007  Produzione  JULIO FERNANDEZ, CARLOS FERNANDEZ, ALBERTO MARINI PER FILMAX  Distribuzione  MEDIAFILM (2008)  Data uscita  29-02-2008  Vietato  14  Durata 1h e 25’Genere  HORROR  Specifiche tecniche  DIGITALE  Regia Jaume  Balagueró   Paco  Plaza   Attori Manuela  Velasco  Ángela Ferran  Terraza  Manu Jorge  Serrano  Sergio Pablo  Rosso  Marcos David  Vert  Álex Carlos  Vicente  Guillem Martha  Carbonell  Sig.ra Izquierdo María Teresa  Ortega  Nonna Manuel  Bronchud  Nonno Vicente  Gil  Poliziotto Sceneggiatura Jaume  Balagueró   Paco  Plaza   Luiso  Berdejo   Fotografia Pablo  Rosso   Musiche Carlos  Ann   Montaggio David  Gallart   Scenografia Gemma  Fauria   Costumi Glòria  Viguer   Effetti David  Ambit   Enric  Masip   Álex  Villagrasa  

 

                                           -----------------------------------------------------------------------

 

Nel poster un spia rossa sbalza accesa e  segnala che la registrazione sta avvenendo e che quindi le riprese del film sono iniziate già da  tempo: una donna scarmigliata e sconvolta affiora dal buio ma quale buio? Quello di una sala cinematografica forse? Lo spettatore allora è il protagonista della messinscena, superflua la trama del racconto: non ci sono più eventi da documentare, solo la paura, quella che ha cancellato la Storia e le sue ragioni.


postato da: spilluzzicando alle ore 08:41 | link | commenti (1)
categorie: cinema, film, manifesto film
lunedì, 10 marzo 2008

NON E' UN PAESE PER VECCHI(2): CAINO ED ABELE

Nocountryforoldmen_02

Come in una favola di Esopo in Non è un paese per vecchi, tratto dal romanzo di Cornac McCarthy No country for old men, l’ultima celebrata fatica di Joel ed Ethan Coen, bisogna attendere la conclusione perché gli autori, togliendoci la fatica o la libertà di interpretare, ci impongano una chiave di lettura fiduciosamente o utopisticamente moralistica: alla fine della carriera uno stanco sceriffo racconta un sogno in cui cavalcando nella notte viene superato dal padre che con una torcia in mano va avanti e gli illumina il cammino, infondendogli  speranza e sicurezza nel domani. Impossibile non pensare a La strada, un altro libro dello scrittore: qui si racconta di un viaggio impossibile verso l’oceano di un padre e un figlio sopravvissuti a una catastrofe nucleare che ha spazzato via la vita civile, il senso della quale il genitore cerca disperatamente di ricreare per il bambino che dovrà abbandonare alla fine della strada. Ispirati dall’opera del cosiddetto 'Shakespeare del West' anche gli autori di Fargo, Il grande Lebowski e di Barton Fink hanno immobilizzato il mondo un istante prima della sua esplosione, l’attimo di sospensione, il crocevia in cui presente, passato e futuro coincidono, nel tentativo disperato di disinnescare il detonatore, sviscerandone i meccanismi: i prodromi del male stanno nell’infanzia dell’umanità, quando un bambino regala generosamente alla vittima di un incidente la sua camicia per medicare le ferite, viene ricompensato dal killer con una banconota insanguinata, il compagno gliene contende il possesso e l’infanzia spensierata diventa  la tragica maturità di Caino ed Abele. Nella sequenza simbolica inserita quasi alla fine del lungometraggio, dove si agglutinano in modo un po’ farraginoso molti epiloghi e molte premesse, il primo e l’ultimo stadio del processo di decomposizione etica si incontrano, senza neppure riconoscersi: avidità e sete di dominio degenerano incarnandosi nella grottesca maschera di un assassino psicopatico con pettinatura a caschetto( i due fratelli amano condire con un po’ di pepe e civetteria il truculento) nel quale il virus diventa malattia congenita, patologia psicosomatica, realizzata metamorfosi da uomo in mostro. I delitti, compiuti senza passioni e senza il compiacimento estetico del gesto gratuito, cancellati i parametri consueti, hanno come unica ragione la libidine del nulla: il meccanismo inceppatosi desidera l’autodistruzione. Il folle omicida   porta però con sé la  moneta del destino e il suo ghigno truce accentuato dalla diabolica frangetta obbliga un umanità di renitenti ignavi a scegliere fra testa e croce: il male esiste, dicono alcuni teologi, per offrire al bene occasione di esercitarsi e il  libero arbitrio rappresenta l’unica possibilità di risalita dall’abisso e di salvezza dalla catastrofe.

 La scarnificazione dei luoghi, i deserti riarsi al confine fra il Messico e il Texas popolati più da carogne che da persone vive non consentono scampo o distrazioni alle responsabilità individuali: camminando in mezzo al nulla, lungo  gli argini del Rio Grande, l’anonimo cacciatore, reduce di guerra, trova un tesoro sepolto sotto un cadavere, e mosso in parte dal desiderio di arricchirsi in parte dal gusto per la sfida e l’avventura, se ne impadronisce, ne diventa inconsapevolmente schiavo, finendo con il perdersi in un tortuoso cammino di dannazione. Ciascuno ha peccati o viltà da scontare e da secoli viviamo in un Paese non per vecchi, nel quale  i padri per farsi perdonare di averci ingannato con il sogno del Paradiso ci hanno lasciato in eredità l’aspirazione al Purgatorio.

 

 

                                  ------------------------------------

TITOLO: .Il titolo riproduce  fedelmente il romanzo da cui  la pellicola è tratta e suggerisce il filtro  moralistico ma anche ironico con cui si  leggere  la vicenda. I valori della frontiera sono   tramontati e i  vecchi western echeggiati  nel  lungometraggio sono anacronistici. Chi vive in America vive in un paese  senza vecchiaia,  e   quindi privo di identità.

CUORE: la sequenza in cui il serial Killer/ Bardem prima di lanciare una moneta costringe il negoziante a scegliere fra testa e croce: il male inchioda l’uomo alle proprie responsabilità e l’uomo scegliendo salva la propria integrità, anche se non è suo potere mutare il destino.-la sequenza in cui i due bambini soccorrono il serial killer dopo l’incidente, lui ricompensa uno dei due per avergli generosamente regalato la camicia con una banconota insanguinata e i due diventano Caino ed Abele.

 

-------------

--------------------------------------------------------------------------------------

STELLE: *** una caccia all’uomo in un mondo spopolato e riarso, terra mitica di confine fra il Mexico e il Texas.  I Cohen poi agglutinano spiegazione e scene chiave nell’ultima mezz’ora.

VOTO/BILANCIO: 6.50

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4.50

         2- coerenza logica, stile di regia: 3.

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 3

 

 

 

SCHEDA:

Country for Old Men USA 2007 Produzione  SCOTT RUDIN PRODUCTIONS, MIRAMAX FILMS, PARAMOUNT VANTAGE, PARAMOUNT CLASSICS  Distribuzione  UNIVERSAL (2008)  Data uscita  22-02-2008  Vietato  14  Durata  2h e 2’  Genere  , DRAMMATICO  Tratto da  romanzo omonimo di Cormac McCarthy (ed. Einaudi, 2007)  Regia Ethan  Coen   Joel  Coen   Attori Javier  Bardem  Chigurh Josh  Brolin  Moss Tommy Lee  Jones  Bell Woody  Harrelson  Wells Rodger  Boyce  Sceriffo Roscoe Giddens Barry  Corbin  Ellis Zach  Hopkins  Vicesceriffo Garret  Dillahunt  Wendell Kit  Gwin  Molly Kelly  Macdonald  Carla Jean Soggetto Cormac  McCarthy  (romanzo) Sceneggiatura Ethan  Coen   Joel  Coen   Fotografia Roger  Deakins   Musiche Carter  Burwell   Montaggio Ethan  Coen   Joel  Coen   Scenografia Jess  Gonchor   Arredamento Nancy  Haigh   Costumi Mary  Zophres   Effetti Luma Pictures  

 


venerdì, 07 marzo 2008

NON E' UN PAESE PER VECCHI(1): IL POSTER PROMETTE

Loca_non_un_paese_per_vecchi

RACCONTA DI: Texas anni ’80. Un uomo andando a caccia lungo il Rio Grande, ha trovato una valigia piena di denaro abbandonata assieme a un mucchio di cadaveri e a una partita di eroina. Decide di impadronirsene, ma viene inseguito da un killer psicopatico,al soldo di un potente cartello  e da uno sceriffo.

NOTE DI MERITO: IN CONCORSO AL 60MO FESTIVAL DI CANNES (2007).

- GOLDEN GLOBE 2008 COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA A JAVIER BARDEM. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR FILM DRAMMATICO, REGIA E SCENEGGIATURA.

- OSCAR 2008 COME MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA A JAVIER BARDEM E MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE. IL FILM ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER FOTOGRAFIA, MONTAGGIO, SOUND EDITING (SKIP LIEVSAY) E SOUND MIXING (SKIP LIEVSAY, CRAIG BERKEY, GREG ORLOFF, PETER F. KURLAND).

 

 

 

                                           -----------------------------------------------------------------------

 

Un uomo corre con il fucile nella mano destra e una valigia in quella sinistra, avvolto dall’ombra, attraverso una terra, dove la maestosità della natura domina incontrastata e la presenza umana è oltraggiosa intrusione: alla bellezza idillica delle montagne e delle pianure si contrappongono dunque corruzione, paura e violenza umane. Il tema è topico: il paese libero dei pionieri conquistatori è stato contaminato dalla civiltà del dollaro e della armi  e ciò che ne rimane è zona marginale di fuga e di esilio, rifugio di banditi e raminghi, dove si è o cacciatori o prede. Il poster infatti riprende in alto due occhi febbrili su un volto bianco cereo che scrutano l’orizzonte, alla ricerca forse della vittima che sta cercando disperatamente di scappare nel deserto.


postato da: spilluzzicando alle ore 09:35 | link | commenti (1)
categorie: cinema, film, manifesto film
mercoledì, 05 marzo 2008

LO SCAFANDRO E LA FARFALLA( 2): ALZATI E CAMMINA!

Lescaphandreetlepapillon_04

Nella presente stagione cinematografica sono tre i film incentrati sulla malattia irreversibile: La famiglia Savage di Tamara Jenkins, Away from Her di Sara Polley e Lo scafandro e la farfalla del pittore neoespressionista prestato alla Settima Arte Julian Schnabel, già autore in passato di opere non eccelse quali Basquiat e Prima che sia notte. La via intrapresa da quest’ultimo farebbe pensare piuttosto a Mare dentro di Amenabar, ispirato alla vita del paraplegico Ramon Sampedro, un mordace pamphlet a favore dell’eutanasia: una persona immobilizzata in un letto per sempre parla di sé agli altri e suscita le loro reazioni. Però a dirigere Lo scafandro e la farfalla è un regista  “dilettante” e un pittore convinto della sacralità della sua missione e questo ne determina in gran parte la prospettiva acriticamente soggettiva, per cui si lo spettatore prova la sconcertante sensazione di ascoltare l’impassibile registrazione delle percezioni slabbrate di un retina inferma e senziente, fonte prodigiosa però di un sublime interiore: lì l’arte ha la sua anima e l’anima è il  miracolo, che consente a Lazzaro la resurrezione che la scienza medica gli nega.

 Trasponendo sullo schermo il libro pubblicato due giorni dopo la morte di Jean-Dominique Bauby, direttore di “Elle”, colpito all’età di 42 anni da una sindrome rara, il regista sovverte  il pietismo con cui siamo soliti considerare eventi analoghi: la lotta eroica avviene non contro il corpo ribelle alla volontà, ma all’interno del corpo ignorandolo e l’introspezione lucida dentro lo scafandro svela il volo della farfalla. Il dolce naufragare nel mare della fantasia liberatrice scoperchia i territori angusti della realtà, ma ha bisogno di stampelle per celebrare i suoi trionfi: la palpebra sinistra è precisamente per Jean-Dominique quello che è la voce per il cantante, la penna  per lo scrittore, il pennello per chi dipinge e lo sguardo della macchina da presa per il cineasta. Nessun artista può essere miscredente, giacché vive all’interno di un universo da lui stesso riassorbito gradualmente e ricreato in forma di specchio di sé: i miracolati di Lourdes e i devoti alimentano la loro fede nella forza invincibile di uno spirito capace di autorigenerazione, di infondere soffio vitale alle statue della Madonna e di creare da sé la propria immortalità, un paesaggio marino in un luogo sperduto dove ateo e credente si confondono..

 Schnabel comunque non tonifica più di tanto la rivincita dello spirituale e non dimentica di  guardare il dramma dal di fuori, affollando la stanza del degente con moglie gelosa e bambini, dottoresse pie ed innamorate del paziente/caso umano, padri e amanti in lacrime al telefono. La deriva nel patetico non fuga nonostante tutto il sospetto di essere dalle parti del dannunziano Notturno, dove la malinconia sfuma nel compiacimento estetico e l’artificio formale si esercita sul frammento onirico e l’amalgama sincero fra il pentito debilitato ed inadempiente e il martire risuscitato si apprezza ma non convince granché.

 

                                  ------------------------------------

TITOLO: Lo scafandro è la paralisi, la sindrome in cui è immerso il protagonista colpito da una rara forma di ictus, la farfalla rappresenta le ali dell’immaginazione con cui egli cerca di sopravvivere.

CUORE: la palpebra sinistra con cui Jean-Dominique che diventa la penna dello scrittore o il pennello del pittore.

 

---------------------------------------------------------------------------------------------------

STELLE: *** nella prima parte del film ascoltiamo e vediamo l’anima in volo di un uomo immobilizzato all’interno della scafandro di un corpo paralizzato totalmente dall’ictus

VOTO/BILANCIO: 6

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 2

         2- coerenza logica, stile di regia: 3

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 5

 

 

 

SCHEDA:

Le scaphandre et le papillon  FRANCIA, USA2007 Produzione  PATHÉ RENN PRODUCTIONS, FRANCE 3 CINÉMA, THE KENNEDY/MARSHALL COMPANY  Distribuzione  BIM (2008)  Data uscita  15-02-2008  Durata  1h e 52’ Genere AUTOBIOGRAFIA  Tratto da  romanzo omonimo di Jean-Dominique Bauby  Regia Julian  Schnabel   Attori Mathieu  Amalric  Jean-Dominique Bauby Emmanuelle  Seigner  Céline Desmoulins Marie-Josée  Croze  Henriette Durand Anne  Consigny  Claude Patrick  Chesnais  Dott. Lepage Niels  Arestrup  Roussin Olatz  Lopez Garmendia  Marie Lopez Jean-Pierre  Cassel  Padre Lucien Marina  Hands  Joséphine Max  von Sydow  Papinou Emma  de Caunes  Impeatrice Eugénie Agathe  de la Fontaine  Inès Hiam  Abbass  Betty Franck  Victor  Paul Théo  Sampaio  Théophile Fiorella  Campanella  Céleste Isaach  De Bankolé  Laurent Zinedine  Soualem  Joubert Jean-Philippe  Écoffey  Dott. Mercier Françoise  Lebrun  Sig.ra Bauby Soggetto Jean-Dominique  Bauby  (romanzo) Sceneggiatura Ronald  Harwood   Fotografia Janusz  Kaminski   Musiche Paul  Cantelon   Montaggio Juliette  Welfling   Scenografia Michel  Eric   Laurent  Ott   Costumi Olivier  Bériot   Effetti Luc  Augereau   Georges  Demétrau  

 


postato da: spilluzzicando alle ore 09:04 | link | commenti
categorie: cinema, film, cinama e malattia, cinema e malattia
martedì, 04 marzo 2008

LO SCAFANDRO E LA FARFALLA( 1): IL MANIFESTO PROMETTE

Loc_lo_scafandro_e_la_farfalla

RACCONTA DI: Siamo nel 1995, quando l’ex-caporedattore di Elle France, il 43enne Jean-Dominique Bauby, viene colpito da un ictus, che lo immobilizza completamente e gli toglie ogni possibilità di comunicare con il mondo esterno. L’unico parte di sé ancora viva, la palpebra dell’occhio sinistro, gli consente tuttavia addirittura di dettare, lettera per lettera, il racconto della sua esperienza, che verrà pubblicato alla sua morte nel 1997

NOTE DI MERITO: PREMIO PER LA MIGLIOR REGIA AL 60MO FESTIVAL DI CANNES (2007).

- GOLDEN GLOBE 2008 PER MIGLIOR REGIA. ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR SCENEGGIATURA E FILM STRANIERO.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2008 PER: MIGLIOR REGIA, SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, FOTOGRAFIA E MONTAGGIO.

 

                                           -----------------------------------------------------------------------

Il poster è diviso in due parti, non nettamente separate l’una dall’altra: un bianco abbagliante, ospedaliero pare soffocare ed imprigionare nella struttura di metallo l’uomo visibile in basso,  per mitigarsi, contaminandosi con qualche nota di colore, grazie all’intervento della donna bionda, l’angelo salvifico della tradizione. Lei si piega, mossa dall’amore disperato, vorrebbe penetrare l’impenetrabile ma a rendere particolarmente angosciante la situazione è la duplice prospettiva: lei guarda e nello stesso tempo è guardata, il medesimo vicolo cieco racchiude occhio e visione e paralizza la categoria verbale dell’attivo e del passivo, ovvero il modo dell’azione in cui si concretizza l’esistenza umana. Eppure non è ancora la morte e il nulla….


postato da: spilluzzicando alle ore 08:43 | link | commenti
categorie: cinema, film, manifesto film
lunedì, 03 marzo 2008

PERSEPOLIS (2): NEL REGGISENO DI NONNA

Persepolis_01

Lo sappiamo dalla notte dei tempi e dai primordi dei sistemi filosofici: viviamo immersi in due dimensioni, la realtà oggettiva dei fatti concreti e l’universo assai più vasto e macchinoso  della mente. E’ la ragione per cui le nostre conoscenze sono la maggior parte delle volte ingannevoli o quanto meno assai parziali cosicché ricordarcelo è merito dell’incantevole cartone animato per adulti Persepolis, ispirato all'autobiografia a fumetti in due volumi dell’autrice iraniana di libri per bambini Marjane Satrapi e realizzato a quattro mani con Vincent Paronnaud: la verità è indubbiamente stratificabile e nella Teheran bidimensionale e buia dello scià prima e degli ayatollà poi così come nella  Vienna sbilenca e bohémienne, dove la protagonista ha il suo apprendistato, la verità non è la cronaca documentata di un reportage e neppure un sintetico percorso di formazione da guardare, impietositi, standone a rassicurante distanza, bensì è un volto deformato, una voce strozzata, un’anima cosciente, ferita e spaventata, insomma un vissuto atrocemente credibile in quanto tratteggiato dalla mano innocente di una bambina/donna, una sorta di Diario di Anna Frank  o di Diario di Nina,  testimonianza, venuta alla luce di recente, del terrore staliniano.

 L’elaborazione artistica  è il risvolto tragico di un’infanzia e di una adolescenza ferocemente negate, ove la vivacità della fantasia non ha altro da trasfigurare ludicamente oltre al grottesco della morte e dell’oppressione: le vittime della teocrazia dei pasdaran diventano birilli, un teatrino di marionette ospita colpi di stato e rivoluzioni, la città- cimitero è una caverna buia dalla cui viscere spuntano spauracchi incappucciati e patetici venditori di cibo in cartocci, e nei grotteschi scenari dell’orrore si aprono miracolosi spazi per i giardini fioriti della fiaba e i fanciulli-ragazzi ridono e ballano danze scatenate. 

 Il passato di Marjane rivive in realtà sotto forma di fotogrammi a carboncino in una Marijane ormai matura seduta nell’aeroporto parigini di Orly, dove i suoi occhi paiono vedere per la prima volta l’azzurro del cielo, la tinta delle pareti e degli abiti dei passeggeri: lo scarto cromatico non è irrilevante, in quanto  consente di individuare il grumo doloroso in cui la pellicola ha genesi, ovvero il senso di colpa di essere sopravvissuta alla propria famiglia e alle proprie genti, di essere ancora viva, lei profuga in bianco e nero in un mondo a colori. Esule sradicata cercherà di rifondare nell’Occidente libero una patria in cui le sia consentito portare i  Penati, la memoria e l’eredità etica di una stirpe nobile di combattenti idealisti estinta nel rozzo totalitarismo teocratico iraniano e ignorata altrove: viene in mente L’Eneide di Virgilio o la letteratura ebraica post-olocausto, anche perché nell’espressionismo di Persepolis è sicuramente scoperto l’appello a un eclettica armonizzazione di cultura europea e tradizione persiana, possibile collante della civiltà di una nuova ed utopica Roma. Il sofferto cosmopolitismo di Marijane ha di fatto le radici in un‘educazione esistenziale ed morale che le consente il confronto critico fra sistemi di pensiero e stili di vita: la mancanza di integrità unifica tristemente gli individui al di là dei regimi politici e dei sistemi  in cui vivono e i vecchi sono in genere più coraggiosi dei giovani, cinici manipolatori di ideologie pretestuose oppure pigri ed egoisti. Sunt lacrimae rerum, le cose  grondano lacrime ovunque, eppure Dio e Marx in alto fra le nuvole invitano insieme a non abbandonare la lotta in nome dei gelsomini profumati nascosti nel reggiseno di una nonna principessa…

 

 

                                  ------------------------------------

TITOLO: Persepoli fu una delle cinque capitali della nota dinastia Achemenide, la cui costruzione non fu mai completata causa l’invasione di Alessandro Magno. Essa serviva per ospitare cerimonie annuali, processioni solenni composte dai rappresentanti delle numerosi genti tributarie dell’impero persiano e la sua architettura imponente, ci dicono le fonti, incuteva paura a chi la visitava. Il titolo allude dunque alla lunga e tormentata Storia di un Popolo, depositario di secoli di civiltà e violenza fatta e subita, e testimonia il sofferto senso di appartenenza da parte dell’autrice del film.

CUORE: I gelsomini nel reggiseno della nonna che emanano profumo in un mondo buio e senza odori.

 

---------------------------------------------------------------------------------------------------

STELLE: ***** la toccante favola della Storia. Non immalinconite i bambini precoci però portandoli e non annoiate quelli normali.

VOTO/BILANCIO: 9+

criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza  è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)

 Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4

         2- coerenza logica, stile di regia: 5

         3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo:  5

 

 

 

SCHEDA:

Durata  95  FRANCIA  2007 Produzione  2.4.7. FILMS, THE KENNEDY/MARSHALL COMPANY, FRANCE 3 CINÉMA, FRANCHE CONNECTION ANIMATIONS, DIAPHANA DISTRIBUTION, CELLULOID DREAMS, SONY PICTURES CLASSICS, SOFICA EUROPACORP, SOFICINEMA, CNC Distribuzione  BIM  Data uscita  22-02-2008  durata 1h e 35’Genere  ANIMAZIONE,Tratto da  personaggi dell'omonima graphic novel di Marjane Satrapi (edizioni Lizard)  Regia Marjane  Satrapi   Vincent  Paronnaud   Soggetto Marjane  Satrapi  (romanzo a fumetti) Sceneggiatura Marjane  Satrapi   Vincent  Paronnaud   Musiche Olivier  Bernet   Montaggio Stéphane  Roche   Scenografia Marisa  Musy