Peculiarità del blog è trovare un filo conduttore fra film e letteratura ed analizzare una pellicola alla stregua di un testo letterario. I film nell'archivio sono ordinati secondo il periodo di permanenza in sala O l'uscita in DVD. L'autore di questo blog è anche autore dei seguenti: http://spettatore.ilcannocchiale.it http://irrealeanacronistico.blog.lastampa.it.la differenza sta nella grafica, nei caratteri, nei colori. Posto anche commenti sul sito di film tv e invio recensioni a cine zone.( www.cine-zone.it) individuale. STELLETTE si riferiscono al giudizio complessiovo della critica: *terrificante **niente di che ***gradevole con spunti interessanti ****buono *****eccellente
Il poster cerca di afferrare come può l’aleatorio concetto di poesia: un colore, una vecchia foto in bianco e nero, il ricordo di un’infanzia felice in compagnia di un cane, pochi versi …ovvero una sguardo di lato, da lontano, da vicino, dal passato, dal futuro e nel presente…un occhio omnisciente, un sorriso fra le lacrime, la consolazione di un dolore ritrovato….
Non è la vita il volto ricamato sul poster a sfondo bianco aggrappato disperatamente a delle figure geometriche: il cinema è il mezzo con cui la memoria armonizza i ricordi, ma essi svaniscono nel nulla e la bellissima donna grida “tienimi con te non farmi svanire nel nulla”..ma poi, nonostante la passione del cineasta Orfeo, l’abbraccio si spezza e lei torna nell’oscurità dell’Ade.
Almodovar è il regista europeo nelle cui tragicommedie rivive con maggior convinzione l’ideale ottimistico del teatro classico dell’humanitas/filantropia, pertanto nella sua ultima controversa fatica non desta meraviglia se il vero movente alla base del mestiere di cineasta sia il riuscire a trovare sempre e comunque un lieto fine a qualsiasi storia: il senso della paradossale metamorfosi del cupo Gli abbracci spezzati nel solare Ragazze e valigie è che lo schermo depura dai residui della malvagità e dell’odio le passioni responsabili del male nel mondo, senza tuttavia negarle; l’estetica è etica, nel momento in cui dà forma cosciente al deforme di natura. Così l’ossessione per il narcisistico sdoppiamento di sé nell’immagine di celluloide è l’ ambiguo demone che domina tutti i personaggi della vicenda e in modo particolare lo stesso autore di Donne sull’orlo di una crisi di nervi clonatosi nel protagonista cieco dalla duplice identità Mateo Blanco / Harry Kaine nonché nel giovane Ernesto, il figlio omosessuale del produttore Martel innamorato senza speranza di Lena l’amante di Mateo: il desiderio o la mancanza di risorse finanziarie non consentono a nessuno l’innocenza, il destino crudele strappa violentemente la felicità ai pochi privilegiati, la dolcezza del ricordo si corrode con il trascorrere del tempo in astio o in rimorso ed è precisamente questa selva inestricabile di pulsioni ed emozioni universali il territorio catartico dell’arte, il laboratorio artigianale del cineasta, il santuario sacro dove le dive del passato e i loro Maestri fanno le loro inaspettate epifanie. Gli abbracci spezzati è inequivocabilmente un sofferto manifesto di poetica, nato forse dalla necessità di ammettere di fronte a se stesso e insieme al pubblico più fedele dubbi e crisi passate: l’innegabile mancanza di fluidità, si ha l’impressione, nasce da una sorta di tormentoso rovello sui contenuti della propria ispirazione: la cecità di Mateo non evoca la consueta doppia vista del poeta veggente, bensì è mutilazione traumatica, una diaframma impedente. Per redimersi non resta ad Almodovar altro che la confessione di un peccato, ma quale? Aver smarrito per strada il lieto fine ovvero la via d’uscita dal dedalo…
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CUORE: la pellicola da ricostruire Ragazze e valigie ossia Donne sull’orlo di una crisi di nervi
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica italiana):. ***Le disavventure di un regista cieco veicolano una riflessione sul cinema e su chi lo fa: molti parlano di uno Almodovar minore.
VOTO/BILANCIO: 7
Criteri soggettivi di valutazione
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: buono
2- stile di regia: discreto
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: sufficiente
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e galleria di opinionisti competenti: www.filmtv.it
Spicca sullo sfondo in bianco e nero come il lampo di un proiettile un titolo strano e per questo evocativo: Tetro è in realtà l’abbreviazione di un cognome e riporta alla memoria la consuetudine dei ricordi legati a cronache familiari di peripezie e luoghi lontani. Un marinaio con una sacca sulle spalle, esule in terra straniera o figliol prodigo, guarda all’interno di un portone, un volto affiora dall’ombra… La pellicola autobiografica di Coppola pare così nella sovrapposizione di immagini adeguarsi al flusso di coscienza dell’autore stesso.
La femme fatale, l’amante appassionata del mitico bandito Dillinger, di cui è immagine speculare, guarda fiera l’avversario che le sta di fronte o il pubblico scandalizzato, sullo sfondo le strade metropolitane illuminate dai riflessi dei lampioni: la vecchia foto di un giornale rivive nella pellicola del regista innamorato delle figure che popolano il suo immaginario.
La convinzione che il male rappresentabile sia più un mito che una realtà anima i notturni di Micheal Mann: i sicari e i loro avversari agiscono in base a una personale visione del mondo e il loro epico vagare sotto le luci della metropoli dormiente fornisce la materia al regista cantore. Sorprende pertanto e un po’ delude in Nemico pubblico la riduzione dell’epopea alla scabra cronaca nera: il bene è l’irrealizzabile miraggio di una giustizia banditesca, il male si incarna in brutali carcerieri di Stato nonché nel sistema dei media che cinicamente manipolati dai potenti creano antieroi da crocifiggere al fine di essere incoronati eroi salvatori. L’incursione nelle tematica contemporanea sull’uso strumentale dell’informazione,, con l’intervento dietro le quinte del burattinaio Hoover/Crudup, il capo della futura F.B.I, disturba l’anima arcaica e cavalleresca del gangster movie: l’inganno e il tradimento subentrano alla sfida ad armi pari, poliziotti e banditi non si guardano più negli occhi, ammirando l’uno nell’altro la propria immagine speculare, il crepitio dei mitra ricopre solamente al cupo silenzio dei soldati e del loro algido condottiero, Purvis/ Bale. L’aedo del crimine tuttavia non può deporre le armi: se leggende c’è, al di là della verità, essa deve alimentare il canto. Ecco allora emergere dai fogli smorti dell’emeroteca l’ombra luminescente di Dillinger/Depp: egli ama e si fa amare, fugge dal carcere, ruba alla banche, è avverso alla malavita organizzata, sceglie come ultimo confidente e messaggero l’onestà anacronistica di uno sceriffo della vecchia guardia, sussurra frasi d’amore in punto di morte, illuso che la vita sia una faccenda romantica, una strada sempre aperta, un Melodramma a Manhattan in cui a lui spetti la parte di Clark Gable. “Io vado dove voglio andare” dice alla bellissima innamorata appena conosciuta e non è che cinema in bianco e nero….
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CUORE: la frase che Dillinger dice a Billie appena conosciuta: “io vado dove voglio andare”
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica italiana):. ***Scarsa attenzione alla psicologica, molto alla composizione armonica del gangster-movie: alcuni inevitabilmente parlano di esercizio di stile.
VOTO/BILANCIO: 7
Criteri soggettivi di valutazione
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: sufficiente
2- stile di regia: buono
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: discreto
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
A cosa si pensa guardando la rigogliosa e allegramente screziata figura del poster? A un albero miracoloso, a una scultura spiritosa ed esibizionista, a una creatura metamorfica, a un alieno calato dallo spazi per farsi ammirare da noi umani. in realtà, trattandosi di Michael Jackson è un suono fattosi immagine, un'anfora ricettacolo di ambrosia uditiva, in sintesi la dannazione prodigiosa dell’artista, l’essere non un chi ma un “cosa”…
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e antologia di spettatori/opinionisti competenti cfr. www.filmtv.it
Perché ci mette i brividi il bambino che ci scruta da occhi adulti e calcolatori immerso in un universo raggelante e grigio filtrato da un severo interno borghese? Il nastro bianco al braccio fa di lui un catatonico soldato, uno zombie dall’anima violata, destinato a diventare domani il nostro carnefice…. La crudeltà della figura penetra a fondo, proprio nell’assenza di immagini perturbanti: Haneke esplora le apparenza del reale, dove il morbo omicida affiora inavvertitamente.
Se Satana e Dio si contendono l’anima dell’uomo, sottraendoci alla lusinga ingannevole dei colori la guerra eterna fra il bianco angelico e il nero demonico è visibile: c’è però un inizio ed è l’istante in cui l’essere umano smarrisce il candore dell’età infantile e la psiche diventa territorio infernale. La fenomenologia della crudeltà gratuita è il centro nevralgico della filmografia di Haneke, ma Il nastro bianco, la sua opera più ardua, ne capovolge lo schema tipico: gli effetti del male fanno da cornice a una tormentosa indagine sulle radici profonde del medesimo. Per sottoporre a verifica la sua ipotesi egli promuove a laboratorio ideale un villaggio agricolo protestante della Germania, alla vigilia della Prima guerra mondiale: l’ossificazione del contesto sociale consente di puntare il dito, senza incagliarsi nelle formule da manuale di teoria politica, sull’educazione repressiva obbligatoriamente esercitata dalle gerarchie di qualunque tipo e di qualunque epoca, sacerdoti o medici, baroni, laeder o semplicemente padri. L’ambientazione in una comunità quasi tribale implica la chiave di lettura antropologica, evidenziando l’inquietante universalità della corruzione perpetrata dalla generazioni precedenti su quelle successive. La malvagità non è innata, tuttavia è tragicamente fine a se stesse: lo zufolo strappato a un bambino, confessioni feroci fra amanti, botte devastanti a un bambino disabile, mani di fanciulli legate ai letti, le carni dilaniate di un canarino e infine l’imposizione del nastro bianco, simbolo di innocenza/ marchio d’infamia agghiacciano lo spettatore, nella nudità dogmatica di valori di cui sono espressione. Eppure la luce penetra ugualmente dentro gli anfratti bui del locus horridus e la fonte non è neppure troppo misteriosa: la memoria e il coraggio di giudicare e di denunciare la verità del maestro-narratore. “Fiat lux” disse Dio ed era il libero arbitrio.
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CUORE: il nastro bianco
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica italiana): ****Un raggelante bianco e nero documenta la genesi del male nell’educazione dogmatica: un villaggio protesta della Germania del Nord fra il 1913-4 fa da laboratorio.
VOTO/BILANCIO: 8
Criteri soggettivi di valutazione
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: discreto
2- stile di regia: ottimo
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: buono
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Il caustico striscione giallo contro il capitalismo non può che promettere una romantica storia d’amore fra lo sciatto saltimbanco Moore e l’uomo nero-America visto di spalle con bandiera a stelle a strisce che nasconde dietro le spalle il sacco di dollaro, trafugato chissà dove e chissà a chi. L’imbroglio perpretato da anni corrode il rapporto, la nevrosi induce alla bulimia il corpo dell’ingannato, costringe alla restrizioni vendicative della satira sbeffeggiante la libertà anarchica dell’artista.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e antologia di spettatori/opinionisti competenti cfr. www.filmtv.it
Il solenne dipinto cristallizza in una posa ieratica e fiera un esercito di guerrieri e i loro condottieri indefessi un istante prima della mitica battaglia delle scogliere rosse immortalata dalla Storia del celeste impero e dai suoi classici: lo spettatore entra in sala come in una pinacoteca e la paura e l’ansia per le sorti dei campioni non è che simulazione, sottile catarsi estetica.
Il bronzeo e il corrusco del fastoso impasto usato per La battaglia dei tre regni dal John Woo di Face/Off seducono lo sguardo, avviluppandolo in un abbagliante rete cromatica, di cui fa parte persino il cinereo macabro dei cadaveri morti di tifo: il film è in effetti la solenne celebrazione di un evento mitico, avvenuto nel 208 d. C., della Storia del Celeste impero eppure la ricchezza coloristica della tela impreziosisce malinconicamente soprattutto la commemorazione funebre dell’epica e dei anacronistici ideali. In controluce affiorano infatti nel continuo duellare di eserciti e di flotte le nobili ragioni sentimentali dei condottieri eroi: la stessa causa della guerra sta quasi celata nella tenda dell’ambizioso e crudele Primo Ministro Cao Cao ed è un delicato ritratto della bellissima Xiao Qiao, da lui amata ancora adolescente e diventata in seguito moglie devota del suo avversario. Ma i segreti intimi di una tazza di tè preparati da delicate mani muliebri sprigionano odori sensuali e visioni ossessive nella mente rude dei soldati in lotta di entrambi gli schieramenti: il bottino non è merce da conquistare o da difendere, bensì l’impalpabile essenza di uno specchio di mare fra i monti, sospinti nell’ombra i bollenti spiriti nazionalistici. Non è una Troia sotto assedio l’oggetto del contendere, bensì la natura che è solidale con chi scruta i moti del vento e della nebbia, nonché con chi interpreta la lingua dell’acqua quando bolle o sa evocare dalla materia grezza mirabili arpeggi in armonia. La pace dell’ordine cosmico la civiltà umana non sa più trovarla, pertanto le scogliere rosse, la scacchiera su cui giocano la partita i campioni, diventano la precaria utopia di una vittoria illusoria: “ Qui nessuno ha vinto” dice il vicerè Zhou Yu, cosciente che astuzia, lealtà e cuore indefesso danno lustro alla Storia dei popoli, ma non la scrivono.
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CUORE: i segreti della preparazione di una tazza di tè
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica italiana): ****il film più costoso del cinema cinese ed è epica.
VOTO/BILANCIO: 8.50
Criteri soggettivi di valutazione
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: discreto
2- stile di regia: ottimo
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: discreto
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
La guerra o la si vede o la si vive e per viverla bisogna vivere in simbiosi con il mezzo blindato che vediamo nella parte superiore del poster attraversare distruggendolo un prato fiorito: una prigionia perfetta senza possibilità di evasione nella quale la vista diventa la messa a fuoco di un bersaglio e Il paese profumato dei cedri diventa Lebanon, il codice di una missione. Restringere l’evento bellico in uno spazio angusto è l’idea orginale che ha consentito al film di essere premiato al festival di Venezia.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e antologia di spettatori/opinionisti competenti cfr. www.filmtv.it
Il fascio di luce di un proiettore invisibile irrompe nel silenzio di una parete buia con una sequenza nel quale un anziano visto di spalle deve contrastare l’attacco di anacronistici aerei: ma è anche la copertina di un libro illustrato con l’immagine più esemplare. Arte e fantasia fanno spettacolo nobilitante di ciò che società e realtà relegano ai margini: le figure non trasbordano dai bordi del riquadro, la ribellione animata si limita all’evasione nell’assurdità del surreale. La perfezione geometrica del poster smentisce però l’anticonvenzionalismo del film, ma è forse inevitabile sottolineatura del virtuosismo artigianale dei laboratori Pixar.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e antologia di spettatori/opinionisti competenti cfr. www.filmtv.it
Dall’ultimo gioiello Pixar-Disney, Up, spira la struggente malinconia della consapevolezza che la vita reale è la negazione assoluta della favola: l’esplorazione di continenti leggendari sepolti in foreste sperdute, popolate da animali parlanti, a bordo di una casa sollevata da palloncini colorati ricava il surplus di energia indispensabile dall’urgenza di riscattare la disfatta di una vecchiaia inconsolabile. Fa’ infatti da premessa al film un altro film, una tragicommedia nella quale si riassume l’ennesima versione del sogno americano infranto: a ossessionare Carl e Ellie è un salvadanaio che, continuamente rotto per tegole da riparare e medicine, impedisce loro l’evasione agognata dalla mediocrità. Se abitassero dalla parti di “Rivolutionary road” la nevrosi avvelenerebbe l’amore coniugale, ma i colori allegri di un cartone prevedono esclusivamente il dolce svaporare della figura femminile cosicché è l’eliminazione anticipata della meritoria protagonista a proiettare l’ombra del lutto sull’impresa, eroica solo in quanto disperata ed inutile in partenza. A legare i destini del vecchio misantropo e del logorroico bambino obeso è però l’istinto di sopravvivere al vuoto di affetti e a una realtà sempre più soffocante dove un frenetico attivismo materializza in vetro e cemento la distopia degli spazi urbani. Sottrarsi a una società di uguali forse è impossibile, forse salvaguardare i valori anacronistici di un umanesimo solidale è possibile solo più nelle pagine ingiallite di un album di vecchi ricordi e per questo i virtuosi artigiani di Up fanno ruotare il loro universo, impreziosito da buone letture, attorno a una morale trasversale, rivolta quindi ad adulti ed anziani, tramite la mediazione del linguaggio infantile -Tanto che lo spettatore disinformato potrebbe pensare di vedere un lavoro di Miyasaki, che evidentemente nell’evoluzione del genere ha lasciato il segno- Il messaggio salvifico ricavabile dal viaggio di Carl e dei suo giovanissimo compagno dagli occhi a mandorla non è del resto cosi ovvio, se ci si chiede cosa portino a casa dalle mitiche Cascate paradiso, oltre a un dirigibile simile al sottomarino del Capitano Nemo di Verne. Probabilmente la scoperta che l’apparenza delle persona e degli eventi nasconde la loro vera natura, e la sorprendente rivelazione che le cose noiose di tutti i giorni sono quelle che restano in mente, a patto di imparare a vivere pienamente…
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CUORE: la casa volante e il dirigibile
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica italiana): ***** Il primo film in 3D della Pixar. Una favola colta sulla vecchiaia, con possibilità di molteplici chiavi di lettura.
VOTO/BILANCIO: 9
Criteri soggettivi di valutazione
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: buono
2- stile di regia: ottimo
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: molto buono
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Un girotondo nel bel mezzo di un magnifico mare color smeraldo: il poster, ossimorico, rievoca l’abbraccio salvifico fra speranza e disperata solitudine. La donna spicca il volo all’interno di uno spazio bianco, così definito, in quanto intercapedine fra morte e vita: attorno a lei nessuno e niente ed il magico rituale evocato dalla sua figura da la profondità di un colore cangiante all’esistenza.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e antologia di spettatori/opinionisti competenti cfr. www.filmtv.it
L’ambigua emancipazione sentimentale del giovane Elliot Tiber, autore del libro autobiografico Taking Woodstock, avvenne in contemporanea con quella del suo Paese, quando in una cittadina di provincia, a nord dello stato di New York, nel 1969, affluirono migliaia di giovani e meno giovani, concretizzando a ritmo di musica per tre giorni l’utopia anarchica di un esistenza disciplinata esclusivamente dalla canzoni, dalla droga e dal sesso: se il tragico nel cinema di Ang Lee scaturisce di solito dall’incapacità degli individui di superare le repressioni coercitive dell’ambiente e dell’educazione, l’umanità gioiosa e danzante nel fango di Motel Woodstock è ancora la frontiera fra l’uomo e la donna di ieri e quella di domani. Confine in realtà mai superato, giacché, tramontata l’illusione della repubblica rock e dei “figli dei fiori”, l’America non andò oltre e molti, fra cui probabilmente il regista taiwanese, conservano il rimpianto per quel salto mai spiccato. Le ragioni di un fallimento generazionale erano già evidenti allora, eppure l’analisi critica non contamina l’esaltazione emotiva irripetibile per rinverdire la quale è giusto far rivivere il mitico evento esclusivamente sotto forma di iniziazione alla vita di un giovane di origine ebree, prigioniero di una madre autoritaria e di un padre troppo mite: la memoria legge le pagine del vecchio diario, rendendo iridescente il passato e rimuovendone le ombre, ma, senza volerlo, avverte il peccato di venalità e di fedeltà al way of live a stelle e strisce nell’arcobaleno screziato dell’allucinogene e nella performance dei corpi nudi. Il dollaro ravviva il fatiscente Motel di famiglia, la mariujana consente appena il buffo ballo catartico sotto la pioggia di papà e mamma e i cowboy arrivano da Brokeback Mountain en travesti, la pistola nella giarrettiera, per partecipare al festoso corteo. La scoperta di se stessi è dunque causale, epidermica, e il cambiamento di costumi e mentalità, lento e graduale, porta con sé rivoluzioni di facciata. Pertanto a fare da controcanto, in piatta giustapposizione, al confuso itinerario di Eliot sono da un lato le citazioni del celebre documentario del ’70 di Wadleigh Woodstock-tre giorni di musica pace e amore e dall’altro lo sfondo della guerra del Vietnam: ossessioni che si depositano nella mente, icone sacre nel lontano futuro dei popoli.
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CUORE: il motel fatiscente ravvivato dal business legato all’utopia e il ballo sotto l’effetto della droga del padre e della madre di Elliot.
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica italiana): ***Ang Lee racconta Woodstock senza far vedere il concento e citando il documentario di Waldeigh del 1970: niente di che, tuttavia divertente e capace di restituire il clima di un evento epocale.
VOTO/BILANCIO: 6.50
Criteri soggettivi di valutazione
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: sufficiente
2- stile di regia: sufficiente
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: più che sufficiente
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Una giovane donna si affaccia da dietro un vetro, la barriera fisica, eppure trasparente che lasciandole intravedere la suggestione di un ipotetico altrove la chiama a sé: lì, in una dimensione temporale altra, sarà possibile, se non vivere almeno conoscere una doppia vita, dove le ore, chissà se una solamente o tante, sono doppie. L’esordio di Capotondi, apprezzato a Venezia, già nel poster promette dunque il noir esistenziale, dove gli eventi sono una blanda eco di stati d’animo, sensazioni ed emozione, che lo spettatore è chiamato a condividere. I fatti reali non sono che deboli riflessi proiettati sulla superficie di un cristallo: la caverna di Platone ovvero l’intuizione del metafisico sposata al feuilleton del giallo.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e antologia di spettatori/opinionisti competenti cfr. www.filmtv.it
Il poster nella sua classica sobrietà preannuncia un film sulla Seconda guerra mondiale e lo stesso titolo Inglorious Bastards è una storpiatura di Quel maledetto treno blindato di Castellari. Ci troviamo cosi di fronte a una “brutta copia di un film già girato e già visto: Tarantino sembra voler attirare sul suo cinema l’accusa di scarsa originalità. Un’arte allusiva quindi che sfida lo spettatore a cercare e a trovare un senso più nell’estetica e nel virtuosismo tecnico che nell’etica e nella verità. Al di là dei confini angusti del reale, la magia dell’inquadratura fa nascere i suoi rigogliosi giardini.
Il trapianto della pantagruelica galassia di Tarantino nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale non può che generare un’esplosione deflagrante nella sala cinematografica: gergo da gangster, erudizione cinefila e grandguignol mandano in fibrillazione le immagini in bianco e nero del documento neutro e i dogmi dell’anarchia immaginativa rivendicano orgogliosamente l’autonomia dalla verità dei fatti. Bastardi senza gloria non merita tanto l’etichetta di film quanto piuttosto quella di manifesto programmatico, fluidamente suddiviso in paragrafi, cosa che per l’autore di Pulp Fiction, ossessionato dalla sua stessa vena ironica, è la prassi: se
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CUORE: la cicatrice della svastica sulla fronte dei carnefici nazisti
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STELLE( il punto di vista prevalente della critica italiana): ***** il cinema riscrive
VOTO/BILANCIO: 8
Criteri soggettivi di valutazione
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: buona
2- stile di regia: più che buono
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: sufficiente
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it