Peculiarità del blog è trovare un filo conduttore fra film e letteratura ed analizzare una pellicola alla stregua di un testo letterario. I film nell'archivio sono ordinati secondo il periodo di permanenza in sala O l'uscita in DVD. L'autore di questo blog è anche autore dei seguenti: http://spettatore.ilcannocchiale.it http://irrealeanacronistico.blog.lastampa.it.la differenza sta nella grafica, nei caratteri, nei colori. Posto anche commenti sul sito di film tv e invio recensioni a cinema zone.( www.cinemazone.it) individuale. STELLETTE si riferiscono al giudizio complessiovo della critica: *terrificante **niente di che ***gradevole con spunti interessanti ****buono *****eccellente
Chi o che cosa sorprende l’uomo e le due donne nel poster ? Quell’entità astratta definita con linguaggio evangelico prossimo tuo evidentemente, che, una volta riconosciuto come tale, costituisce una bussola per orientarsi in un mondo che gradualmente ha perso consistenza e colori. Ma i protagonisti della locandina come devono avvicinarlo, con quale lingua devono parlargli, in cosa devono riconoscersi simili a lui? Ciascuno troverà la sua di risposta, ma comunque è certo che il congiungimento con l’altro consente alla testa di diventare corpo, al frammento spezzato di diventare quadro.
Le anime in pena del film a tesi della regista italo-finlandese Ciccone hanno in comune una patria, che nonostante la diversità di lingua e paesaggio, è la medesima, ovvero l’Europa. Il Colosseo e il sole di Roma, i laghi gelati di Helsinki, l’eleganza e la tradizione illuminista di Parigi, parlano di una Storia di secoli, fatta di barbarie e civiltà, di invasioni ed integrazioni, di conflitti distruttivi e convivenze: eppure è
--------------------------------------------------------------------------------------------------------
CUORE: L’anima del vecchio continente nei paesaggi
---------------------------------------------------------------------------------------------------
STELLE( il punto di vista prevalente della critica): ***film ambizioso frammentario e non del tutto riuscito a cui però si riconosce personalità.
VOTO/BILANCIO: 6
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3
2- coerenza logica, stile di regia: 4
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 3
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Il thriller letterario alla Agata Christie è la cronaca di una partita a scacchi fra lo scrittore e il lettore dove conta lo svolgimento del gioco molto più della vittoria: le mosse del primo portano avanti uno schema preciso, le contromosse del secondo, basate su congetture e intuizioni, cercano di prevenire. I pedoni vanno avanti, re e regina, cavalli, alfieri e torri cadono in campo e spiazzano le ipotesi più plausibili: il piano segreto una volta conosciuto rivela il duello intellettuale, nel quale l’autore vince se sorprende, lo spettatore se non è sorpreso. Quest’ultimo se perde vorrà la rivincita, in caso contrario rifiuterà per il futuro un avversario così prevedibile. Il poster del giallo made in France di Bonitzer Vittime e sospetti disponendo su una scacchiera invisibile bizzarre figurine colorate di calici capovolti sormontati da teste umane evidenzia appunto la natura meramente ludica del crimine nella pagina scritta o sullo schermo: non ci sono cattivi o buoni, assassini o vittime innocenti, ma pedoni costretti da una metaforica pistola a rispettare in un ruolo prestabilito le regole ferree della partita.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Siamo sospesi nel vuoto: ci sarebbe da aver paura, se non fosse per il micetto, superbo della sua lunghissima coda, sbucato fuori dalla porticina luminosa, per tenerci compagnia o per accompagnarci dentro la fenditura abbagliante con una presenza rassicurante e familiare. Noi sicuramente varcheremo la soglia, non sopportando lo smarrimento dovuto alla privazione delle coordinate spaziali, ovvero di un punto d’appoggio per i nostri piedi: lì dove siamo, non c’è avanti né indietro né sopra né sotto, solo l’angosciante trionfo del nulla. Ma come e perché siamo finiti in quella trappola, vittime di chissà quale incantesimo, e che ci succederà una volta imboccata la via d’uscita offertaci? La segnaletica inquietante della locandina indirizza lo spettatore verso il film d’orrore, il gattino invece fa presagire la salvezza magica prospettata dall’etica implicita nello spirito didattico del genere favolistico: la cifra di Coraline e la porta magica è dunque la contaminazione non fine a se stessa, ma finalizzata alla valorizzazione di una lezione da imparare.
Nell’universo parallelo al di là della porta magica si portano bottoni cuciti davanti agli occhi, ma nel nostro di mondo lo spettatore se vuole penetrare la terza dimensione quella dove si allestisce l’inquietante messinscena di Coraline e la porta magica deve mettere occhialini particolari: il dettaglio assume il giusto rilievo all’interno della storia animata, soprattutto in quanto precisazione irrinunciabile di poetica relativa all’utilizzo della nuova tecnologia. Il progresso nel cinema, come per ogni arte e mestiere, è imprescindibile dall’etica: senza questa, è una fonte di luce subdolamente abbagliante, il miraggio di una favola lieta emanato dalle pareti della villa maledetta. Di fatto
--------------------------------------------------------------------------------------------------------
CUORE: i bottoni al posto degli occhi e gli occhialini indossati dallo spettatore
---------------------------------------------------------------------------------------------------
STELLE( il punto di vista prevalente della critica): ****lo spettatore trova qui per la prima volta unite la tecnica della stop-motion e quella del 3D (se si ha la fortuna di avere nelle vicinanze una sala attrezzata). Il virtuosismo formale è comunque funzionale alla trama: scontato il riferimento ad Alice nel paese delle meraviglie in una pellicola che mette in scena paure e fantasie del mondo infantile. E’ la classica favola post moderna rivolta agli adulti: difficile che un bambino sotto gli undici anni si diverta.
VOTO/BILANCIO: 7+
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3.50
2- coerenza logica, stile di regia: 5
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 3
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Il segnale di pericolo posto di solito prima della incroci e dei passaggi a livello, con la raccomandazione di guardare da entrambe le parti- il titolo originale-diventa nel film un precetto comportamentale pragmatico in vista dell’unica forma di saggezza perseguibile dall’uomo: la vita è un alternarsi ininterrotto di disgrazie ed amori, per parafrasare il titolo italiano, e in un mare ambiguamente oscillante fra tempesta e bonaccia il timone della barca deve essere mantenuto in equilibrio ogni giorno. Una visione del mondo in realtà non particolarmente originale, che la regista australiana Sara Watt si propone però di rinvigorire con l’affollamento e con l’incrociarsi di situazioni paradigmatiche visibili in filigrana nell’azzurro vivo dello sfondo. Il tema del bivio convergenza tragica di destini speculari o occasione di esperienza dopo Crash di Paul Haggis è diventato topico al cinema, ma sarebbe il caso di citare il bellissimo romanzo di Thorton Wilder del 1927 Il ponte di San Luis Rey.
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Le due donne, data la diversa età, sono madre e figlia e dovrebbero essere legate da un rapporto d’amore: invece il titolo in basso avverte lo spettatore che tale sentimento è nascosto, ma dove e perché? La domanda è a tal punto assillante per le protagoniste del poster da far sì che tutto il resto sia una realtà sfocata, ininfluente nel determinare le loro persone. Veniamo al mondo per trovare l’amore di qualcuno e per darlo, se questo non c’è o ci resta celato, naufraghiamo: esseri alla deriva paiono le due figure della locandina, una luce forte, quasi abbagliante, svela le pieghe dei loro volti e la cinepresa sarà una macchina della tortura.
Una donna devastata dalla malattia mentale e un foglio bianco su cui razionalizzare scrivendo il proprio inferno interiore costituiscono il preambolo stilistico e contenutistico del film di Capone, tratto da un romanzo di Danièle Girard “Madre e ossa”: le parole sgorgano dagli abissi dell’animo, formano un vortice distruttivo, aprono la strada alla radiografia della psiche ulcerata e nel contempo ridicolizzano la scienza medica e le promesse di guarigione. Nella nudità della pagina spoglia la mente registra i fatti di un’ esistenza del tutto anonima disponendoli attorno a un’unica passione totalizzante: l’odio di Danielle/ Huppert per la figlia Sophie/Laurent. Un taccuino improvvisato in cui si riverberano a loro volta la disaffezione tirannica per una madre ingrata della giovane Sophie e i dubbi irrisolti sul senso delle proprie scelte di vita e professionali della psicanalista dott.ssa Nielsen/ Scacchi: una galassia femminile ruotante attorno a una pura astrazione, ovvero alla sacralità di una maternità ideologica con cui la realtà corporale e quotidiana dell’essere madre è costretta a scontrarsi. Il dramma di Danielle prima che spirituale è infatti fisico: la creatura che porta in grembo è per lei una lacerazione brutale debilitante e il trauma della mutilazione continuerà ad alimentarne l’immagine vivente e il conseguente tormentoso senso di colpa.
C’è nella cronaca di una famiglia l’istituzione di un territorio neutro dove genitori e figli al di là dei rispettivi ruoli diventano persone, ma questa è o dovrebbe essere la norma: l’Amore nascosto colloca al contrario in un palcoscenico scabro gli effetti di una patologica autodistruzione.
Capone, regista teatrale, si muove a suo agio in una pellicola più recitata da archetipi che vissuta da individui, nella quale lo spettatore condivide con i personaggi un campo visivo ristretto determinato dal congelamento nei rispettivi ruoli. Danielle, Sophie e la psicanalista vedono in uno sfocato bianco e nero cose e persone, passato presente e futuro. Il vuoto interiore inevitabilmente nutre se stesso e forse nella pace di una tomba solamente madre e ossa diventeranno tutt’uno.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------
CUORE: i fogli bianchi su cui Danielle scrive la sua storia
---------------------------------------------------------------------------------------------------
STELLE( il punto di vista prevalente della critica): ***stilisticamente non originale il film viene apprezzato per il coraggio nell’affrontare il sentimento ambivalente della maternità, affidandosi all’interpretazione della Huppert.
VOTO/BILANCIO: 6-
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3.50
2- coerenza logica, stile di regia: 3.50
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 2
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Il lucore vuoto del poster promette sorpresa assoluta: il contenuto, stando al titolo, è troppo blasfemo perché vi si possa alludere con le immagini della locandina. L’eclettismo esibizionista di Madonna chiama a raccolta i suoi fan…
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Un buffo ometto in tuta blu da meccanico se ne sta seduto con una lattina in mano davanti a un pompa di benzina: sembrerebbe la versione povera del saggio imperturbabile di fronte agli eventi, di cui parlano i filosofi antichi. Tuttavia quello che vediamo non è la realtà, bensì una percezione distorta ed edulcorata di essa: l’uomo infatti fa pensare a un fanciullone inconsapevole ed è lui a fare da filtro al vero, fino a dare al mondo grezzo che gli sta attorno i colori allegri di un cartone animato per bambini. Nel poster nulla disturba la creazione individuale dell’idillio dipinto: però, se si osservano i dettagli, si avvertono chiaramente i sintomi del disagio e dell’emarginazione. Il cartello dice “aperto”, ma nessuno si ferma, e se qualcuno è arrivato non ha lasciato nulla se non i resti per terra della birra bevuta.
Josie/Pat Shortt è un disadattato che lavora a una fatiscente pompa di benzina in un paesetto dell’Irlanda, nel quale termini come terzo millennio ed Europa unita non hanno senso: lì il ritmo dell’esistenza si è sempre pacatamente adeguato al ciclo eterno delle stagioni, tanto che per non violarne l’arcaico isolamento persino i binari del treno si interrompono bruscamente prima di entrarvi. Uno spopolato avamposto di confine fra il deserto e la civiltà, dove i gas di scarico non contaminano le meravigliose metamorfosi cromatiche del cielo e dove il ritardato, protagonista di Garage, trova qualcuno con cui passare tranquille serate al pub o starsene seduto a conversare in riva al lago o sul retro della sua polverosa officina: eppure è proprio la purezza estraniante dell’orizzonte a smuovere nello spettatore un senso di disagio profondo, molto più dell’emersione del dolore latente della piccola comunità e del medesimo Josie. Di fatto anima il lungometraggio una sorta di pessimismo cosmico leopardiano in base al quale la sofferenza subita e inflitta parifica condizioni e differenze di età e di specie: non ci sono alternative al fare del male e a subirlo, a essere cioè nel contempo vittime e carnefici. Tradimenti, rancori, affetti non ricambiati e fraintendimenti fanno marcire nella desolazione gli animi, un buon padre di famiglia fa strage di cuccioli appena nati e l’innocuo Josie tortura a morte in un secchio le anguille pescate: la tondeggiante figura dello zoppicante”idiota”, icona, come da tradizione, di bontà incondizionata e generosità, è dunque la patetica attestazione del fatto che malvagità e innocenza si confondono in una tragica inconsapevolezza. Se l’umanità non è colpevole della sua stessa Storia, non resta che alzare lo sguardo verso il cielo patrigno ed impassibile al pianto del cavallo legato a un copertone in mezzo al prato.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------
CUORE: la sequenza in cui Josie racconta di aver pescato della anguille e di averle fatte morire torturandole in un secchio.
---------------------------------------------------------------------------------------------------
STELLE( il punto di vista prevalente della critica): *** film “da festival”: lo scemo del villaggio e l’indifferenza di una piccola comunità dell’estrema provincia irlandese.
VOTO/BILANCIO: 7
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3.50
2- coerenza logica, stile di regia: 3.50
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 4
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Gli abissi più profondi del cosmo non sono una terra sconosciuta, ma hanno le fattezze della nostra psiche: li abitano creature conosciute da secoli, materializzazione di fobie ed allucinazioni. Per neutralizzarli li abbiamo ospitati nelle nostre storie, abbiamo affidato loro i nostri rudimentali schemi etici, e una volta vinti, mandandoli provvisoriamente in letargo, razionalizziamo il potere, ben inteso consolatorio e ludico, di logica e cuore alleati. L’enfatizzazione ritrattistica del mostro è dunque la via d’ingresso a film chiaramente di genere quali Terminator salvation
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
La felicità non sfiora la condizione umana, è solamente il presagio di un colore o una frase fatta: due corpi nudi, un uomo e una donna oramai anziani, teneramente legati da un rapporto fisico, vivono dentro una sorta di acquario cromaticamente connotato da un viola intenso ed è come se danzassero illuminati da luci psichedeliche abbaglianti. La sensazione di vivere al settimo cielo -il titolo originale “nona nuvola” corrisponde all’italiano settimo cielo-li avvolge in un paradiso artificiale e li separa dal mondo smorto delle convenzioni e della abitudini. L’uomo sorride dimentico, la donna invece appare turbata dal senso di colpa per ciò che ha abbandonato al di là di quel letto: è lei la coscienza critica disturbante della coppia, lo squarcio nel velo dell’incantesimo.
In Wolke 9 Inge/Ursula Werner, la sessantenne innamorata come una ragazzina dell’amante settantaseienne, in viaggio in treno con il marito, guarda dal finestrino la campagna e scoppia in lacrime: è il momento in cui scatta in lei la consapevolezza di quanto incommensurabile sia la distanza fra la natura e la condizione umana e di come il sesso consenta di colmarla solo ingannevolmente. Poco prima l’amico le ha fatto ammirare una maestosa pianta secolare: i rami rivolti al cielo, il disegno di un tronco adagiato in mezzo a un parco, imperturbabile al trascorrere degli eventi, sono l’immagine di una serenità a loro preclusa. I corpi di uomini e donne con gli anni cadono a pezzi, stanno in piedi a fatica e per farlo hanno bisogno di sostegni materiali o di farmaci psichici. La pellicola di Dresen, uno dei talenti più interessanti del cinema tedesco attuale, fa scaturire l’azione drammatica precisamente dal dialogare muto e ininterrotto dei corpi, imprigionati in interni asettici: la nudità imbarazzante e goffa di Inge, del marito Werner/Horse Rebberg e dell’amante Karl/ Horst Westphal, l’immobilità demente del suocero nella casa di riposo, l’espressione forzatamente stolida dei volti del coro amatoriale e quella inerte di una coppia di pensionati davanti alle notizie del telegiornale. Una clausura esistenziale e sociale da cui gli “stupidi” incoscienti, quali la protagonista del film, tentano disperatamente l’evasione, nel caso se ne offra l’occasione: la felicità è un incontro inaspettato, forse l’ultimo, sotto il temporale, ma l’esaltazione di un istante è egoistica indifferenza verso la sofferenza altrui o rimorso incancellabile . Nessuno di noi è un albero.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------
CUORE: la pianta secolare mostrata da karl a inge e i corpi umani.
---------------------------------------------------------------------------------------------------
STELLE( il punto di vista prevalente della critica): ***storia di un’attrazione senile: si ammira molto lo stile minimale “tedesco”, ci si commuove cosi così alla vicenda.
VOTO/BILANCIO: 7-
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 3
2- coerenza logica, stile di regia: 4/5
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 3
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
La raffigurazione di un delirio orgiastico colpisce duro il nervo ottico dello spettatore, lusingandone però nello stesso tempo le reminiscenze iconografiche: in un anti-eden orgiastico il groviglio di anime dannata divorate dalla radici mostruose formano un talamo deforme per l’amplesso della donna: migliaia di mani si protendono verso la sua nudità, mentre il corpo sotto di lei la tiene avvinta. Il sesso in stile Dorè e Bosch evoca le sotterranee fobie del maschio- e dello stesso regista appena emerso dalla depressione- nei confronti della femmina vittima e carnefice, forse identificabile con l’Anticristo: la suggestiva locandina rende lecito però il sospetto da parte dell’ideatore del “dogma
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Una donna bacia appassionatamente un uomo e il suo volto è un’ombra evanescente, perduta totalmente nel maschio indifferente, illuminato da una luce che pare portarlo lontano dalla scena e conferirgli l’aureola di personaggio storico immortalato da pittori e scultori: le mani di lui stringono il collo di lei, come se volesse sopprimere il fastidioso ingombro, tuttavia il quadro fa pensare a una morte volontaria, gesto estremo di passione folle per il carnefice tiranno. Gli eventi sveleranno poi la vera identità di lui, mediocre imbonitore di folle e consentiranno la parziale riparazione di un busto abbattuto con violenza.
Il cinema cromaticamente cimiteriale e psicanalitico di Marco Bellocchio continua in Vincere a ribadire che senza l’assassinio dei padri non si diventa adulti e la diagnosi, considerata la “res italica” attuale, pare persino cogliere nel segno: il cosiddetto carisma dei dittatori o dei laeder che ne hanno le sembianze ha le radici nell’invasamento adolescenziale dei loro popoli, i quali però finendo con l’essere ossessionati da una figura ingombrante e poco riconoscente si trasformano primo o poi in carnefici. Tra la venerazione cieca di una folla adorante, lo struggimento di un’amante non ricambiata e la frustrazione di un figlio abbandonato il collante è il dominio sulla realtà dei fantasmi creati dalla mente, il che consente all’autore de Il regista di matrimoni di sfruttare la patologia erotica di Ida Dasler/Giovanna Mezzogiorno come chiave di lettura della Storia italiana del secolo appena trascorso- Gadda in Eros e Priapo o in Quer pasticciaccio brutto di Via Merulana diede un’interpretazione più o meno simile del Ventennio: eventi e persone non sono semplicemente raccontati, bensì vengono filtrati dalla passione irragionevole ed esemplarmente totalizzante della protagonista, nell’ottica del clima e della cultura futurista dell’epoca. Mussolini/Filippo Timi evoca pertanto nella prima parte del film un Prometeo ribelle ed affascinante, mentre, applicando alla lettera i dogmi di Marinetti, lancia la sfida a Dio e alle convenzioni borghesi: nella seconda parte è uno spettro evanescente, destinato a confondersi nel Duce del Concordato con la Chiesa e nell’immagine raggelata dei cinegiornali. Significativo che la ripresa in parallelo crei un legame solidale fra la sensuale Ida nel cortile del manicomio e la contadina Rachele autosegregatasi nel pollaio di Villa Torlonia: del resto la visione di una galleria di donne dal volto devastato dallo nevrosi interrompe la narrazione nei momenti di tensione, come un dolente canto di inutile opposizione allo scorrere inesorabile dei fatti.
I manifesti programmatici e i movimenti sono pretesti che permettono agli uomini di indossare una maschera adattabile alle circostanze e funzionale al perpetuarsi delle gerarchie della società patriarcale: le donne delle circostanze sono invece silenziose vittime, nelle loro lettere gettate dalla finestra al vento resta l’eco del verso del poeta rivoluzionario Majakovskij” Ascoltate!/ Se accendono le stelle,/ vuole dire che qualcuno ne ha bisogno?”
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
CUORE: la sequenza in cui Ida getta le lettere dalla finestra.
---------------------------------------------------------------------------------------------------
STELLE( il punto di vista prevalente della critica):**** Un melodramma dal ritmo futurista declinato alla maniera di Bellocchio
VOTO/BILANCIO: 8
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 4
2- coerenza logica, stile di regia: 5
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 3.50
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
Un tenebroso demone oscura
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it
L’esplorazione della mitica Entreprise attraverso l’universo è un’astrazione possibile nei territori fantastici della fantascienza: la locandina riproduce stilizzandola la situazione tipo del serial televisivo, uno spazio bianco, la cabina di pilotaggio dell’astronave, con fenditure che consentono, circoscrivendolo, l’illusoria visione del cosmo e la sensazione di camminare nel bel mezzo delle stelle. Ma dov’è finito l’equipaggio? Forse è in viaggio fra le galassie alla scoperta di nuovi mondi: un bel dì vedremo la nave aprirsi la via fra gli astri per raggiungerci, il suo arrivo risveglierà l’annoiato firmamento, i racconti della sue favolose esperienze tra i pianeti saranno i sogni dell’umanità assopita nel buco nero della quotidianità.
Siamo a maggio del 2009 e distratti dalla curiosità più che dall’ansia di sapere come l’equipaggio della mitica Entripise riuscirà a cavarsela nel primo cimento con il nemico consideriamo fuori luogo porci una domanda quasi filosofica: il tempo umano è un bruscolino insignificante rispetto all’esistenza presumibilmente eterna dell’universo, cosicché la questione è se abbia un senso parlare di futuro e di passato nonché di progresso e regresso. Eppure la malia sottile sprigionata dal prequel di J.J.Abrams della nota saga televisiva consiste nell’ironica capacità di neutralizzare dubbi e paure, senza eluderli: quando e dove si svolgono gli eventi raccontati? Primo o dopo la nostra epoca oppure ai nostri giorni in qualche galassia lontanissima da noi? Le avventure degli eroi della nave spaziale hanno una data, ma è pura convenzione: in realtà siamo in un mondo dai connotati vaghi tecnologicamente evoluto, in cui però crociati medievali vagano tra le stelle per proteggere gli inermi e per preservare la sapienza secolare dei pianeti confederati e il potere, pare di capire, è nella mani di una casta militare sentenziante davanti ad assemblee di sudditi soldati riuniti in emiciclo.
Per essere cavalieri degni della missione salvifica, occorre comunque superare l’ostica prova d’iniziazione consistente nel riconoscere il valore dell’avversario e nell’accettare i propri limiti: l’individuo realizza se stesso sottomettendosi alla collettività ed è la strada impervia percorsa sia dal ribelle e impulsivo terreste Kirk/Chris Pine sia dall’introverso e intellettuale venusiano Spock/Zachary Quinto. Entrambi, posta la genuinità delle loro intenzioni e della loro natura, devono con fatica scoprire quanto impulsi e logica siano complementari. L’alternativa è la solitudine apolide del loro avversario, il romoliano sopravvisuto Nero/Eric Bana, destinata a essere sconfitta dalla forza del gruppo finalmente compattato dal rapporto amicale.
J-J. Abrams, l’apprezzato creatore di Lost, dà il gusto peso all’analisi delle personalità subordinandole con abilità alle convenzioni del genere e senza tradire la serie televisiva di cui il lungometraggio attuale aspira ad essere impostazione etica e psicologica: esemplare è la conflittualità del tormentato Spock, rappresentata tramite il confronto edificante con l’altre ego proveniente dal futuro, Leonard Nimoy. La storia così circoscrive la morale nella cabina di pilotaggio delle Enterprise con il panorama del firmamento sullo sfondo: la ragione va dove il cuore la porta…
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
CUORE: il rapporto burrascoso fra Spock e Kirk
---------------------------------------------------------------------------------------------------
STELLE( il punto di vista prevalente della critica): ***effetti speciali al punto giusto, gradevole anche per chi non conosce la nota serie TV.
VOTO/BILANCIO: 7-
Criteri soggettivi di valutazione(minimo 1-massimo 5 (il voto10/10 che nella prassi scolastica simboleggia l’eccellenza è la risultante del massimo nelle tre voci- il voto 6/10 che rappresenta la sufficienza è la risultante di un 10 raggiunto complessivamente sommando le tre voci)
Voci: 1-originalità di situazioni, personaggi e visione del mondo: 2
2- coerenza logica, stile di regia: 4
3-leggerezza, ritmo, impatto emotivo: 5
Per trama, trailer, galleria di immagini, scheda tecnica e critica: cfr.www.cinematografo.it, www.mymovies.it e www.filmtv.it